Categoria: Dentro al bauletto


“Le moto dell’Artista”
RUMI un marchio Italiano, figlio di quella Bergamo del dopoguerra, scomparso che echeggia nei racconti di chi ha avuto il piacere di sentire quell’inconfondibile rumore uscire dalle marmitte di quel bicilindrico che negli anni ’50 era sinonimo di sportività e avanguardia.


RUMI era il nome della moto di mio padre, una 125 Turismo che non ho mai visto ma il cui ricordo ancora commuove ancora l’allora giovane Milanese.
Spuntano dai cassetti foto ingiallite di lui sulla sua moto e di mia madre accanto a una "gemella" di un amico, una sorta di trade union tra il loro passato su due ruote e il mio attuale.



Mi raccontava della sua RUMI che tutti chiamavano scherzosamente Rottami Uniti Messi Insieme, forse per un’eccessiva delicatezza di alcune parti o forse per le origini dell’azienda, fonderie e meccanica pesante, pur riconoscendone le ottime qualità ciclistiche, motoristiche e di stile.
Nate da un’idea di Donnino Rumi, nel primo dopoguerra, quando si convertivano le aziende da produzione bellica (La RUMI era famosa come fonderia per il bronzo e per la produzione di parti per i siluri navali, da qui l’ancora e l’incudine nel simbolo di fabbrica ) a una più giusta produzione civile, nel caso specifico nel campo dei macchinari per l'industria alimentare, l'industria cinematografica e per quella tessile.



La scarsità di mezzi di locomozione poi ha coinvolto RUMI, come altre aziende piccole e grandi dell’epoca a buttarsi nel settore delle due ruote a motore.
Le moto seguono il gusto stilistico e artistico del fondatore che si dilettava anche come valente pittore e scultore, mentre per il motore il progetto viene affidato a Piero Vassena e poi sviluppato e concretizzato dall’Ing. Salmaggi proveniente da Gilera (progettò la Saturno 500) e Parilla (sue le 250 mono e bialbero .)
Dopo una breve parentesi di Joint venture con la AMISA, piccola casa motociclistica Milanese, nel 1950 alla fiera Campionaria di Milano viene presentata la prima RUMI,
una 125 denominata “Turismo” che racchiude già molte delle caratteristiche che saranno comuni a tutta la produzione dell’azienda Bergamasca.



Motore Due tempi, bicilindrico, efficienti forcelle telescopiche meccaniche e sospensione posteriore a ruota guidata, mozzi pressofusi in alluminio con freno a tamburo centrale e perni sfilabili.
Ruote da 19 e 21 pollici, non solo sui modelli stradali, ma anche su alcune versioni da sport e competizione.
Fu anche la prima a utilizzare cilindri in alluminio con la canna cromata e marmitte ad espansione, le prime che circolarono sulle piste e sulle strade italiane e speciali pistoni in alluminio con deflettore in testa per migliorare l’evacuazione dei gas di scarico.
Nulla di strano ora ma eravamo solo nei primi anni ’50.



Già nel 1951 nasce la RUMI sport e seguendo l’onda delle prestazioni le moto Bergamasche vennero utilizzate da diversi piloti nelle manifestazioni dell’epoca con numerose vittorie.
Nel 1952 arriva quindi la “Gobbetto”, vera moto da corsa che si affianca alla produzione di serie che trova la massima espressione della versione sport bi carburatore SS del 1953. Gobbetto, soprannome nato dalla forma del carter motore con la gobba per racchiudere la catena che trasmette il moto dall’albero motore al magnete posto sopra il motore.
Seguendo l’onda delle Vespa e Lambretta anche RUMI produsse due modelli di scooter, lo “Scoiattolo” a ruote alte, da considerarsi antagonista del Guzzi Galletto, in produzione dal ’51 al ’57, e dall’innovativo “Formichino” che nel ’54 portò una ventata di modernità nello stile, probabilmente troppo avanti per quegli anni pur rimanendo in produzione fino alla chiusura dell’azienda.



Realizzato tutto in alluminio pressofuso, aveva la particolarità di avere il motore portante a cui si univano le scocche anteriore e posteriore. Faro carenato e girevole per avere un fascio di luce che seguisse la traiettoria della curva di notte.
Il fuoristrada e le gare di regolarità in voga negli anni cinquanta allargarono l’interesse sportivo della RUMI che mise in produzione nel ’52 il modello “Regolarità” seguito nel ’54 dal “Regolarità 6 Giorni” che partecipò nel ’54 alla sei giorni Internazionale ed entrò in produzione l’anno successivo.  

TURISMO (1950 - 1956)
SPORT (1950 - 1958)
COMPETITION SS52 GOBBETTO (1951 - 1955)
SCOIATTOLO (1951 - 1957)
REGOLARITA' (1952 - 1954) 1° e 2° serie
BICARBURATORE (1953 - 1956)
G.T. - GRANTURISMO (1953 - 1956)
FORMICHINO (1954 - 1960)
REGOLARITA' SEI GIORNI (1955 - 1960)
JUNIOR (1955 - 1959)
DIANA (1955 - 1958)
JUNIOR GENTLEMAN (1959 - 1962)
MOTOFURGONE (1950 - 1956)
Questi i modelli che hanno segnato i dodici anni della storia della RUMI, finché un investimento legato all’annessa azienda di macchine tessili in Argentina colpita dalla crisi politica ed economica del paese sudamericano creò un dissesto finanziario da cui non riuscì a risollevarsi terminando la sua produzione, compresa quella dei mezzi a due ruote.



La RUMI fu un tale concentrato di innovazioni che l’avrebbero proiettata nell’olimpo del mondo motociclistico e non fu.
Una storia, gloriosa e ricca di vittorie, di avanguardia anche estetica e stilistica troppo breve rispetto all’elevatissimo potenziale di cui era dotata.
Solo la sfortuna la complice di una fine immeritata che rimane nei modelli che appassionati collezionisti conservano gelosamente.

Grazie a Scuderie Canarino per la consulenza e per averci mostrato buona parte della produzione RUMI.

Foto dei Modelli prese da www.motorumi.it



Flap


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