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Domenica, Dom Apr 2020

Laverda

Non ho mai avuto una Laverda, ma ricordo un vicino di casa, era la fine degli anni ’70, che aveva una moto con tre cilindri di colore arancio, era una Laverda 1000.


Poi i ricordi si avvicinano agli anni ’80 dove le Laverda 125 LZ erano tra le più veloci moto dedicate ai fortunati sedicenni dell’epoca, motore potente parente stretto delle Zundapp tanto amate dai paninari di quegli anni, prima di diventare LB, ovvero Laverda Breganze.

Laverda

Il resto per me è oscuro e vago, se non per quel arancio che da sempre contraddistingueva le versioni sportive delle moto Laverda, divenuto nel tempo un marchio di fabbrica.
La mostra tematica durante la 78^ edizione della Mostra scambio di Novegro ha riacceso la lampadina della curiosità e così la ricerca di informazioni che condivido con voi.
La Laverda nasce 1947 quando Francesco Laverda, direttore tecnico dell’azienda di famiglia famosa per le macchine agricole, ebbe l’idea di costruire delle motociclette.
Il prototipo, presentato nel 1948, era una motoleggera con robusto telaio in lamiera stampata e motore a 4 tempi, dotata di sospensione integrale e di un futuristico braccio metallico pressofuso cavo che forma la parte sinistra del forcellone oscillante e contiene il gruppo frizione-cambio-trasmissione.
Nel 1949, nonostante l’ostilità dei fratelli, fonda la "S.A.S Dottor Francesco Laverda & Fratelli",
La vera capostipite dell’azienda fu la Laverda 75 del 1950, una motoleggera che diede tante soddisfazioni anche nelle numerose gare tanto da convincere l’azienda a partecipare ufficialmente alla Milano-Taranto del ’51.
Ottimi risultati che portarono a ripetere l’esperienza nel ’52 (cinque Laverda nelle prime 5 posizioni) e con vittoria anche al Motogiro d’Italia.

Laverda

Sull’onda dei successi nel ’54 viene affiancato anche il modello 100cc che permette alla Laverda di monopolizzare le categorie delle piccole cilindrate.
Ma la produzione Laverda non si ferma e nel 1958 vengono presentati 4 modelli: due ciclomotori (Turismo e Sport) e due moto 100 cm³ (Gran Turismo e Sport Lusso)
Anche la moda degli scooter investe l’Azienda Vicentina che nel 1959 presenta il Mini-Scooter da 49 cm³ a quattro tempi e a 2 marce, marce che nel 1961 furono portate a 3 e l'anno successivo affiancato da un 60 cm³ inizialmente destinato al mercato inglese.

Laverda Laverda
Laverda Laverda


Un’ulteriore incremento di cilindrata avverrà nel 1961 con la 200 Twin, moto con motore di 200 cm³ bicilindrico frontemarcia 4 tempi, che ebbe un buon successo e fu esportata anche in America. Ne verranno prodotti circa 4500 esemplari.
Il Laverdino 49 è invece presentato 1964; un piccolo ciclomotore a 2 tempi monomarcia, il Laverdino 49, economico ma dotato di interessanti innovazioni tecniche, come il serbatoio in materiale plastico e i freni a disco con comando a filo.
Nel 1965 al Motosalone di Milano viene presentata una moto 125 cm³ 4 tempi monocilindrica orizzontale di cui saranno disponibili 4 versioni: Sport, Trail, America e Regolarità Corsa.
Sarà però Massimo Laverda, figlio del fondatore, a imprime nel 1964 una svolta importante alla gamma del marchio di Breganze.
Laverda inizia a sviluppare moto di grossa cilindrata e presenta due anni dopo la Laverda 650 cm³, cui seguirà l'anno successivo la 750 cm³ che otterrà un notevole successo commerciale.

Laverda

È del 1970 la Laverda SF 750 che verrà prodotta fino al 1975 insieme alla versione Competizione denominata 750 SFC, plurivittoriosa nelle gare riservate alle moto di serie e nelle gare di durata. Potenza 72 CV e velocità 220 km/h erano ottimi numeri per un modello di cui, tra il 1971 ed il 1976, furono prodotte 600 unità in tre versioni.
All'inizio degli anni 70 nasce anche una serie di maximoto di cilindrata 1000 cm³ o 1200 cm³ che giungerà fino alla fine degli anni ottanta. Queste maxi moto tre cilindri anticiperanno la tendenza futura verso le grosse cubature. Saranno moto robuste, ma pesanti da condurre.
Nel 1978 fu costruita la 500 Formula (52 CV 152 kg) per la quale fu organizzato un trofeo monomarca di 6 prove su vari circuiti e che venne disputato per 4 anni fino al 1981.

Laverda

La voglia di stupire e di ricerca tecnologica porta anche alla realizzazione della Laverda 6 cilindri venne prodotta in due soli esemplari ma aveva soluzioni d'avanguardia derivate dalle vetture di Formula 1: Motore 6 cilindri a V di 90° longitudinale 995,45 centimetri cubi, distribuzione comandata a catena con doppio albero a camme in testa quattro valvole per cilindro, lubrificazione a carter secco con doppia pompa e serbatoio dell'olio separato. Alimentazione per mezzo di sei carburatori monocorpo invertiti, raffreddamento a liquido, cambio a 5 marce trasmissione ad albero cardanico. Il progetto venne realizzato da Giulio Alfieri e portato in gara sperimentalmente da Nico Cereghini nel 1978. Telaio in traliccio al cromo molibdeno, potenza 140 CV, interasse 1470 mm, peso 216 kg, velocità oltre 270 km/h. Poteva stupire e dominare, ma nel 1979 fu cambiato il regolamento e le moto con più di 4 cilindri non poterono più correre quindi non partecipò ad altre gare.
Intanto anche le ultime evoluzioni del tre cilindri di 1000 cm³ degli anni '80 avranno scelte estetiche nuove rispetto alle linee tradizionali e saranno rinnovati in alcuni dettagli importanti del motore, come la fasatura da 180° ai 120°.
Le cilindrate inferiori di 350 cm³ e 500 cm³ non vengono comunque abbandonate e affiancano i modelli di più elevata cubatura. Vengono prodotti anche modelli di piccola cilindrata che ottengono un lusinghiero successo di vendite come la serie delle Laverda 125 LZ di cui accennavo all’inizio, modello che forse rappresenta il canto del cigno della casa di Breganze insieme all’ultima maxi.
Il modello RGS1000 (1982) si presenterà con un'estetica avveniristica per il periodo, con linee filanti e ben raccordate, e soluzioni originali come le pedane regolabili (dispositivi brevettato) e il tappo del serbatoio nel cupolino. A questo modello si aggiungeranno le versioni RGA, Jota, Executive (dedicata al turismo) e la SFC, modello dalle velleità più sportive.

Laverda

Gli iniziali successi commerciali della Laverda RGS 1000 subirono un netto calo negli anni successivi, a causa di una concorrenza sempre più agguerrita e propositiva, che videro invecchiare velocemente il modello e le varianti proposte. La causa principale era nel reale invecchiamento del suo progetto strutturale risalente alla fine degli anni '70 e quindi nella mancanza di adeguati investimenti atti al rinnovamento tecnologico del modello e le richieste calarono avviando quel processo di difficoltà che, nella seconda metà degli anni '80, porterà la fabbrica alla chiusura.
Dopo una prima chiusura, negli anni '90 viene tentata una rinascita produttiva, ma l'azienda registra una fase di profonda crisi finanziaria e di mercato.
Il prestigioso marchio però è vivo nella passione e nell'ottobre 1993 nasce la I.Mo.La. SpA (International Moto Laverda), che vede impegnate, in tempi diversi, tre famiglie imprenditoriali venete in tre settori diversi: Paolo e Valentino Brazzale, settore alimentare; Nadir e Roberto Spezzapria titolari della Forgital, settore meccanico, e Francesco Tognon, promotore dell'iniziativa, settore abbigliamento. Abbandonata la sede storica la produzione viene riavviata in un piccolo opificio di 5.000 m², sito nel comune di Zanè, mantenendo a Breganze solo la sezione ricambi. Nei primi due anni le nuove moto vennero vendute esclusivamente sui mercati esteri, tornando alla distribuzione sul mercato italiano nel 1995. Il primo bilancio mostrava un fatturato di 200 milioni di lire, ma nel '95 salì a 9 miliardi, nel '96 a 18 miliardi e nel 1997 32 miliardi, con 1500 moto vendute all'estero. Il 1998 è l'anno del ritorno nel mercato italiano, con modelli come la Ghost e la Ghost Strike, equipaggiati di motore bicilindrico frontemarcia raffreddato ad aria con una cilindrata 668 cm³ e dotate di telaio a traliccio in tubi di acciaio.

Laverda

Modelli che piacciono, ma non riescono a sfondare nel nostro mercato nemmeno quando vengono affiancati da un più evoluto motore 750 cm³ raffreddato a liquido. La Strike 750 e il modello 750 S equipaggiati di motore bicilindrico fronte marcia saranno dotate di telaio scatolato. A queste si aggiungeranno le versioni di 650 cm³, come la "Legend", la "Cafè racer" e la "Black strike", oltre al modello più stradale "Formula", il più sportivo in tutta la gamma (che partecipò anche a qualche gara in Inghilterra nella Superstock con il team Alto Performance Racing).

Laverda

Componentistica di alto livello, come i freni Brembo, cerchi forgiati Marchesini, sospensioni Paioli, e le ottime doti dinamiche, che però non permettono a queste moto di fare breccia nei cuori degli appassionati portando ad una nuova chiusura della produzione, schiacciata da quella nipponica e da quella della Ducati.
Nel 2000 è stata acquisita dall'Aprilia entrando a far parte del gruppo che comprendeva anche Moto Guzzi.
Nel 2000 è stata presentata la Lynx 650, una naked con telaio misto tubi a traliccio in acciaio e piastre in alluminio, con motore di derivazione Suzuki SV 650[4]; questo modello non è mai entrato in produzione, ma può essere considerato l'antenato dell'Aprilia Shiver 750.

Laverda

Poi però il gruppo Aprilia nel 2004 è stato ceduto al gruppo Piaggio.
Il resto è storia presente o meglio l’attesa di una rinascita che speriamo arrivi anche per il marchio dai colori arancio.

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