NORTON ATLAS
Categoria: Le nostre prove

C'è una domanda che mi sono fatto ancora prima di salire in sella, seduto in aereo mentre le strade islandesi apparivano sotto le nuvole:


perché diavolo Norton ha deciso di entrare in un segmento fatto di bicilindrici da 900/1200cc, da moto che sembrano competere a colpi di cavalli, con un motore da 600cc?



Perché la Atlas, diciamolo subito, gioca in un campionato dove tutti intorno a lei sono più grandi, più blasonati, più potenti. E invece Norton si presenta con 69 cavalli e, soprattutto, con 57,5 Nm di coppia. Numeri che, scritti così, su un foglio, non impressionano nessuno. 
Ma i numeri, si sa, raccontano solo metà della storia. L'altra metà te la racconta la strada.

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UNA MOTO CHE ARRIVA DA UNA STORIA DI CADUTE E RINASCITE
Prima di parlare di come va, vale la pena ricordare da dove arriva. Norton è uno dei marchi motociclistici più longevi al mondo, con un passato fatto di vittorie nel motorsport ma anche di crisi, rinascite, nuove crisi, nuove rinascite. L'ultima di queste rinascite porta dritti al 2026, e alla presentazione ufficiale della Atlas, la nuova Gran Turismo di casa Norton.
È qui che si inserisce la domanda iniziale: come se la cava questa moto, nata con un motore relativamente piccolo, contro competitor molto più grossi e più blasonati? Per scoprirlo, Norton ha organizzato la presentazione ufficiale direttamente in Islanda, e io ero lì.

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IL COLPO D'OCCHIO E LE DOTAZIONI
Prima di parlare di guida, un paio di cenni su come si presenta. La Atlas non nasconde l'ambizione di essere una moto di design: fiancate curate, carenatura estesa che la fa somigliare più a una adventure/GT vestita bene che a una nuda-adventure spartana.
La chiave, altro dettaglio curioso, è un ibrido: non è propriamente keyless, ma nemmeno una chiave tradizionale. Per accendere la moto bisogna premere un pulsante, un po' come in auto, e poi la chiave si può riporre in tasca (interessante come concept ma non particolarmente comodo, lo ammetto).

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Sul fronte tecnologico, la strumentazione è un ampio schermo touch (quando la moto è ferma) con tutte le informazioni di bordo, connettività Bluetooth e Wi-Fi, possibilità di personalizzare le luci di benvenuto come se fossimo su un'auto premium. Le ride mode sono cinque: Urban, Rain, Tour, Sport ed Enduro. Le prime due abbassano la coppia per renderla più gestibile in città o sotto la pioggia, Tour è la via di mezzo, Sport dà più potenza e più freno motore per una guida più sportiva, mentre Enduro disattiva il controllo di trazione e l'ABS al posteriore. Un dettaglio che ho apprezzato: la moto ricorda l'ultima modalità impostata anche dopo lo spegnimento.

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L'ISLANDA NON HA FATTO SCONTI
Il test doveva svolgersi tra strada e sterrato islandese, e l'Islanda, si sa, non è un posto che fa sconti. Ha piovuto, e ha piovuto tanto. L'asfalto islandese è incredibilmente drenante ma sotto la pioggia continua non dà comunque quella sicurezza che cerchi quando vuoi davvero spingere. Ho passato buona parte della prova in modalità Rain, senza la possibilità di tirare fuori tutto quello che la moto avrebbe potuto dare.
Eppure, a ripensarci ora, è stata quasi la condizione perfetta per capire chi è davvero la Atlas. Perché una moto si giudica bene quando le condizioni si mettono di traverso.

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COME VA, DAVVERO
Il motore, i famosi 600 cc, è probabilmente l'elemento più interessante di tutta la moto. Non è tanto la potenza a colpire, quanto la coppia: costante e quasi massima già da 3.000 giri, fino a 7.000. E a dire il vero è quello che importa a noi motociclisti: ti dà quello che ti serve nel momento esatto in cui ne hai bisogno, che sia uscendo da un tornante o rimettendo giù il gas dopo una curva stretta.
In modalità Sport l'acceleratore diventa più pronto, il freno motore si fa sentire di più, e persino il colore della strumentazione cambia, un dettaglio scenografico ma anche funzionale: sai sempre in che modalità sei senza distogliere lo sguardo dalla strada. In Rain invece tutto si ammorbidisce, la coppia si abbassa leggermente, e la moto diventa più semplice, quasi rassicurante.

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Sono alto 1 metro e 95, e confesso che salendo in sella temevo di sentirmi scomodo. Non è stato così: la triangolazione tra pedane, manubrio e sella funziona, e nonostante il motore relativamente piccolo, la moto ha sempre potenza a disposizione quando serve. Anche quella frenante non è da meno, nonostante le condizioni dell’asfalto, ogni volta che pinzavo deciso i freni, questi erano pronti e decisi.
Ho poi apprezzato due dettagli: le manopole riscaldate, che in Islanda sono state una manna, e la posizione del condotto di uscita dell’aria calda del radiatore. Essendo un motore Euro 5+, e quindi soggetto a surriscaldarsi, Norton ha pensato di defluire l’aria calda sotto il motore, così le ginocchia e i piedi del pilota non ne risentono. 

Anlas Norton 1

SULLO STERRATO: SEMPLICE, MA CON UN LIMITE CHIARO
Abbiamo portato la Atlas anche su un tratto di sterrato (strada bianca molto battuta) con qualche buca per mettere alla prova le sospensioni. Standard, senza alcuna modifica, me la sono cavata discretamente bene, ma va detto che le gomme montate sono stradali, quindi il margine di utilizzo fuori asfalto resta comunque limitato.
In piedi, la mancanza di riser si è fatta sentire, soprattutto per la mia statura, e il quick shifter in modalità Enduro non mi ha convinto del tutto. Le sospensioni sono regolabili facilmente all'anteriore, mentre al posteriore la regolazione di ritorno e compressione è nascosta dietro una plastica, non proprio comodissima da rimuovere ogni volta che si vuole intervenire.
Ma qui va fatta una precisazione onesta: la maggior parte di chi acquisterà questa moto, probabilmente, non la userà mai in condizioni davvero impegnative fuoristrada. E allora, più che un limite, è semplicemente un confine chiaro di cosa la Atlas vuole essere, e di cosa no.

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IL VERDETTO: LA POTENZA NON È L'UNICA STRADA PER DIVERTIRSI
Torno alla domanda iniziale. Come va una moto da 600 cc contro competitor molto più grosse e blasonate? La risposta, dopo due giorni tra asfalto bagnato e sterrato islandese, è più semplice di quanto pensassi: ci si diverte. Ci si diverte davvero.
Siamo abituati a potenze esagerate, a motori sempre più grandi, come se il divertimento in moto fosse una questione puramente aritmetica: più cavalli, più gusto. La Norton Atlas racconta una storia diversa. Non ha bisogno di intimidire per convincere. Ha un motore piccolo che sa fare bene una cosa sola, dare coppia quando serve, ed è costruita intorno a un'idea semplice: essere una moto accessibile, con cui si può viaggiare, senza il bisogno di gestire una potenza eccessiva.

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Edoardo Vasconi

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