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Mercoledì, Mer Ott 2020

Alle porte di Milano, c’è un paesone, si chiama Abbiategrasso. In via Novara c’erano due vetrine, belle grosse, con il telaio verde a cingere uno schermo di vetro che mostrava in “full hd” quelli che erano i sogni di noi bambini nati a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Sopra la vetrina troneggiava una scritta semplice, la mia memoria mi dice rossa, ma non lo giurerei. MOTO GUZZI.

La stessa scritta stampigliata vicino ad un’aquila sul serbatoio di quei mezzi a due ruote che mi avrebbero poi affascinato per tutta la vita, ma non credo di essere stato il solo. I classici cilindroni a “V” tipici delle moto nate sul Lario che facevano bella mostra di se, tanto imponenti quanto caratteristici. Per me era un pellegrinaggio, convincevo il mio povero nonno, che per una splendida coincidenza si chiamava anche lui Bruno, ad allungare la passeggiata abituale fino li, fino a quel paese dei balocchi. E il fascino, misto ad incomprensione fanciullesca, aumentava a dismisura quando fuori da quel negozio, sovente scorgevo auto con targhe straniere (il nonno mi diceva tedesche) con agganciati carrelli stipati di Moto-Guzzi. Dalla Germania, pensavo, fino qui per venire da un meccanico che deve essere un mago...io me lo immaginavo cosi!! Il mago in verità era un uomo all’apparenza burbero, con l’immancabile sigaretta in bocca, la tuta blu d’ordinanza e le mani sporche di quella passione autentica che si sta perdendo nell’oblio o nei casi più fortunati resta scritta sulle righe di qualche libro di storia impolverato. L’ho frequentato poco il Bruno, ma quelle volte che sono capitato in officina cercando una scusa qualsiasi per curiosare ho scoperto che sotto la maschera da duro si celava in realtà un cuore grande, un animo gentile, anche se ogni tanto qualche imprecazione che rimaneva appesa li sui muri dell’officina tradiva un po’la sua natura. Lunedì mattina ho appreso che il Bruno, il “Casan” , il Cassani se n’era andato. Non so descrivere la tristezza che mi ha pervaso; non voglio essere frainteso, non può essere paragonabile al dolore di un familiare o degli amici più stretti, ma una tristezza profonda, di chi sa che con il Cassani sparisce un pezzo di storia di Abbiategrasso, ma anche dell’Italia dei motori, dell’Italia ruspante, delle due ruote che quanto a fascino il mondo ci può solo invidiare. Ho pensato per un attimo che sarebbe stato bello se il Bruno ci avesse salutati dalla sua officina e non da un letto, ma poi mi hanno raccontato che alla fine è come se fosse stato così poiché ha lavorato fino all’ultimo preoccupandosi poi anche nel momento più buio di una moto non finita. Ecco..questo pensiero trasforma la tristezza in sorriso, perché me lo vedo che allo sbarco lassù cerca le sigarette in tasca e impreca perché non c’è un chiave del 10 già pronta per essere utilizzate. Ciao Bruno, mi sono ripromesso tante volte di convincerti a farmi vedere la tua collezione inimitabile di motociclette storiche, rimarrò col profondo rammarico di non averlo fatto in tempo. Dai...su fa l’ brau..sa vedarem amù un di o l’alter...

La foto di copertina è stata presa dal wed, dal sito https://theclan.motoguzzi.com/en/

Davide Fagnani