Sbucano in modo improbabile dai cancelli, dai semafori, dalle viuzze, sono quei motociclisti un po’ stropicciati dagli anni e dalla vita, con quella faccia un po’ così… quell’espressione un po’ così… che abbiamo noi bambini motociclisti.
Ho sempre avuto rispetto per i Carabinieri, ne conosco diversi e come molti di noi ne ho avuto a che fare, qualche volta colto sul fatto di qualche marachella alla guida.
Sempre in giro in moto, in sella a due ruote qualche volta da sogno, in posti splendidi lunga la nostra bella Italia e molte volte in ottima compagnia.
Sei lì che guidi tranquillo consapevole dei tuoi limiti ma soddisfatto dei progressi di questi anni che ti hanno portato da zero ad un livello minimo di capacità in fuoristrada.
Il motociclista supera le code, lo sappiamo, è il nostro dna, le superiamo a destra, a sinistra… qualche volta anche al centro, ma non siamo dei furbetti.
Se il motociclismo è di per se uno sport individuale, se tralasciamo i sidecar, è altrettanto vero che lo stesso essere motociclisti è un elemento, salvo rari casi, un elemento sociale.
Si chiamano social e la funzione dovrebbe essere quella della comunicazione sociale, una sorta di surrogato del muretto con gli amici o del tavolino del bar.
Sul web ci sono diverse varianti dei dieci comandamenti del motociclista, con esclusivi e insindacabili esempi di intelletto superiore…. un intelletto con coppia esagerata!
Tutto iniziava dagli annunci nei supermercati dove la voce di una signorina, o almeno di solito lo era, comunicava che “Il bimbo Gigi attende i genitori alle casse” o “Si avverte la spettabile clientela…”, insomma annunci del genere.