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- Scritto da Flap & Caberg
Droid è l’apribile di casa Caberg, made in Italy, dotato di soluzioni tecniche innovative, design estremamente aggressivo e spiccata personalità per i motociclisti che non vogliono passare inosservati.
In un titolo così si riassume il succo della 75^ edizione della mostra scambio di auto, moto e ricambi d’epoca svoltasi a Novegro nei giorno 15,16 e 17 febbraio.
La ruggine a rappresentare idealmente il concetto di passato, usato, vintage, in qualche caso semplicemente vecchio, ma non necessariamente dispregiativo.
Giorno 12: 16 febbraio – Mt. Cook – Christchurch 380 km
Ultimo giorno di viaggio, e quasi come da consuetudine (vedi viaggio 2106) la Nuova Zelanda ci saluta con una giornata nuvolosa e fredda, fino a 9° C sulle strade di montagna, per altro nemmeno troppo alte. Lasciate le curve la pianura verso ChristChurch ci sembra ancora più noiosa, sicuramente lo è davvero ma il pensiero è già al lungo volo aereo e alle incombenze lavorative che ci aspettano al rientro…come è giusto che sia. Mentre guido cercando di combattere il freddo tiro le somme di questo viaggi e difficilmente trovo cose negative, a partire dal Meteo, che in 12 giorni on the toad ci ha regalato solo qualche ora di pioggia, e per il resto solo clima davvero degno di nota; questo fattore denominato anche c@@lo ha reso ancor più bello il viaggio. Bene così. Mentre scrivo l’Airbus 380 sta sorvolando l’India, direzione Dubai…mi rendo ancora una volta che siamo andati proprio dall’altra parte del mondo.
A quando il prossimo “giro” neozelandese??? Fatemi riprendere dal jet lag e possiamo parlarne
Giorno 11: 15 febbraio - Dundenin – Mt.Cook
Il monte più alto della Nuova Zelanda con i suoi 3.724 metri è la vetta più alta e deve il nome allo scopritore della Nuova Zelanda il capitano Cook appunto. Senza nulla togliere al grande navigatore possiamo affermare che il nome Maori è decisamente più affascinante, AORAKI ovvero colui che buca le nuvole; che poi a dirla tutta le nuvole le bucherà anche le nuvole ma oggi aimè ci è rimasto ben nascosto dietro, nonostante la giornata fosse di sole limpidissimo. Tanto limpido da colorare con la sua luce e un gioco di rifrazioni, il lago Pukaki di un azzurro talmente intenso da non sembrare nemmeno vero. Che poi sono partito a raccontare dal fondo, come se le strade fatte oggi per arrivare qui dovessero passare in secondo piano, cosa che invece suonerebbe tremendamente falsa. Su tutti il Lindis pass, che ben lontano dalla rapidità dei nostri passi alpini ci ha aperto sguardi lontani e scorci che pensavi esistessero solo nelle fantasie più sfrenate. Ah tra le altre cose qui c’è il monumento ad Hillary, agli appassionati di montagna dirà tutto, a quelli come me meno, ma basta studiare un attimo per capire chi sia questo illustre neozelandese…l’Everest vi dice nulla????
Giorno 10: 14 febbraio - Dundenin – Moreaki – Otago Peninsula – Dundenin 200 km circa
Parola d’ordine di oggi: Meraviglie, della natura ma non solo. Si parte dalle Moeraki Boulders, rocce sferiche più o meno regolari che affiorano dalla sabbia di una spiaggia bellissima anche se oggi sferzata dal vento e da onde di notevole entità. Tornando verso Dundenin e affrontando la Otago Peninsula le meraviglie della natura si mescolano all’ingegno dell’uomo che ha ricavato una strada bordo mare, che più bordo mare di così non si può; bella, sinuosa, che cela dietro ad ogni curva un effetto scenico notevole. Non ancora sazi di cotanta bellezza ci rivolgiamo ancora alla natura, ammirando le foche che dormono pacifiche sulla spiaggia e i pinguini, accedendo ad una baia a loro dedicata, e che i simpatici uccelli acquatici abitano con somma soddisfazione. Ho lasciato per ultimo il cenno a Baldwin Street, la strada urbana più ripida al mondo, o almeno così dice la guida. Beh potevamo non fermaci a giocare un po’ su e giù con le moto???
Giorno 9: 13 febbraio - Te Anau – Dundenin 480 km
Sono forti, qui...i neozelandesi, hanno una percentuale altissima di strade da favola…ma quelle ancor più belle (che per noi sono quasi incredibili) le chiamano “scenic route”. Cosi oggi ci siamo trovati a percorrere la “southern scenic route” che, semmai fosse ancora possibile, ci ha stupiti ad ogni curva, alternando leggere colline, ad insenature fantastiche dove guidare bordo mare...significa…proprio lì…dove la spiaggia finisce, e inizia l’asfalto, che manco a dirlo, è quasi sempre perfetto. 450 km di pura goduria motociclistica, provare per credere. E non è tanto il mare a meravigliare, qui dove il Tasmanian Sea e il pacifico si uniscono…no non è solo quello, è un’insieme di particolarità e bellezze che sapientemente miscelate danno luogo a scorci o veri e propri panorami…spettacolari. Ecco prendete Nugget Noint, lingua di terra che si insinua nel mare blu che deve il suo nome alla forma particolare delle rocce e degli scogli, come se non bastasse la sua bellezza…beh dovete percorrere la strada per raggiungerlo, roba da turbare i sogni anche del più rigido dei motociclisti. Tanti i km oggi, perché tante sono state le deviazioni...poco male…domani ci riposeremo un po’…gironzolando attorno a Dundenin. In moto naturalmente.
Giorno 8: 12 febbraio - Te Anau – Mildford Sound – Te Anau – 230 km
Le statistiche parlano chiaro. A Mildford sound piove 300 giorni l’anno. E quindi sto giro ci è capitata pioggia; a dirla tutta mentre eravamo sul battello della crociera nel fiordo, perché la strada di andata l’abbiamo fatta (quasi) asciutta, ma il giro nel fiordo è stato un po’ “guastato” (nonostante questo le foche stavano beate a farsi fotografare su una roccia, posto che sono posti unici e fantastici, anzi Mildford Sound è uno dei posti più belli (a mio parere) della Nuova Zelanda. Senza dimenticare che anche la strada per arrivarci è davvero degna di nota. Dovendola fare a ritroso per tornare a Te Anau, ce la siamo presa comoda, anche perché il sole è spuntato d’improvviso dalle rocambolesche nubi sospinte dal vento che qui non molla mai. E con il sole cambiano i colori, le luci, i riflessi...persino i profumi, forse perché è l’umore stesso a migliorare. Domani ci aspetta una sgroppata notevole sulla Southern scenic route, di conseguenza, adesso a moto ferme, una bella birra Neozelandese non ce la toglie nessuno.

Giorno 7: 11 febbraio - Queenstown – Invercargill – Te Anau
Oggi è il giorno di Burt Munro, siamo “scesi” fino alla sua città per respirare un po’ della sua bellissima storia, resa ancora più celebre dal famoso fil con Antony Hopkins. E giusto perché la vita di Burt non è mai stata molto regolare, la sua moto, le carene, i pistoni fusi...insomma il suo “tutto” non lo troverete in un museo, bensì in una ferramenta. Si avete capito bene, Hayes & sons è una ferramenta, enorme, ma appunto un ferramenta, e Mr. Hayes (ora scomparso) da buon appassionato di moto comprò in blocco tutte queste cose da Munro in persona, e sono li e fanno bella mostra in questo superstore; tra l’altro sono visibili a tutti senza dover pagare un centesimo di ingresso o biglietto, direi che per noi appassionati questo piccolo gesto è a dir poco importante. Ad Invercagill tutto trasuda passione per i motori, non fosse altro che per la presenza di un museo, il Mecca Motorcycles, zeppo di moto di livello molto alto che farebbero sbavare anche il più integerrimo degli appassionati. Giornata volata via a parlare di passione comune, con il valore aggiunto che a farci da guida, negli angoli segreti di Invercargill, è stata l’amica Miriam Orlandi. Grande viaggiatrice, il caso ha voluto fosse anche lei in Nuova Zelanda nel nostro stesso periodo. Coincidenze? Certo, ma a questo punto perché non percorrere un tratto di strada, seppur breve, insieme??
Giorno 6: 10 febbraio - Queenstown – Glenorchy – Coronet Peak – Arrowtown – Wanaka – Queenstown – 280 km circa
Metti un punto fisso nella “città delle regine” e parti ad esplorare i dintorni, non te ne pentirai, parola di motociclista. Prima tappa Glenorchy, che oltre ad essere raggiungibile “solo” da una pista panoramica…pardon strada panoramica, è famosa per aver ospitato (nei dintorni montagnosi) i set di molte scene del signore degli anelli ma non solo; anzi...ricordate la famosa pubblicità del cioccolato con la mucca viola...beh non è la Svizzera è la Nuova Zelanda.
Via da Glenorchy ma soprattutto dalla folla di Queenstown percorriamo la nostra “Pikes Peak” privata solo che qui è la strada del Coronet Peak, una salita davvero veloce e guidata, naturalmente con vista panoramica. Sicuramente più entusiasmante di Arrowtown, antica città dell’oro, oggi buona meta per turisti che amano un po’ il “posticcio”. Gradevole, nulla da dire, anzi una passeggiata la si fa volentieri ma siamo rudi motociclisti quindi apprezziamo di più il pittoresco e realmente vecchio Cadrona Hotel che oltre ad essere davvero affascinante pullula di bikers di ritorno dal Burt Munro Festival. Che spettacolo i gemellaggi e le pacche sulle spalle tra motociclisti di due parti opposte del mondo ma uniti dalla stessa passione. La cavalcata si conclude al Warbirds and weel museum di Wanaka; no ma non avete idea della quantità di auto, moto, aerei, motorini, giocattoli letteralmente ammassati dentro a 4 hangar. Imperdibile.
Il ritorno vero l’hotel ci fa percorrere ancora la Cadrona Vallley. Vi assicuro una delle strade più belle che abbia mai “guidato” in vita mia. Provare per credere.
Giorno 5: 9 febbraio - Queenstown
Giornata giù dalla sella. Adoro Queenstown, ma contemporaneamente mi accorgo che stare fermi a passeggiare non è molto parte del nostro DNA di anime che necessitano il moto perpetuo.
Ciò nonostante la vita di questa città è un impressionate contrasto con la tranquillità delle sconfinate lande naturali attraversate fino ad ora, ma volente o nolente ti coinvolge ed evidentemente ha lo stesso fascino sulle centinaia di giovani che arrivano qui dal resto del mondo per lavorare e magari costruirsi un futuro. Vista dall’alto in una giornata di sole come quella di oggi, la città appare ancora più bella, nonostante sia talmente giovane da non portare traccia di edifici storici nella nostra concezione del termine. In compenso dentro all’abitato ci sono sequoie secolari. E’ sabato e le strade sono strabordanti di colori, di profumi, di bancarelle e di vita, con volti, praticamente tutti sorridenti.
Grazie Queenstown di avermi accolto ancora una volta con una magnifica giornata.
Giorno 4: 8 Febbraio – Franz Josef – Queenstown 350 km
Eh niente...come faccio a riassumere la giornata di oggi in poche righe e in una immagine? Beh credo sia impossibile. Un susseguirsi di natura lussureggiante, dai colori vivi, quasi finti da tanto sono carichi; come se con un programma di fotoritocco aumentassi a manetta la saturazione, da non credere.
Non c’è stato un angolo brutto, un momento di pausa, un sospiro di noia oggi; tante le soste anche per una singola foto, ma forse il pezzo di strada più incredibile e spettacolare è stato quello sul lago Wanaka, che al di la del fatto che è enorme offre uno spettacolo unico anche semplicemente…guidando; e quando dico guidando...dico guidando, come se fossi su una pista, ma a bordo lago. E quando sembrava che la giornata fosse finita, ecco comparire la ciliegina, l’ultimo pezzo di strada prima di approdare a Queenstown. Solo quella varrebbe il prezzo del biglietto; tanto da essere tentati di tornare indietro a rifarla…non stasera, siamo sazi…ma forse domani…
Giorno 3: Hokitika – Arthur Pass – Franz Josef Glacier
Giornata all’insegna delle sorprese, partiti dal mare con una temperatura gradevole, arrivati in cima al passo abbiamo dovuto rifugiarci nelle coccole di un caffè bollente per contrastare gli 8 gradi esterni che per fortuna hanno ceduto via via il passo ad un tepore decisamente più estivo.
La strada per il passo è un misto medio-veloce che ci ha fatto divertire non poco, freddo a parte appunto. Ma siccome abbiamo parlato di sorprese al plurale per non farci mancare nulla abbiamo percorso anche una lunga strada bianca, per fortuna facile, che se da un lato ci ha fatto apprezzare le bellezze della natura dall’altro non è stata molto rilassante. Ma una volta tornati sulla costa ed impostata la meta odierna, è stato un susseguirsi di saliscendi, belle curve e guida piacevole in un contesto a volte incredibile di boschi (i Bush neozelandesi) dove felci enormi si dividono gli spazi con pini o perché no con delle palme. In un susseguirsi incredibile di incruenze “arboree” a dir poco affascinanti. Arrivati al piccolo paese di Franz Josef, l’incontro con i Kiwi in cattività del Wildelife centre è d’obbligo. Il piccolo uccello simbolo della Nuova Zelanda è tanto buffo e davvero singolare quanto indifeso e sull’orlo dell’estinzione. Sarà questa consapevolezza, o il fatto che lui in “Kiwi” è legato ad un passaggio fondamentale della mia storia personale, ma sarei rimasto li a guardalo per ore, con la sua andatura incerta e il lungo becco a bucare il terreno. Il ghiacciaio non vuole farsi vedere, completamente coperto di nubi. Pazienza, tanto da lì non ti muovi, sarà per la prossima volta.
Giorno 2: Hanmer spring - Hokitika 320 km
Four season in a day, 4 stagioni in un giorno, questo è il motto che mi gira in testa da questa mattina. Partenza con la pioggia e 9 gradi, e via via il cielo che si apre e la temperatura che sale a 25 gradi con un sole stupendo, tanto da doversi mettere in tenuta prettamente estiva.
Il “Ride” di oggi ci ha offerto strade di montagna condite da curve e panorami che ci hanno portato poi sulla “great west coast road” che da sola potrebbe valere il prezzo del biglietto aereo per arrivare fin qui. Dicono che sulla west coast sia inutile tentare di evitare la pioggia, noi oggi abbiamo dovuto indossare gli occhiali da sole, a volte la fortuna aiuta gli audaci come si suole dire. Tappa obbligata alle pancake rocks; rocce lavorate da millenni di vento e mare che assomigliano proprio agli omonimi dolci. Il mare di Tasmania tiene fede al temperamento del famoso “diavolo della” e si infrange con tanta veemenza sulla costa da polverizzare l’acqua che ci compare davanti come una nebbiolina, intrigante, profumata che porta nel casco quel profumo unico di salsedine, di benessere, di belle cose; in automatico la manopola del gas si chiude un po’, quasi come se inconsciamente il rallentare facesse durare più a lungo il piacere dei sensi, vista, udito, olfatto in primis.
Un bella cavalcata con il premio finale, anzi con il privilegio finale di poter scrivere queste righe su un balcone vista mare, che pur essendo di Tasmania, aiuterebbe a calmare i “diavoli” di tutti noi.
Adesso ci vuole una birra gelata. Domani ci aspettano nuove vibrazioni.
Giorno 1: Christrchurch – Kaikoura – Hanmer spring 330 km
Primo giorno in sella, ancora con jet lag in corpo ma soprattutto con un fuso orario di 12 ore che piegherebbe anche un elefante; ma senza troppe remore ci siamo sparati 330 km subito di puro godimento, non fosse altro per il colore che l’oceano atlantico prende in corrispondenza della penisola di Kaikoura,
che impetuoso ti entra negli occhi e nel cuore, con le tinte pastello talmente vive che sembrano uscite dal meraviglioso disegno di un bambino. Lasciata la costa 140 km di curve e controcurve, puro piacere di guida, solo a volte guastato dal brecciolino lasciato dai numerosi cantieri stradali, che stanno facendo i miracoli pere rendere di nuovo agibili queste strade devastate dal terremoto del 2016.
Le 6 moto sfilano veloci, compatte e armoniose. Ci si vorrebbe fermare ovunque a fare foto, ma oggi eravamo un po’ di corsa, da domani, con calma, le nostre memori card si riempiranno di giga e giga di immagini, illusi che questa meravigliosa terra possa racchiudere la sua bellezza in una semplice immagine digitale.
Il “Nuova Zelanda Mototour 2019” è finalmente partito!!!
PROLOGO
La parte tragi-comica, di una partenza è sempre la preparazione del bagaglio. Figuriamoci poi se dentro ci devono stare casco, stivali, giacca ecc. Figuriamoci poi se il bagaglio lo devo portare dall’altra parte del mondo e non è un eufemismo.
E pensare che “la” ci siamo già stati, conosciamo più o meno il clima, per quanto mutevole, e poi su dai alla fine qualche viaggio in moto lo abbiamo fatto no??...no….perché continuo a girare attorno alla (mega) valigia li, mezza aperta, che giace riversa come nella peggior scena di C.S.I., senza prendere la decisone ultima, definitiva, incontrovertibile di chiuderla.
Ma sorvolando su questo motivo di tensione, oltre alle altre “millemila” ansie da viaggio ci siamo; il progetto Nuova Zelanda MotoTour 2019 è ad un passo dal prendere vita. 6 moto, 8 motociclisti con tanta voglia di scoprire se davvero, la terra di mezzo è uno dei paesi più belli del mondo. Siccome il mio giudizio è fortemente condizionato mi asterrò da darlo, ma posso oggettivamente dire che il posto ideale per saltare in sella, soprattutto in inverno (nostro).
Non mi dilungo oltre, cercheremo di farvi seguire la nostra avventura giorno per giorno, anche se, credetemi, le immagini non potranno mai rendere giustizia ai paesaggi che attraverseremo.
aMotoMio – Nuova Zelanda 2019. #upsidedowntouragain
Hanno partecipato al nostro progetto:
- Paradise Motorcycles New Zealand
- Clover Official
- Caberg Helmets
- TCX Focus on boots
- Emblema
- Athena
- OGIO
- Sena
- Crosscall
GALLERY
Ci sono quelli seri che si impegnano oltre ogni limite per il risultato finale e poi ci sono quelli che si divertono… già, ma a volte ci si diverte di più se lo si fa seriamente.
Questo è la conclusione a cui è arrivato Nicolò Bertaccini autore di questo libro che si intitola proprio con una ipotetica contraddizione.
TCX nella sua lunga tradizione di stivali per motociclisti ha sempre avuto in catalogo un modello polivalente e ventilato.
Il capostipite di questa famiglia è l’apprezzato Airtech che avevamo messo alla prova anche in viaggio.
A volte la vita si intreccia come un raffinato macramè, in questo caso il filo che tesse la storia è rappresentato da una splendida moto degli anni ’80, una di quelle che facevano, e fanno, palpitare il cuore, riempiono le orecchie di musica e inebriano le narici di quel mai dimenticato profumo del due tempi.
Dopo la riuscitissima prima edizione dello scorso anno, presentata in una bella serata Milanese, e che ha portato sulle belle strade e sentieri della nostra grande Isola un gran numero di partecipanti.
Clover è riuscita a coniugare la qualità delle sue giacche da turismo, i requisiti di sicurezza a cui ci ha da sempre abituato con un prezzo al pubblico, inferiore ai 200 euro, davvero interessante che la fa diventare di diritto una delle proposte più interessanti sul mercato del settore come rapporto qualità prezzo.
Presentazione in pompa magna anche quest'anno per il Ducati Aruba Racing, non poteva essere di meno visto il cambio epocale in atto.La rivoluzione in casa Ducati, un quattro cilindri al posto del sacro bicilindrico desta ancora tante perplessità, ma anche chi lo porta nel cuore giura che è arrivato il giorno di girare pagina.
Nel 2019 Triumph celebra il 60esimo anniversario del Twin più famoso della storia, la Bonneville del 1959, con la bellissima T120 Diamond Edition, caratterizzata da una colorazione esclusiva e da un livello altissimo di finiture e dettagli.
Una special edition unica nel suo genere:
Caratteristiche e dettagli unici:
Edizione :
Basata sulla elegante Bonneville T120 Black:

Ispirata dalla Bonneville T120, la nuova T120 Diamond Edition celebra i 60 anni della motocicletta inglese più famosa della storia. Nata nel 1959, prendendo il nome dal famoso lago salato, la prima e originale T120 impose un riferimento per stile, dotazioni e maneggevolezza, e la nuova generazione vuole riportare le stesse qualità
La Bonneville T120 Diamond Edition prende tutti i pregi di uno stile classico e di una guida moderna della T120 standard e porta un livello superior di finiture, incluse:
Oltre alla sua verniciatura unica, T120 Diamond dispone anche di una serie di dettagli esclusivi che migliorano ulteriormente il ruolo di ‘unica nel suo genere’, tra cui:
Verranno prodotti solo 800 esemplari in tutto il mondo, e i fortunati possessori riceveranno un certificato di proprietà numerato firmato da Nick Bloor, CEO di Triumph.
CARATTERISTICHE STANDARD, CONDIVISE CON LA BONNEVILLE T120 BLACK
Motore High Torque da 1.200 cc
Il carattere autentico della Bonneville T120 prende vita grazie al nuovissimo e potente motore bicilindrico parallelo “high-torque” a 8 valvole da 1.200 cc.
Realizzato appositamente per uno stile di guida modern classic, con un’erogazione di potenza istantanea e vivace, genera un’incredibile coppia massima di 105 Nm a soli 3.100 giri/min, oltre il 54% in più rispetto alla generazione precedente.
Con la precisione millimetrica del sistema di gestione del motore e la risposta istantanea dell’acceleratore ride-by-wire Triumph di ultima generazione, il nuovo propulsore Bonneville da 1.200 cc a sei rapporti ha un carismatico sound e un intervallo di accensione di 270° per un’erogazione di potenza fluida e lineare.
Il profilo del motore integra in maniera intelligente particolari estetici derivati dalle leggendarie Bonneville degli anni ’60 e componenti assolutamente contemporanei, per garantire prestazioni e un look autentico e inconfondibile. La stessa attenzione è stata prestata alle finiture, con splendidi coprimotore in alluminio spazzolato ed eleganti dettagli in bronzo sulla T120 e coprimotore neri impreziositi da particolari in alluminio lavorato sulla T120 Black.
Sotto l’apparenza del nuovo motore da 1.200 cc si cela un evoluto sistema di raffreddamento a liquido, attentamente integrato per ridurne al minimo l’impatto visivo e raggiungere al contempo emissioni più pulite e un miglioramento del risparmio di carburante.
Infine, gli eleganti e innovativi scarichi a cerbottana hanno un look lineare e autentico, merito di un ingegnoso design con doppio rivestimento, in cui i tubi passano attraverso il catalizzatore ed escono seguendo una linea dritta e pulita. Il sistema emette l’autentico suono di un bicilindrico inglese, una nota profonda e ricca pianamente all’altezza del carattere della T120.

Dotazioni moderne
Le Bonneville T120 e T120 Black fissano un nuovo standard per quanto concerne le dotazioni delle moto modern classic: numerose tecnologie pensate per la sicurezza e per il divertimento del pilota sono state integrate accuratamente e senza compromessi, per garantire livelli superiori di controllo e fiducia e preservare lo stile e il carattere autentici della Bonneville.
Alcune delle dotazioni sono:
ABS: Il sistema ABS variabile di Triumph offre un livello di controllo e sicurezza superiore.
Ride-by-wire: Per un maggiore risparmio di carburantee per una migliore reattività dell’acceleratore che conferisce più sicurezza e feeling.
Traction control: Sfruttando il sistema ride-by-wire, il traction control disinseribile ottimizza l’erogazione della straordinaria coppia della T120.
Due modalità di guida: Legate al sistema ride-by-wire, le due modalità di guida selezionabili Road e Rain offrono al pilota il massimo controllo e una sicurezza ottimale.
Frizione antisaltellamento: Un tocco più lieve e un feeling incredibile. Con la frizione antisaltellamento sarà ancora più intuitivo e piacevole guidare, anche sulle lunghe distanze.
Fanalino posteriore a LED: Integrate nell’elegante codone di ispirazione classica, le luci assicurano un’illuminazione inconfondibile al posteriore e un’ottima efficienza energetica. Con luce targa integrata.
Gruppi ottici anteriori DRL a LED:
Le più recenti e moderne luci diurne DRL (Daytime Running Light), per un’illuminazione caratteristica ed efficace e un’efficienza ottimizzata che ne garantisce una lunga durata nel tempo (se consentite dalle normative vigenti).
Manopole riscaldate: Evolute manopole riscaldate montate di serie, con tre diversi setting a disposizione.
Presa USB: Presa USB installata sul cannotto dello sterzo per ricaricare facilmente i dispositivi essenziali.
Immobilizer: Con transponder integrato nella chiave della nuova T120.
Elegante doppia strumentazione: Strumentazione doppia (tachimetro e contagiri) e ricca di funzioni, con bellissimi quadranti in 3D che integrano in maniera intelligente un sistema di menu digitali.
Le funzioni principali includono:
Impostazioni delle manopole riscaldate
Modalità di guida (Road o Rain)
Indicatore di marcia
Contachilometri totale
Due contachilometri parziali
Indicatore di manutenzione
Autonomia residua
Livello carburante, consumi medi e attuali
Disattivazione di traction control e ABS
Orologio
Sono inoltre disponibili accessori opzionali che possono essere gestiti tramite il display del quadro strumenti, fra cui il cruise control.
Blocchetto comandi: L’elegante e innovativo blocchetto comandi presenta intuitivi controlli facili da azionare per accedere rapidamente alle funzioni chiave della nuova doppia strumentazione.
Maneggevolezza rilassata ed elegante: Entrambi i modelli di Bonneville T120 includono telaio e sospensioni di nuova concezione, sviluppati per una guida tranquilla e raffinata ogni giorno, per tutto il giorno, da soli o in coppia.
Unendo le caratteristiche di neutralità, agilità e stabilità, che contraddistinguono ogni Triumph, a una sella più confortevole e a una corsa superiore delle sospensioni, si è ottenuta un’esperienza di guida coinvolgente e rilassata. Con la loro posizione di guida più comoda, le manopole riscaldate di serie, il cavalletto centrale e il maniglione per il passeggero, le Bonneville T120 e T120 Black hanno tutto ciò che serve per garantire un comfort eccezionale e la praticità necessaria per affrontare le strade reali nel mondo reale.

Stile inconfondibile
Ispirato alla leggendaria Bonneville del 1959, lo stile delle nuove Bonneville T120 e T120 Black integra ancora più dettagli e tocchi di stile derivati dal DNA originale.
Dall’autentico profilo Bonneville alle linee fluide e scolpite del serbatoio, gli stemmi minuziosamente dettagliati, i gruppi ottici e l’incredibile doppia strumentazione, le nuove T120 e T120 Black sono icone senza tempo, meravigliosamente reinventate.
Scheda Tecnica Bonneville T120 Ace
Motore Bicilindrico parallelo raffredato a liquido, 8 valvole, SOHC, manovellismo 270°
Cilindrata 1200 cc
Alesaggio/Corsa 97.6 x 80 mm
Rapporto di Compressione 10.0:1
Potenza Massima 80 PS / 79 BHP (59 kW) @ 6,550 rpm
Coppia Massima 105 Nm @ 3,100 rpm
Iniezione Multipoint elettronica sequenziale
Scarico Scarico 2 in 2 con silenziatori neri
Trasmissione Catena X-ring
Frizione A bagno d’olio, servo assistita, con commando a cavo
Cambio 6 rapporti
Telaio Tubolare a doppia culla in acciaio
Forcellone Doppio braccio in acciaio
Cerchio Anteriore 32-raggi 18 x 2.75in
Cerchio Posteriore 32-raggi 17 x 4.25in
Pneumatico Anteriore 100/90-18
Pneumatico Posteriore 150/70 R17
Sospensione Anteriore Forcella a cartuccia KYB da 41mm, escursione 120mm
Sospensione Posteriore Doppio ammortizzatore KYB con regolazione del precarico, escursione 120mm
Freno Anteriore Doppio disco da 310mm, pinza flottante Nissin a 2 pistoncini, ABS
Freno Posteriore Disco da 255mm, pinza flottante Nissin a 2 pistoncini, ABS
Lunghezza 2,170 mm
Larghezza (Manubrio) 785 mm
Altezza senza Specchietti 1,125 mm
Altezza Sella 785 mm
Interasse 1,445 mm
Angolo di Inclinazione 25.5 º
Avancorsa 105.2 mm
Peso a Seco 224 Kg
Capacità Serbatoio 15 L
Strumentazione LCD multi-funzione con indicatore velocità analogico, contagiri analogico, indicatore marcia inserita, autonomia residua, livello carburante, spia manutenzione, orologio, contachilometri parziale, pulsante multifunzione a manubrio, spia manopole riscaldabili, spia traction control e riding mode.
Consumo 4.5 l/100km (63 MPG)
Emissioni CO2 103.0 g/km
GALLERY
Obiettivi per il 2019: invogliare gli utenti a non risparmiare su casco e protezioni.
Finite le feste, ecco i primi bilanci. In primis la bilancia, che ricorda spietata che, se si continua così, a breve bisognerà tornare dalla signora Natasha che è una bravissima sarta, abilissima nel riparare e allargare tute da moto.