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- Scritto da Michele Rubin (Wolf)
Una gradevole scampagnata su due ruote vestiti un po’ strani.
Alle porte di Milano, c’è un paesone, si chiama Abbiategrasso. In via Novara c’erano due vetrine, belle grosse, con il telaio verde a cingere uno schermo di vetro che mostrava in “full hd” quelli che erano i sogni di noi bambini nati a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Sopra la vetrina troneggiava una scritta semplice, la mia memoria mi dice rossa, ma non lo giurerei. MOTO GUZZI.
Abbiamo imparato a conoscerlo questo Covid19, o meglio abbiamo imparato a conviverci seguendo le indicazioni che gli “esperti” ci davano via via in un susseguirsi di regole e decreti, anche se a volte incomprensibili, in alcuni casi illogici, comunque da seguire per cercare, soprattutto, di sopravvivere.
Dai, diciamolo l’avevamo data per estinta questa cilindrata, quella ¾ di litro che ha dato tanto al motociclismo degli anni passati e in un attimo è stata buttata via a favore dei 1000cc e non è stata nemmeno onorata di essere presa in considerazione quando la MotoGP ha tentato il passo indietro con gli 800cc.
Vi ricordate che l’anno scorso vi avevo parlato de “Il Luciano” mettendo sempre l’articolo davanti al nome da buon Milanese che sono.
Non c’era dubbio che quella situazione fosse improbabile, ma nella vita non puoi mai sapere cosa ti capita. Io e Brad ci eravamo conosciuti in un bar mal frequentato della Milano di periferia dopo una giornata di EICMA 2018, dove lui si aggirava in cerca di idee per la prossima moto.
Da un po’ mi hanno coinvolto nel fuoristrada, o meglio mi hanno portato a spasso sopportando le mie incapacità e con pazienza mi aspettano e mi lasciano il tempo necessario per percorrere quel sentiero o quel percorso.