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Venerdì, Ven Dic 2019
  • BENELLI 502C - presentazione stampa Italia - la nostra opinione

    La scena dal quarto piano dell’hotel appare più o meno così. Mare, spiaggia immensa, strada ditta come un fuso e una decina di “cruiser” nero opaco schierate a bordo strada come nei migliori film. Tutto american style, ma sotto il cielo limpido di Rimini.

  • EMBLEMA - Prime impressioni di aMotoMio

    Brutta bestia l’invidia. Capita che uno di noi provi un prodotto e ne sia così entusiasta da coinvolgere anche gli altri, ecco che scatta l’invidia.
    Così quando Fagna ha provato gli occhiali Emblema nel suo viaggio in Nuova Zelanda, sono rimasto colpito dall’entusiasmo con cui parlava di un accessorio che nel mio caso è un optional obbligatorio.

  • Emblema Occhiali – Test aMotoMio

    Vi ricordate le prime impressioni di qualche mese fa? Sensazioni concernenti pochi chilometri e pochi giorni di uso che avevano dato un riscontro positivo, ma che volevamo poi verificare col tempo e con l’uso intenso e quotidiano.

  • HAT Series 2019 - Le esperienze di aMotoMio

    Cosa ho imparato dal fuoristrada? Che crea dipendenza! Ho imparato che con le giuste condizioni non è poi così impossibile, basta rendersi conto delle proprie capacità e dei propri limiti.

  • Monferraglia Uinter Peak 2.7 – Vissuta da aMotoMio

    Portare dei vecchi motorini a 2750 metri proprio in cima alla vetta Couis1 sopra Pila (AO) potrebbe sembrare a molti una follia.

  • Nuova Zelanda - South Island part 2

    Strano Natale a Queenstown con la spiaggia in riva al lago gremita da giovani e giovanissimi intenti a far festa, in costume da bagno e cappello rosso d’ordinanza. C’è musica griglie accese e qualche ettolitro di birra procapite tenuta sapientemente al fresco. Ci godiamo anche noi il clima di festa, anche gustandoci la vista panoramica della città dall’alto.

  • Nuova Zelanda Moto Tour 2019 - Diario di viaggio

    Giorno 12: 16 febbraio – Mt. Cook – Christchurch 380 km

    Ultimo giorno di viaggio, e quasi come da consuetudine (vedi viaggio 2106) la Nuova Zelanda ci saluta con una giornata nuvolosa e fredda, fino a 9° C sulle strade di montagna, per altro nemmeno troppo alte. Lasciate le curve la pianura verso ChristChurch ci sembra ancora più noiosa, sicuramente lo è davvero ma il pensiero è già al lungo volo aereo e alle incombenze lavorative che ci aspettano al rientro…come è giusto che sia. Mentre guido cercando di combattere il freddo tiro le somme di questo viaggi e difficilmente trovo cose negative, a partire dal Meteo, che in 12 giorni on the toad ci ha regalato solo qualche ora di pioggia, e per il resto solo clima davvero degno di nota; questo fattore denominato anche c@@lo ha reso ancor più bello il viaggio. Bene così. Mentre scrivo l’Airbus 380 sta sorvolando l’India, direzione Dubai…mi rendo ancora una volta che siamo andati proprio dall’altra parte del mondo.
    A quando il prossimo “giro” neozelandese??? Fatemi riprendere dal jet lag e possiamo parlarne

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    Giorno 11: 15 febbraio - Dundenin – Mt.Cook
    Il monte più alto della Nuova Zelanda con i suoi 3.724 metri è la vetta più alta e deve il nome allo scopritore della Nuova Zelanda il capitano Cook appunto. Senza nulla togliere al grande navigatore possiamo affermare che il nome Maori è decisamente più affascinante, AORAKI ovvero colui che buca le nuvole; che poi a dirla tutta le nuvole le bucherà anche le nuvole ma oggi aimè ci è rimasto ben nascosto dietro, nonostante la giornata fosse di sole limpidissimo. Tanto limpido da colorare con la sua luce e un gioco di rifrazioni, il lago Pukaki di un azzurro talmente intenso da non sembrare nemmeno vero. Che poi sono partito a raccontare dal fondo, come se le strade fatte oggi per arrivare qui dovessero passare in secondo piano, cosa che invece suonerebbe tremendamente falsa. Su tutti il Lindis pass, che ben lontano dalla rapidità dei nostri passi alpini ci ha aperto sguardi lontani e scorci che pensavi esistessero solo nelle fantasie più sfrenate. Ah tra le altre cose qui c’è il monumento ad Hillary, agli appassionati di montagna dirà tutto, a quelli come me meno, ma basta studiare un attimo per capire chi sia questo illustre neozelandese…l’Everest vi dice nulla????

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    Giorno 10: 14 febbraio - Dundenin – Moreaki – Otago Peninsula – Dundenin 200 km circa
    Parola d’ordine di oggi: Meraviglie, della natura ma non solo. Si parte dalle Moeraki Boulders, rocce sferiche più o meno regolari che affiorano dalla sabbia di una spiaggia bellissima anche se oggi sferzata dal vento e da onde di notevole entità. Tornando verso Dundenin e affrontando la Otago Peninsula le meraviglie della natura si mescolano all’ingegno dell’uomo che ha ricavato una strada bordo mare, che più bordo mare di così non si può; bella, sinuosa, che cela dietro ad ogni curva un effetto scenico notevole. Non ancora sazi di cotanta bellezza ci rivolgiamo ancora alla natura, ammirando le foche che dormono pacifiche sulla spiaggia e i pinguini, accedendo ad una baia a loro dedicata, e che i simpatici uccelli acquatici abitano con somma soddisfazione. Ho lasciato per ultimo il cenno a Baldwin Street, la strada urbana più ripida al mondo, o almeno così dice la guida. Beh potevamo non fermaci a giocare un po’ su e giù con le moto???

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    Giorno 9: 13 febbraio - Te Anau – Dundenin 480 km
    Sono forti, qui...i neozelandesi, hanno una percentuale altissima di strade da favola…ma quelle ancor più belle (che per noi sono quasi incredibili) le chiamano “scenic route”. Cosi oggi ci siamo trovati a percorrere la “southern scenic route” che, semmai fosse ancora possibile, ci ha stupiti ad ogni curva, alternando leggere colline, ad insenature fantastiche dove guidare bordo mare...significa…proprio lì…dove la spiaggia finisce, e inizia l’asfalto, che manco a dirlo, è quasi sempre perfetto. 450 km di pura goduria motociclistica, provare per credere. E non è tanto il mare a meravigliare, qui dove il Tasmanian Sea e il pacifico si uniscono…no non è solo quello, è un’insieme di particolarità e bellezze che sapientemente miscelate danno luogo a scorci o veri e propri panorami…spettacolari. Ecco prendete Nugget Noint, lingua di terra che si insinua nel mare blu che deve il suo nome alla forma particolare delle rocce e degli scogli, come se non bastasse la sua bellezza…beh dovete percorrere la strada per raggiungerlo, roba da turbare i sogni anche del più rigido dei motociclisti. Tanti i km oggi, perché tante sono state le deviazioni...poco male…domani ci riposeremo un po’…gironzolando attorno a Dundenin. In moto naturalmente.

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    Giorno 8: 12 febbraio - Te Anau – Mildford Sound – Te Anau – 230 km
    Le statistiche parlano chiaro. A Mildford sound piove 300 giorni l’anno. E quindi sto giro ci è capitata pioggia; a dirla tutta mentre eravamo sul battello della crociera nel fiordo, perché la strada di andata l’abbiamo fatta (quasi) asciutta, ma il giro nel fiordo è stato un po’ “guastato” (nonostante questo le foche stavano beate a farsi fotografare su una roccia, posto che sono posti unici e fantastici, anzi Mildford Sound è uno dei posti più belli (a mio parere) della Nuova Zelanda. Senza dimenticare che anche la strada per arrivarci è davvero degna di nota. Dovendola fare a ritroso per tornare a Te Anau, ce la siamo presa comoda, anche perché il sole è spuntato d’improvviso dalle rocambolesche nubi sospinte dal vento che qui non molla mai. E con il sole cambiano i colori, le luci, i riflessi...persino i profumi, forse perché è l’umore stesso a migliorare. Domani ci aspetta una sgroppata notevole sulla Southern scenic route, di conseguenza, adesso a moto ferme, una bella birra Neozelandese non ce la toglie nessuno.

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    Giorno 7: 11 febbraio - Queenstown – Invercargill – Te Anau
    Oggi è il giorno di Burt Munro, siamo “scesi” fino alla sua città per respirare un po’ della sua bellissima storia, resa ancora più celebre dal famoso fil con Antony Hopkins. E giusto perché la vita di Burt non è mai stata molto regolare, la sua moto, le carene, i pistoni fusi...insomma il suo “tutto” non lo troverete in un museo, bensì in una ferramenta. Si avete capito bene, Hayes & sons è una ferramenta, enorme, ma appunto un ferramenta, e Mr. Hayes (ora scomparso) da buon appassionato di moto comprò in blocco tutte queste cose da Munro in persona, e sono li e fanno bella mostra in questo superstore; tra l’altro sono visibili a tutti senza dover pagare un centesimo di ingresso o biglietto, direi che per noi appassionati questo piccolo gesto è a dir poco importante. Ad Invercagill tutto trasuda passione per i motori, non fosse altro che per la presenza di un museo, il Mecca Motorcycles, zeppo di moto di livello molto alto che farebbero sbavare anche il più integerrimo degli appassionati. Giornata volata via a parlare di passione comune, con il valore aggiunto che a farci da guida, negli angoli segreti di Invercargill, è stata l’amica Miriam Orlandi. Grande viaggiatrice, il caso ha voluto fosse anche lei in Nuova Zelanda nel nostro stesso periodo. Coincidenze? Certo, ma a questo punto perché non percorrere un tratto di strada, seppur breve, insieme??

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    Giorno 6: 10 febbraio - Queenstown – Glenorchy – Coronet Peak – Arrowtown – Wanaka – Queenstown – 280 km circa
    Metti un punto fisso nella “città delle regine” e parti ad esplorare i dintorni, non te ne pentirai, parola di motociclista. Prima tappa Glenorchy, che oltre ad essere raggiungibile “solo” da una pista panoramica…pardon strada panoramica, è famosa per aver ospitato (nei dintorni montagnosi) i set di molte scene del signore degli anelli ma non solo; anzi...ricordate la famosa pubblicità del cioccolato con la mucca viola...beh non è la Svizzera è la Nuova Zelanda.
    Via da Glenorchy ma soprattutto dalla folla di Queenstown percorriamo la nostra “Pikes Peak” privata solo che qui è la strada del Coronet Peak, una salita davvero veloce e guidata, naturalmente con vista panoramica. Sicuramente più entusiasmante di Arrowtown, antica città dell’oro, oggi buona meta per turisti che amano un po’ il “posticcio”. Gradevole, nulla da dire, anzi una passeggiata la si fa volentieri ma siamo rudi motociclisti quindi apprezziamo di più il pittoresco e realmente vecchio Cadrona Hotel che oltre ad essere davvero affascinante pullula di bikers di ritorno dal Burt Munro Festival. Che spettacolo i gemellaggi e le pacche sulle spalle tra motociclisti di due parti opposte del mondo ma uniti dalla stessa passione. La cavalcata si conclude al Warbirds and weel museum di Wanaka; no ma non avete idea della quantità di auto, moto, aerei, motorini, giocattoli letteralmente ammassati dentro a 4 hangar. Imperdibile.
    Il ritorno vero l’hotel ci fa percorrere ancora la Cadrona Vallley. Vi assicuro una delle strade più belle che abbia mai “guidato” in vita mia. Provare per credere.

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    Giorno 5: 9 febbraio - Queenstown
    Giornata giù dalla sella. Adoro Queenstown, ma contemporaneamente mi accorgo che stare fermi a passeggiare non è molto parte del nostro DNA di anime che necessitano il moto perpetuo.
    Ciò nonostante la vita di questa città è un impressionate contrasto con la tranquillità delle sconfinate lande naturali attraversate fino ad ora, ma volente o nolente ti coinvolge ed evidentemente ha lo stesso fascino sulle centinaia di giovani che arrivano qui dal resto del mondo per lavorare e magari costruirsi un futuro. Vista dall’alto in una giornata di sole come quella di oggi, la città appare ancora più bella, nonostante sia talmente giovane da non portare traccia di edifici storici nella nostra concezione del termine. In compenso dentro all’abitato ci sono sequoie secolari. E’ sabato e le strade sono strabordanti di colori, di profumi, di bancarelle e di vita, con volti, praticamente tutti sorridenti.
    Grazie Queenstown di avermi accolto ancora una volta con una magnifica giornata.

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    Giorno 4: 8 Febbraio – Franz Josef – Queenstown 350 km
    Eh niente...come faccio a riassumere la giornata di oggi in poche righe e in una immagine? Beh credo sia impossibile. Un susseguirsi di natura lussureggiante, dai colori vivi, quasi finti da tanto sono carichi; come se con un programma di fotoritocco aumentassi a manetta la saturazione, da non credere.
    Non c’è stato un angolo brutto, un momento di pausa, un sospiro di noia oggi; tante le soste anche per una singola foto, ma forse il pezzo di strada più incredibile e spettacolare è stato quello sul lago Wanaka, che al di la del fatto che è enorme offre uno spettacolo unico anche semplicemente…guidando; e quando dico guidando...dico guidando, come se fossi su una pista, ma a bordo lago. E quando sembrava che la giornata fosse finita, ecco comparire la ciliegina, l’ultimo pezzo di strada prima di approdare a Queenstown. Solo quella varrebbe il prezzo del biglietto; tanto da essere tentati di tornare indietro a rifarla…non stasera, siamo sazi…ma forse domani…

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    Giorno 3:  Hokitika – Arthur Pass – Franz Josef Glacier
    Giornata all’insegna delle sorprese, partiti dal mare con una temperatura gradevole, arrivati in cima al passo abbiamo dovuto rifugiarci nelle coccole di un caffè bollente per contrastare gli 8 gradi esterni che per fortuna hanno ceduto via via il passo ad un tepore decisamente più estivo.
    La strada per il passo è un misto medio-veloce che ci ha fatto divertire non poco, freddo a parte appunto. Ma siccome abbiamo parlato di sorprese al plurale per non farci mancare nulla abbiamo percorso anche una lunga strada bianca, per fortuna facile, che se da un lato ci ha fatto apprezzare le bellezze della natura dall’altro non è stata molto rilassante. Ma una volta tornati sulla costa ed impostata la meta odierna, è stato un susseguirsi di saliscendi, belle curve e guida piacevole in un contesto a volte incredibile di boschi (i Bush neozelandesi) dove felci enormi si dividono gli spazi con pini o perché no con delle palme. In un susseguirsi incredibile di incruenze “arboree” a dir poco affascinanti. Arrivati al piccolo paese di Franz Josef, l’incontro con i Kiwi in cattività del Wildelife centre è d’obbligo. Il piccolo uccello simbolo della Nuova Zelanda è tanto buffo e davvero singolare quanto indifeso e sull’orlo dell’estinzione. Sarà questa consapevolezza, o il fatto che lui in “Kiwi” è legato ad un passaggio fondamentale della mia storia personale, ma sarei rimasto li a guardalo per ore, con la sua andatura incerta e il lungo becco a bucare il terreno. Il ghiacciaio non vuole farsi vedere, completamente coperto di nubi. Pazienza, tanto da lì non ti muovi, sarà per la prossima volta.

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    Giorno 2:  Hanmer spring - Hokitika 320 km
    Four season in a day, 4 stagioni in un giorno, questo è il motto che mi gira in testa da questa mattina. Partenza con la pioggia e 9 gradi, e via via il cielo che si apre e la temperatura che sale a 25 gradi con un sole stupendo, tanto da doversi mettere in tenuta prettamente estiva.
    Il “Ride” di oggi ci ha offerto strade di montagna condite da curve e panorami che ci hanno portato poi sulla “great west coast road” che da sola potrebbe valere il prezzo del biglietto aereo per arrivare fin qui. Dicono che sulla west coast sia inutile tentare di evitare la pioggia, noi oggi abbiamo dovuto indossare gli occhiali da sole, a volte la fortuna aiuta gli audaci come si suole dire. Tappa obbligata alle pancake rocks; rocce lavorate da millenni di vento e mare che assomigliano proprio agli omonimi dolci. Il mare di Tasmania tiene fede al temperamento del famoso “diavolo della” e si infrange con tanta veemenza sulla costa da polverizzare l’acqua che ci compare davanti come una nebbiolina, intrigante, profumata che porta nel casco quel profumo unico di salsedine, di benessere, di belle cose; in automatico la manopola del gas si chiude un po’, quasi come se inconsciamente il rallentare facesse durare più a lungo il piacere dei sensi, vista, udito, olfatto in primis.
    Un bella cavalcata con il premio finale, anzi con il privilegio finale di poter scrivere queste righe su un balcone vista mare, che pur essendo di Tasmania, aiuterebbe a calmare i “diavoli” di tutti noi.
    Adesso ci vuole una birra gelata. Domani ci aspettano nuove vibrazioni.

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    Giorno 1: Christrchurch – Kaikoura – Hanmer spring 330 km
    Primo giorno in sella, ancora con jet lag in corpo ma soprattutto con un fuso orario di 12 ore che piegherebbe anche un elefante; ma senza troppe remore ci siamo sparati 330 km subito di puro godimento, non fosse altro per il colore che l’oceano atlantico prende in corrispondenza della penisola di Kaikoura,
    che impetuoso ti entra negli occhi e nel cuore, con le tinte pastello talmente vive che sembrano uscite dal meraviglioso disegno di un bambino. Lasciata la costa 140 km di curve e controcurve, puro piacere di guida, solo a volte guastato dal brecciolino lasciato dai numerosi cantieri stradali, che stanno facendo i miracoli pere rendere di nuovo agibili queste strade devastate dal terremoto del 2016.
    Le 6 moto sfilano veloci, compatte e armoniose. Ci si vorrebbe fermare ovunque a fare foto, ma oggi eravamo un po’ di corsa, da domani, con calma, le nostre memori card si riempiranno di giga e giga di immagini, illusi che questa meravigliosa terra possa racchiudere la sua bellezza in una semplice immagine digitale.
    Il “Nuova Zelanda Mototour 2019” è finalmente partito!!!

    Nuova Zelanda

    PROLOGO
    La parte tragi-comica, di una partenza è sempre la preparazione del bagaglio. Figuriamoci poi se dentro ci devono stare casco, stivali, giacca ecc. Figuriamoci poi se il bagaglio lo devo portare dall’altra parte del mondo e non è un eufemismo.
    E pensare che “la” ci siamo già stati, conosciamo più o meno il clima, per quanto mutevole, e poi su dai alla fine qualche viaggio in moto lo abbiamo fatto no??...no….perché continuo a girare attorno alla (mega) valigia li, mezza aperta, che giace riversa come nella peggior scena di C.S.I., senza prendere la decisone ultima, definitiva, incontrovertibile di chiuderla.
    Ma sorvolando su questo motivo di tensione, oltre alle altre “millemila” ansie da viaggio ci siamo; il progetto Nuova Zelanda MotoTour 2019 è ad un passo dal prendere vita. 6 moto, 8 motociclisti con tanta voglia di scoprire se davvero, la terra di mezzo è uno dei paesi più belli del mondo. Siccome il mio giudizio è fortemente condizionato mi asterrò da darlo, ma posso oggettivamente dire che il posto ideale per saltare in sella, soprattutto in inverno (nostro).
    Non mi dilungo oltre, cercheremo di farvi seguire la nostra avventura giorno per giorno, anche se, credetemi, le immagini non potranno mai rendere giustizia ai paesaggi che attraverseremo.

    aMotoMio – Nuova Zelanda 2019. #upsidedowntouragain

    Hanno partecipato al nostro progetto:
    - Paradise Motorcycles New Zealand
    - Clover Official
    - Caberg Helmets
    - TCX Focus on boots
    - Emblema
    - Athena
    - OGIO
    - Sena
    - Crosscall

    GALLERY


  • Occhiali Vista/Sole Emblema A_Tom – Prime impressioni aMotoMio

    Se porti gli occhiali da vista da quando hai dodici anni e li infili sotto dentro il casco da quando ne hai 20, alla soglia dei cinquantasette anni ti puoi considerare sufficientemente in grado di valutare la comodità di una montatura, la qualità delle lenti e anche il confort delle bacchette quando sei in moto.