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MotoGP Austria Dovizioso e Marquez
MotoGP Austria: strepitoso Dovizioso, duro, coriaceo, aggressivo... vincente
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Un finale adrenalinico vissuto in totale sospensione ha decretato una delle vittorie più belle di Andrea Dovizioso e della Ducati nel MotoGP in Austria, l'ombra della scorsa settimana sulle spalle di Marc Marquez è diventata una presenza concreta, di forza, aggressiva, con una vittoria che ha raddrizzato un week end pieno di veleni in casa Ducati.


Guardando i test del week end e la qualifica del Sabato, gli appassionati si aspettavano l'ennesimo acuto di Marc Marquez, la pole position conquistata con tanto impeto sul circuito preferito dalle rosse di Borgo Panigale, sembrava aver suonato più che un campanello d'allarme, un vero e proprio gong di fine incontro. Il recupero della Honda sul potere velocistico di Ducati è sembrato completo e irreversibile. Ma si sa che quando metti uomini e macchine insieme, è solo la bandiera a scacchi a darti il verdetto finale.

MotoGP Austria Andrea Dovizioso


DESMODOVI E DESMOMUSCOLI

Se da un lato la vittoria di Andrea Dovizioso ha risollevato gli animi in casa Ducati con una progressione che negli ultimi gran premi ha riportato la rossa a scalare le posizioni di fine gara, dall'altra c'è la tensione palpabile che le dichiarazioni su un possibile, ma improbabile, ritorno di Lorenzo ha generato nei piloti Ducati. Sfiduciati e forse intimoriti da un pilota che in forma può essere davvero la nemesi di Marquez, i piloti Ducati hanno chiuso la visiera cercando di dare il massimo ignorando quel qualcosa che aleggiava nell'aria. Difficile pensare ad una Honda che rescinda consensualmente il contratto con Jorge, un pilota che in casa disarmato, per quanto costoso, è sicuramente meglio che sulla barricata opposta ben armato. Poco sportivo, ma in amore e in guerra...

La vittoria di Dovizioso ha comunque pungolato il campione del mondo, le classiche interviste ridanciane di Marquez hanno lasciato il posto ad un sorriso più tirato, meno pulito del solito, forse più reale(?), come se l'orgoglio di chi ha ormai preso coscienza del proprio status, fosse stato umiliato da quella solita ultima curva dove Dovizioso è in grado di far davvero male allo spagnolo, forse il tallone di Achille di questo Marquez. Complice anche un Dovizioso che per tutta la gara si è dimostrato più aggressivo, più coriaceo, quelle caratteristiche che solitamente sono tipiche di Marquez che questa volta è stato ripagato con la sua stessa medicina, come un bullo che incontra sulla sua strada il buono della situazione con le mani pesanti. Insopportabile poi aver perso di nuovo al Red Bull Ring,

MotoGP Austria parco chiuso


LA GARA

Gara partita con un'ottima partenza di Marquez e Dovizioso, mentre Quartararo perdeva per un attimo la ruota dei due. Partenza fulminea anche per Valentino Rossi, che guadagna alla prima curva già cinque posizioni. Ma il primo antefatto accade alla curva tre, quando Dovizioso non molla la staccata a Marquez, il quale pur di non perdere il primo confronto porta tutti e due larghi. Il duello è appena cominciato, ci vorranno 4 giri per rimettere a posto le cose ma alla fine del quinto giro Dovizioso è primo con Marquez che gli morde i polpacci.

Due giri e Marquez rompe gli indugi, e qui c'è il secondo atto per questo Dovizioso muscoloso che non molla subito, e nel cercare di riprendersi la posizione appare più aggressivo del previsto, troppo "Marquez" per lo stesso Marquez. Il campione del mondo prova ad aprire un divario, inizialmente con qualche piccolo risultato, ma le gomme morbide di Dovizioso non si deteriorano e tiene il contatto. E' un inseguimento coriaceo, sul filo dei centesimi, con Marquez furibondo nel T3, ma con il Dovi che recupera in altri settori. A nove giri dalla fine si riaprono le ostilità, Dovizioso ha la soft ancora in buono stato e ci riprova, nei rettilinei si affianca, Marquez prova a spingerlo verso il muretto, ma il forlivese sgomita, è duro, è spigoloso.


MotoGP Austria Marquez e Dovizioso

I giochi si chiudono all'ultimo giro, quando Marquez è ripassato davanti da tre giri e l'ultimo assalto di Dovizioso sul rettilineo non è andato a buon fine. Per gli appassionati è un attimo che dura due curve, quelle che portano sul rettilineo dove Andrea esce veloce, cucito e composto, mentre Marquez sembra non sapere da dove arriverà la tempesta di questo nuovo Dovizioso, sceglie la via dei cavalli scaricando tutto e allargando la traiettoria, quel tanto che basta per lasciare a Dovizioso quell'attimo di lucida follia per infilare la moto in entrata sul rettilineo finale. Affacciato sul rettilineo il resto lo fa il Desmopower, che lancia la Ducati come una fionda verso la bandiera a scacchi.


L'OMBRA DI JORGE SULLA DUCATI E LA YAMAHA SENZ'ANIMA

Un finale che ha fatto saltare tutti sulla sedia, che ha costretto il campione del mondo visibilmente colpito nell'orgoglio a ricordare il divario in classifica, a ricordare la scelta delle gomme sbagliata e che solo lui comunque ci avrebbe provato in quelle condizioni. Ma quello che resta è una magnifica vittoria di carattere, di tanto carattere, di Andrea Dovizioso.

MotoGP Austria Quartararo

Al termine di tutto questo la domanda è quindi: serve un Jorge Lorenzo in questa Ducati? La risposta è esattamente quella di Dall'Igna, serve perché un'azienda che investe così tanto ha bisogno del maggior potenziale possibile, perché se si danno le stesse possibilità a due ottimi piloti, sarà poi solo la pista a decretare il migliore. Che questo debba far piacere a Dovizioso, è un'altra questione. Da sempre i migliori piloti non hanno mai gradito presenze ingombranti dall'altra parte del box, ma sta nella natura delle cose.

C'è poco altro da dire su questo gran premio, difficile non aver notato con quale facilità la Honda ha sverniciato di cavalleria la Yamaha di Quartararo, un'immagine nitida che toglie qualsiasi dubbio sulle lamentele di Valentino Rossi, ad Iwata farebbero bene a rimandare al rallenty quell'immagine a ciclo continuo perché li aspetta davvero tanto lavoro. Va forse cambiata la filosofia nella casa di Iwata, ancora troppo schematica, troppo gerarchica, davvero impossibile pensare ancora di relegare il materiale migliore solo al team ufficiale, quando si hanno due ottimi piloti nel team clienti, è un modo anacronistico di affrontare la MotoGP, e i risultati sono ben visibili. In questo momento ci sono le due moto più guidabili a livello di telaio, Yamaha e Suzuki, che hanno però un gap troppo grande a livello di cavalli e elettronica.

Prossimo appuntamento è con la MotoGP a Silverstone tra due settimane, quando rivedremo finalmente in pista Jorge Lorenzo.

Wolf

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