Questo sito utilizza i cookie che ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi acconsenti all'uso dei cookie.
Mercoledì, Mer Ott 2020

Prendi un cocktail davvero gustoso di stile, design, freschezza e immagine retrò e mettici dentro (finalmente) un propulsore un po’ più corposo e di sostanza, mantenendo però quella filosofia del “piccolo” e della leggerezza. Se agiti tutto insieme ne esce un nome conosciuto “Tracker” ma un cognome nuovo “250”;

è proprio così, la Verve Moto porta sul mercato italiano la Tracker 250, dopo il grande successo riscosso dalla sua sorellina 125. Che poi, a dire il vero, la ottavo di litro tutto sembrava, al colpo d’occhio, tranne che un 125, ma adesso con motore “duemezzo” guadagna in carattere oltre che in rinnovato senso estetico. Verrebbe facile dire che i ragazzi di verve hanno preso le sovrastrutture della 125 e ci hanno “picchiato” dentro il monocilindrico 250, ma non è esattamente così. Certo c’è tantissimo in comune, ma diversi particolari fanno la differenza, sopratutto se analizzati da un occhio un po’ più attento ed “esperto del mondo VerveMoto. A proposito se ancora non sai chi sono i ragazzi di Verve Moto ti consiglio di andare a rivedere la nostra intervista ad Eugenio La Torre uno dei fondatori del marchio (link qui) con sedi a Milano ed in Germania e con la produzione che fa base nel “far east”.

verve tracker 250

Ma torniamo alla “monella” di questo servizio. L’ho definita così fin da subito, fin dal momento che percorsi i primi metri non riuscivo a capire come interpretare le risposte dell’anteriore, governato da un ruotone da 18 con tacchetti off road; l’apprendistato in realtà non è durato moltissimo, qualche Km già ci eravamo un po’ capiti; come ha detto un amico più esperto di me di questo genere di moto va guidata di “culo” non in senso di “fortuna” o scommessa ad ogni curva, no ci mancherebbe, ma nel senso che va trattata come una moto da flat anche su asfalto...e guidata appunto con la sensibilità del fondoschiena prima ancora che di polso e braccia.

verve moto 250

Ed è questa forse una delle caratteristiche più divertenti. Inutile dire che il suo territorio ideale è l’off road e le strade bianche anche se qualche pazzo l’ha portata a gareggiare sugli ovali da Flat-Track. Ciò non vuol dire che su asfalto non sia guidabile, semmai l’esatto contrario, perché una volta capita, ci si diverte parecchio, complici dimensioni, distribuzione dei pesi, coppia motrice e perché no anche la gomma tassellata che fa aumentare e di molto la sensibilità di guida, anche su strada.

verve moto 250

Che strana coppia siamo stati, io che preferisco stare su strada, lei che sbirciava ogni singola stradina di campagna, con tanta forza che alla fine mi ha convinco e mi ci ha portato dentro a fare qualche sgasata tra prati e strade sconosciute ai più. E la forza della Tracker 250 sta anche in questo, consentire ai meno esperti come me di divertirsi in off senza la paura di coppie mostruose da scaricare a terra e pesi molto alti da gestire. E a proposito di questo ultimo dato la Tracker ferma l’ago della bilancia a 140 kg a secco, davvero niente male. A parte che prima ancora di leggere il dato tecnico sul peso appare evidente che qui di “cose inutili” non ce ne sono, la moto è essenziale; sembra quasi che in officina i ragazzi di verve si siano divertiti a prendere un monocilcindrico da enduro, per spogliarlo completamente e rivestirlo di particolari stilosi e leggeri. Mi piace pensarla così, anche se credo che il progetto sia nato già in questa direzione dalla mente vulcanica di Eugenio.

tracker 250

E comunque sia più guardo la Tracker 250 e più mi convinco che se da un lato è una buona base per (ulteriori) modifiche e customizzazioni, dall’altro è già una bella e convincente special di serie. Scarico alto dalla forma personalizzata, il bellissimo fanale anteriore, tonto per essere retrò al punto giusto, ma con tecnologia led per strizzare l’occhio ai motociclisti 2020. Sellone (comodo per uno) con impunture e aspetto davvero vintage, che termina contro un fanalino posteriore a richiamare davvero altri tempi. Il manubrio è praticamente da “cross” con tanto di traversino e salsicciotto di gommapiuma griffato Verve.

verve tracker 250

Piccolo, forse troppo, lo strumento di bordo con le informazioni essenziali, velocità, riserva carburante, contakm. Nella logica dell’essenzialità “l’orologino” appena citato è nascosto dietro un’unghia vagamente aerodinamica posta appena sopra il fanale anteriore. Il reparto sospensioni è decisamente lontano dalle “cinesate” come le definiscono i leoni da tastiera; forcella up-side-down regolabile, così come regolabile è anche il mono posteriore. Come detto poco sopra c’è posto anche per il passeggero ma è davvero risicato, diciamo che si viaggia meglio da soli. Questo perché le dimensioni della moto sono volutamente contenute, ma al contrario di altri mezzi di questo segmento non “microscopiche”. Diciamo che con i miei 70 kg e 1,70 cm di altezza mi ci sono infilato sopra perfettamente, ma anche i piloti più alti non avranno problemi.

verve moto 250

Dove la incaselliamo questa moto? Il mercato non ha il segmento “Traker”, quindi..boh...nelle scrambler forse, ma è evidente che la sostanza è diversa. A quale pubblico si rivolge? A tutti…e non è una risposta generica e poco esaustiva credetemi. Questa Verve 250 può davvero far divertire tutti, dal neofita, al motociclista più sgamato, passando per il pubblico femminile che in quanto a stile ha solo da insegnare. Il monocilindrico 250 ad iniezione eroga 25 cv, più che sufficienti (anche visto il peso) a divertirsi si fuori che in strada.

verve moto 250

Il prezzo? Poco più di 4.000 euro...cosa chiedere di più?

Insomma, una moto bella (già lo dicevamo del 125), di sostanza, con un background di stile, passione, italianità e genio che la rendono ancora più “ricca” di contenuti non necessariamente toccabili con mano. Un oggetto semplice, un ferro di sostanza che farà girare la testa a molti, per primo il sottoscritto.

Scettici? Fate un test ride e poi mi saprete dire!!

tracker verve

Foto di Roberto Serati

Abbigliamento del test: Casco Caberg Ghost, Giacca Spidi Solar Net, Pantaloni PMJ Deux, Scarpe Stylmartin 

 

Fagna

 

GALLERY:

 

Ti potrebbero interessare anche:

VENT SCRAMBLER  - Test

TRIUMPH SCRAMBLER 1200 XC - Test