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Sabato, Sab Ott 2019

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Rea contro Bautista

Un dubbio atroce che si insinua nel loro cuore di motociclisti un po’ bambini: “vale la pena attirare le ire della principessa di casa per guardare Superpole, Gara1, Gara2 e Gara 1 emmezzo?”. Quattro round alle spalle e campionato già finito. E’ quanto gli appassionati della Superbike si trovano come risultato di tanta attività regolamentare. Guardando il topolino Rea, è sfuggito l’elefante Ducati!


E’ quasi buffo vedere fior fior di dotti delle motociclette sportive arzigogolate ragioni per cui Jonathan Rea non riesce a stare davanti alla Ducati di Alvaro Bautista. Dopo tre anni passati a depotenziare il duo Kawasaki-Rea, in un’attività più simile al mobbing che alla pratica sportiva, qualcuno ha anche invocato l’aiuto dello psicologo, qualcuno va dicendo che sono arrivati i marziani, qualcuno pontifica sulla lunghezza dei rettilinei. Ma Alvaro è davvero l’unico pilota arrivato dalla MotoGP?

La risposta è ovviamente no,  questo è solo l’ennesimo pasticcio causato da un accanimento regolamentare che anno dopo anno non ha fatto altro che causare problemi, un accanimento orgoglioso che non ha fatto vivere una sola stagione di vero sport a questa bellissima serie. Che il regolamento sia sbagliato lo si è capito ancor meglio quest’anno, nel momento in cui si è riusciti a far rientrare il duo Kawasaki-Rea nel gruppo, quando sembra fatta, l’ennesimo buco regolamentare dà la possibilità al mago dei regolamenti di piazzare la palla nel buca. Una bellissima moto, figliastra dalla MotoGP, con un regime di rotazione stratosferico e a bordo un pilota davvero talentuoso, ma non un marziano.

Ora cosa ci si aspetta, che ci si accanisca anche contro il duo Ducati-Bautista? E' questa la sportività della Superbike? A chi a poca memoria le altre Panigale V4R non fanno risultato come non lo facevano le altre Kawasaki, nemmeno quella di Sykes.

L’ingegno italico è stupendo. Domenicali voleva un ritorno alle Superbike più elaborate, e Gigi Dall’Igna, a norma di regolamento, gliel’ha servita, mettendola a listino. Siamo fantastici.

C’è chi vorrebbe un ritorno alle origini con moto più vicine alla serie, anche se non è l’esatta fotografia delle moto degli albori della Superbike, ma se davvero le moto fossero delle stock oggi la Panigale V4R probabilmente darebbe il doppio del distacco agli avversari. L’intento del gestore era allontanare le Superbike dalle MotoGP? Alvaro Bautista ha segnato il suo miglior tempo ad Assen in 1'34.564, mentre nel 2018 Maverick Vinales ha fatto il miglior giro in gara in 1'34.113, a meno di mezzo secondo. Si può parlare di fallimento? Beh si, peggiorando ancora se si rileva che tra la Kawasaki e la Ducati c’è un altro mezzo secondo.

Il presupposto è solo uno, è oggettivo, non negoziabile, e semplice come lo sono le cose vere: l’unico modo per allineare le prestazioni di moto che nascono con filosofia diversa per calcare tanto la strada quanto la pista, chi più chi meno, chi a 20.000€ e chi a 40.000€, è poter mettere mano in maniera sostanziale alla moto.

Il risvolto peggiore, lo ripeto da qualche anno e continuerò a ripeterlo a testa alta dopo l’esplicita conferma di Ducati in barba a certi contraddittori, è che questa guerra da finte stock lo paghiamo noi motociclisti normali, il tutto  ha fatto lievitare il prezzo delle Superbike stradali nei concessionari. Una volta c’era qualche versione speciale super prezzata, oggi resta solo qualche cenerentola alla portata di portafogli già ben nutriti, il resto è questione per i facoltosi.

E’ una Superbike rovinata. E’ una Superbike già finita.

Wolf

Ritratto di Wolf