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Sabato, Sab Mag 2020
  • Bamboccio da moto

    Il titolo sembra polemico, rivolto a qualche tipo di motociclista stupido, ma ahimè per voi è solo un titolo affettuoso. Dopo tanti anni mi ritrovo ancora sulla strada, sotto al culo la solita vecchia compagna che ancora sopporta la mia dubbia capacità motociclistica, ma forse si è abituata, almeno così mi consolo.

  • EICMA: Walking on the wild side

    Ve la ricordate la canzone del grande Lou Reed? E' una delle canzoni che più rispecchiano la voglia di anticonformismo del rock, con quel testo così dissacrante, nitido e trasparente che racconta la storia da marciapiede e droghe in maniera molto esplicita,  con gli occhi di quegli anni 70 così impazziti.

  • El-duro da En-duro

    Non ho nessuna intenzione di prendere in giro gli enduristi da strada, o meglio i nuovi viaggiatori se si può dire così, ma io provengo da quella terra di mezzo... dal quel periodo di mezzo tra i vecchi enduristi, quelli davvero da sterrato, e quelli nuovi che in realtà di terra ne hanno vista ben poca, in cui tutti si viaggiava belli carenati.

  • Fammi passare!!!

    Lo abbiamo pensato tante volte dentro al casco, in qualche lunga fila, o forse per sorpassare una singola macchina, noi più veloci, più rapidi, più snelli mentre cerchiamo di farci strada nella noiosa routine della vita automobilistica.

    E’ capitato a tutti di trovare poi quelle code, quei blocchi, quegli spazi angusti, ma anche quegli automobilisti un po’ distratti, un po’ antipatici, ondeggiare nei dintorni della linea di mezz’aria, senza concederci lo spazio per abbandonare la lunga e noiosa serpentina. Certo, la nostra larghissima famiglia non è sempre tra le più corrette, a volte siamo portati a pensare che i centimetri sono metri, che lo spazio già occupato per buon diritto del codice della strada sia nostro per qualche divina discendenza, ma quelli sono altre faccende.

  • I salotti buoni del Motor Bike Expo

    Anno dopo anno sono i salotti buoni del Motor Bike Expo che hanno creato un immaginario speciale delle officine che in giro per l'Italia battono ferro e cuciono cuoio. Difficile immaginare oggi un'officina di customizzazione, specialmente se di café racer, che non abbia un salotto all'interno dei suoi locali, colpa o merito degli stand del Motor Bike Expo; sta di fatto che i poveri customizzatori sono costretti a trovare un paio di poltrone dal rigattiere, un pallet per farci un tavolino, due quadri con un bulldog vestito in doppio petto e Teomondo Scrofalo, 4 libri consumati ma mai letti da nessuno, pena che un possibile cliente potrebbe pensare di essere in un'officina di serie B.

  • Il "Giallo" Valentino

    Se dovessi proprio scegliere preferirei un bel Giallo onirico di Valentina, la protagonista erotica dei fumetti di Crepax e dei telefilm con Demetra Hampton, ma qualcuno dice che su di noi una bella moto ha lo stesso effetto della bell'attrice tra le lenzuola... mi sembra eccessivo, che dite?

  • Il risveglio degli ANTA

    Eravamo in tanti poco più che trentenni quando scoppiò il boom della moto, i forum su internet favorivano l'aggregazione a distanza e i ritrovi, le due ruote erano già "social" all'epoca, e in tanti si sono messi una motocicletta nel box, vuoi per vera vocazione, vuoi per quel tiro artificioso che ciò che è di tendenza crea nell'animo delle persone, la sensazione di non poter fare a mano di qualcosa, o addirittura appartenere a qualcosa.

  • L'amore per le moto è ruvido!

    Non me ne vogliano gli amici guzzisti, in fondo sono uno di loro, quando ho dovuto scegliere “la prossima moto” l’unica cosa a cui ho dato retta è stato il cuore, o forse più le budella, che ha scelto una creatura di Mandello del Lario, un attrezzo tutto muscoli e poco cervello, una moto che solitamente dovrebbe avere una patente tutta a sé, ma che viene venduta anche ai poco di buono come me.

    La passione dei motociclisti è davvero unica, colorata, priva di senno, oltre il tifo calcistico, qualcosa che sprizza amore per le cose più insensate. La Severa qui in foto è su base Moto Guzzi V11, credo il canto del cigno per il vecchio bicilindrico a V di 90 trasversale, quello mosso da aste e bilancieri come da progetto originale, due grossi pugni ai lati della moto che menano come fabbri. Beh ve lo posso dire senza  vergogna, è tutto fuorché piacevole da guidare. E’ ruvido, è scorbutico, scalcia come un mulo in scalata, tirando su i giri il cambio diventa duro e impreciso, il cardano di vecchia generazione fa sculare il posteriore della moto più di una di quelle donne a bordo strada, ed è assetata… molto assetata, gli versi un bicchiere e lei lo ha già trangugiato tutto d'un fiato. Vecchia ubriacona!

    La passione arriva però tutto in un momento, quando aperto un volume sulla storia della casa di Mandello del Lario, cerco e arrivo finalmente alla pagine sulla Moto Guzzi V11, che ha sempre impressionato per essere forse la progenitrice di tutte le muscle bike. La passione è tutta lì, mentre il volume e il suo autore declamano la maneggevolezza della moto e l’erogazione progressiva del motore. Mi volto… la guardo sorridendo, le dico "non puoi essere tu" e penso che soltanto un pazzo innamorato poteva immaginare che appendendo il motore di una macchina ad una putrella da cantiere poteva pensare che potesse uscirne una moto agile e progressiva. Ben si intenda, le moto di Mandello del Lario di oggi sono altrettanto fascinose, ma anche compagne meravigliosamente trattabili. Ma lei no!

    Mi immagino tre ingegneri giapponesi che si trovano una moto così tra le mani, discutono animatamente fitto fitto su tutti i problemi della moto, e di quante cose dovrebbero essere sistemate prima di metterla in strada, per la sicurezza e il confort del motociclista. Uno probabilmente sceglierà di fare harakiri. I tre italiani di Mandello del Lario invece si devono essere dati delle gran pacche sulle spalle al motto di “oh quando molli il gas se non stai attento il culo va tutto da una parte” e via una risata, oppure “se ti viene in mente di aprire il gas in piega e non ci stai attento si ribalta” e via un’altra risata. Probabilmente hanno pensato di aver creato un’opera d’arte. Punti di vista.

    Mi volto… la guardo sorridendo… e penso ma quanto è bella! Stronza! Forse è amore.

    Wolf

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  • La Superbike rovinata

    Un dubbio atroce che si insinua nel loro cuore di motociclisti un po’ bambini: “vale la pena attirare le ire della principessa di casa per guardare Superpole, Gara1, Gara2 e Gara 1 emmezzo?”. Quattro round alle spalle e campionato già finito. E’ quanto gli appassionati della Superbike si trovano come risultato di tanta attività regolamentare. Guardando il topolino Rea, è sfuggito l’elefante Ducati!

  • Maniaco del CONTROLLO

    Non so bene quando ho sviluppato questo "difetto", almeno così lo definirebbero in molti, ma di questi tempi in cui sono impegnato in diverse attività, il cervello mi va in tilt quando qualcuno cerca di togliermi il controllo, mi dice che è lì per decidere al mio posto.

  • Miraggio di una moto di mezza estate

    Le vedo ormai a tutte le piazzole di sosta, le vedo che mi salutano, le vedo sorridenti e procaci nelle loro divise molto succinte, sono le Monster Energy Girls, le bellissime ragazze che solitamente sono riservate solo ai grandi campioni della MotoGP, come quel francese del team Tech3, Johann Zarco, oltre alle ragazze ha anche la coppa del mondo, tzè!

    Ma oggi è un giorno diverso, è un giorno speciale, non è difficile capirlo, ad ogni piazzola ce ne sono un paio che aspettano un motociclista, con l’ombrello e una borraccia gelata del drink energetico, sorridono, ammiccano, le pelle lucida e abbronzata, ma a nessuno viene mai da chiedersi se sono vere? Certo, la tentazione di fermarsi è forte, in questo pomeriggio d’estate il sole batte a picco sul casco, nell’aria ci sono 35 gradi, l’asfalto della tangenziale di Milano è rovente, lo vedo anche nello sguardo dell’uomo delle gomme vicino alle ragazze, che con il suo termometro sta misurando la temperatura a terra… scrolla la testa sconsolato… ci saranno 50 gradi, spero di arrivare a destinazione prima di finire le gomme, non ricordo che mescola ho montato.

    Ah mondo cane, l’aria è calda e questi camion l’arroventano ancora di più, passando vicino alle auto che procedono a passo d’uomo sento le ventole che sbuffano come cagnacci affaticati con la lingua a penzoloni. Che tentazione, fermarsi alla prossima piazzola, vedo già altre due ragazze con il body strizzato, il sorriso scintillante e la bibita gelata. C’è anche un altro uomo delle gomme, somiglia a quello di prima, anche lui scrolla la testa, mi sa che non ce la faccio, ma ci provo.

    Un altro rallentamento, poi si riparte, poi ci si ferma, e l’asfalto entra con il suo caldo nei vestiti, nei pantaloni, nella giacca, sudo, ho caldo, e come fanno queste ragazze ad essere così perfette, non hanno caldo, non sudano, la pelle abbronzata, ammiccano, ma devo continuare, mi sembra di stare in uno di quei libri di Stefano Benni, c’è anche un camionista a due teste che mi fissa dal finestrino, è la strana umanità di cui parlano sempre, quella che incontri solo in tangenziale. Cose che accadono solo d’estate.

    Alla fine ce la faccio, arrivo a destinazione con la sensazione di aver fatto una sauna, un bagno turco. Non mi sono fermato dalle ragazze Monster Energy, spero non si siano offese, magari una di loro mi avrebbe dato anche il suo numero, ma quello sarebbe stato il SOGNO di una moto di mezza estate, questo è solo un MIRAGGIO.

    Wolf

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  • Molto rumore per nulla!

    Avete in mente l'immagine di quando Gatto Silvestro cerca di passare inosservato in mezzo a un recinto di cani e quelli si svegliano tutti nello stesso momento? E' un po' come mi sentivo io quando mi sono unito al primo gruppo motociclistico tanti anni fa, dove ho conosciuto anche gli attuali compari di avventura, due ceffi che già all'epoca promettevano niente di buono.

  • Moto Guzzi e il tassello mancante

    Il titolo sembra più quello di una puntata di Topolino o di Paperone, ma è quello più azzeccato dopo la presentazione della nuova V85TT. Da quando la nuova adventouring della casa di Mandello del Lario è stata presentata, i like sui social hanno scalato il contagiri più veloci di una motogp.

    Eh cari vecchi cuori guzzisti, tanto tempo a sognare il grande ritorno sui palcoscenici mondiali, tanto tempo a sognare quell’aquila tornasse nel cuore di tanta gente, e tutto è diventato reale con una endurona, forse uno dei modelli più insoliti per la casa di Mandello del Lario.

    Dal passaggio a Piaggio la nostra guzzona ha fatto tanto cambiamenti, ha cambiato cuore, rivedendo l’architettura dei motori, pelle, cercando design più moderni e sofisticati, e anche gambe, riprogettando il suo mitico cardano. Tante le moto che sono uscite da quel giorno, alcune molto azzeccate, altre un po’ meno. Tra naked, classic, café racer e custom. forse in Moto Guzzi si attendevano il grande salto con il ritorno della V7, una moto che negli anni 70 aveva fatto sognare un sacco di motociclisti.

    Anche sulle custom Moto Guzzi aveva rivolto grande speranze, soprattutto per il mercato americano, dove le nuove imponenti California e la MGX21, dovevano incantare gli americani e le loro highway.

    Ma poi arriva questo tassello mancante per completare una rinascita partita all'inizio del nuovo millennio, questa adventouring dal motore piccolo rispetto a certa concorrenza, ma un motore esotico, un motore che se qualcuno avesse occasione di leggere qualche articolo d’oltreoceano, viene definito unico! Ma la nuova V85TT è tutta esotica, il suo DNA un po’ roadster come erano le enduro all’inizio degli anni 90, il suo cuore unico, il suo design retrò ma sofisticato, ha incantato molto del pubblico motociclista.

    E’ di nuovo passione Moto Guzzi, è di nuovo quella voglia di cavalcare un motore messo di traverso, è di nuovo la voglia di orgoglio Made in Italy, un po’ di più da aggiungere a quello di altre case italiane, ma questa ha le ali, è una Moto Guzzi.

    Questa V85TT era il tassello mancante al ritorno di una grande passione!

    Wolf

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  • Nicky Hayden, ancora in gara...

    Per tutti gli amanti dello sport sulle due ruote è Kentucky Kid, quel pilota americano con il numero 69 sulla carena, il belloccio americano sbarcato nella vecchia Europa qualche anno fa. Campione del mondo MotoGP nel 2006, arriva in Europa con già in tasca due titoli Superbike e Supersport AMA, e una grande passione per il flat-track.

  • Noi siamo solo da pagina 51

    E' così, nel giorno in cui festeggiamo il più grande campione della Superbike, nel giorno in cui qualcuno ha scalzato dalla vetta dei record l'eroe di tante battaglie, il grande King Carl Fogarty, ci accorgiamo che noi della Superbike siamo solo lì sul quotidiano sportivo più autorevole del paese, a pagina 51, in un piccolo trafiletto che non dà minimamente il valore del gesto sportivo di questo ragazzo dell'Irlanda del Nord, che da irruento e rozzo sportellatore, si è trasformato in uno dei più grandi campioni del motociclismo, amato e contestato come capita a molti dominatori della propria epoca.

    Siamo lì in fondo, e se da una parte qualche dubbio nasce vedendo sport molto meno seguiti che occupano paginate intere o doppie pagine dei quotidiani sportivi, dall'altra ci si chiede come abbia fatto il campionato delle derivate di serie a mettersi in contrapposizione che chi divulga informazione sportiva, o semplicemente ad esserne dimenticato. Evidentemente la faticosa gestione del GESTORE ha creato una frattura, fatta di incomprensioni, di arroganza, di regolamenti confusi cambiati di anno in anno, di abbandono in qualche caso.

    Anche le TV non sono state incoraggianti, a inizio stagione in molti si domandavano come sarebbe cambiato con Sky lo spettacolo della Superbike, beh la risposta è "nulla". A parte qualche piccolo approfondimento è sembrato che il canale satellitare abbia acquisito il campionato delle derivate quasi per dovere. L'epoca d'oro di La7 è affondata, sono scomparsi per lo più anche i test di Max Temporali, gli opinionisti della MotoGP non si sono scomodati per la serie plebea delle moto, il tutto è diventata telecronaca, uno spettacolo vecchia scuola che si potrebbe vedere anche in bianco e nero.

    Ma questo momento, il momento di Jonathan Rea, il momento della nostra passione, sarebbe dovuto essere a doppia pagina, se non prima della fantamiliardaria formula 1, appena dopo. Non so voi ma io mi sono sentito defraudato, derubato, dimenticato ingiustamente. Quale che sia la diatriba che regola questo difficile rapporto tra un gestore poco capace e poco democratico e un giornalismo troppo autoreferenziale, chi non dovrebbe mai andarci di mezzo sono i piloti e gli appassionati.

    Almeno nel suo paese qualcuno sicuramente tributerà gli onori a questo strabiliante Jonathan Rea, mentre noi dimentichiamo di celebrare anche i Tony Cairoli.

    Wolf

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  • Pensionati a 300Km/h

    Bicilindrico è bicilindrico, ha un suono tutto particolare, seducente, un po' ruspante, è la tatuata delle moto, la ragazza un po' maleducata, l'umorismo tecnico a Borgo Panigale poi le ha regalato ancora più colore chiamando una linea di motori "Testastretta" con riferimento a questioni tecniche, ma facendo pensare a qualcosa con poco cervello, condizione indispensabile per girare la manetta di un attrezzo a due pistoni che tira cazzotti del peso di Tyson alla velocità di Pacman Manny Pacquiao.

  • Perché non sono andato a “The Reunion”

    Probabilmente non gliene frega nulla a nessuno, ma in fondo il “Trafiletto” è uno scarico di emozioni che deve correre libero e quindi chi vuole legga.
    Nessuna polemica nei confronti di una manifestazione, The Reunion, che ci ha visti protagonisti alla prima edizione e che nel corso degli anni è diventata sempre più grande, semplicemente gli impegni e gli eventi a cui aMotoMio è legato, e invitato, sono sempre di più.

  • Quelli di una volta

    Si stava meglio quando si stava peggio. E' uno dei vecchi detti dei nostri nonni, anche se il mio parafrasando diceva "ma col ca@@o". Ma il titolo di questo trafiletto, lo vedremo alla fine, potrebbe essere di diverso genere, molto vario, a scelta, insomma fate come vi pare.

  • Romano Fenati, il gigante e il bambino

    Chi l'avrebbe mai detto aspettando di vedere le rosse sbancare la MotoGP a Misano che invece avremmo visto un pilota, Romano Fenati, vederci solo rosso, e invece di usare la sua pazzia da campione in quella manciata di attimi che decide tra una vittoria e una sconfitta, ha lasciata che scorresse fluida e incontrollata e in quella manciata di attimi ha potuto solo costruire una disfatta sportiva.

  • Scende la pioggia

    Un cantante molto amato cantava “scende la pioggia” ed è l'unica cosa che mi viene in mente mentre chiuso nel casco vedo la pioggia scivolare sulla visiera in questo lunedi di lavoro. Nessuna preoccupazione in realtà stile automobilista che mi domandano “ma non ha paura della pioggia?” oppure “stai attento eh?” seguito subito dopo da una strofinatina agli zebedei.