Invertendo quella che sembra essere uno delle tante perle di Marco Bezzecchi, la prima gara della stagione MotoGP 2026 in Thailandia va in soffitta, raccontandoci di un’Aprilia che fa paura.
Inutile raccontare di una MotoGP un po’ fighetta, che forse sta nei progetti del nuovo gestore americano, con piloti modello Formula1 ormai lontani anni luce dal calore della gente, dal contatto della gente. Meglio raccontare una MotoGP che mantiene ancora un tocco un po’ ruspante, raccontarla scegliendo qualche parola irriverente, cavalcando qualche polemica su “presunte” ginocchiate e sgomitate, e festeggiando perché ci piace che un’altra moto italiana dà la paga a tutti.

Non che non ci piacciano le KTM, le Yamaha e le Honda, ma le curve contrapposte nel derby tra Noale e Borgo Panigale, ha già quel tipico sapore un po’ becero del tifo italico da stadio, sognando che duri tutta la stagione.
Tra perle di elegante saggezza e sgomitate, qualcuno contesta il VAR… cose dell’altro sport!
Fatto sta che quel super Bez che tutti avevano visto arrivare insieme ad una RS-GP davvero tanto efficacie, alla fine è arrivato. Lui insieme allo squadrone Aprilia. L’inciampo della Sprint Race e la fuga di Marc Marquez hanno fatto temere che il biglietto pagato fosse una replica della scorsa proiezione… stagione, ma a disinnescare questa amara sensazione, quella di minestra riscaldata, ci ha pensato il giovane Pedro Acosta. Lui che è nel mirino di Ducati, una Ducati l’ha messa subito nel mirino. Una battaglia dura, a colpi di grandi staccate, di grandi talenti, terminata tra qualche polemica, tra “sgomitata si” e “sgomitata no”, perché come per il VAR nel calcio, se interviene è perché interviene, se non interviene è perché dormiva.

Ma poi arriva la domenica e scopri che lo squadrone Aprilia si è fatto Ducati. Quattro moto di Noale nelle prime 5 posizioni, due navi pirata nere e due americane azzurro Gulf, con quell’unico sprazzo di arancione rappresentato da Pedro Acosta, ancora lui. Marco Bezzecchi semplicemente perfetto, 26 giri senza sbavature, sfatando quell’errore della Sprint che lo gli ha fatto partorire una delle migliori massime del motociclismo moderno, in puro stile luchinelliano. Ma di tutto il colore quello che ci interessa è la progressione mostrata da Bezzecchi e da Aprilia, un segno tangibile che il 2025 non è finito con dicembre, ma anzi ha trovato un modo per agganciarsi e propagarsi in questo 2026, portando avanti un percorso di crescita che dopo questo brillare risultato, dovrà chiarire, tra una caduta e una vittoria, cosa sceglierà per il resto della stagione.
Pedro Pedro Pedro... Pedro Pe!
Ovvio che una vittoria non fa primavera, e un week end negativo non fa un inverno, ne per Ducati ne per Marc Marquez. Che Ducati non fosse in forma in Thailandia era apparso subito chiaro, ma Marc Marquez con le sue doti era riuscito a fare un gioco di prestigio in Sprint Race, un abracadabra però non ripetuto poi in gara, con l’aggravante della sfortuna e di quel cerchio piegato sul cordolo. Come ha già detto qualcuno, sono 22 le gare di questa stagione, e a Borgo Panigale si lavorerà duro per rimettere in bolla la situazione.

Bolla già ben posizionata per Pedro Acosta, già dato in Ducati per mancanza di progressi in KTM, poi arriva il 2026, hai la penna rossa in mano per firmare il contratto, e ti succede che la moto arancione va più forte di quella rossa. Che fare Pedro con la MotoGP nel 2027? Thailandia un puro caso? Oppure merito, come per Marquez, delle doti funamboliche ben conosciute di questo giovane talento che copre i limiti della KTM? Intanto il Pedro cantato dalla nostra Carrà, che già ricordava che era il meglio di Santa Fe, saluta la Thailandia con la prima posizione del mondiale in tasca.
Chi si rivede e chi ancora non si vede
Tra chi sale e chi scende sicuramente è bello rivedere Jorge Martin nelle prime posizioni. Non è riuscito ad arrivare a podio, ma ha finalmente terminato un week end e lo ha terminato nella parte alta della classifica. Questa Aprilia che fa bene a tutti, finalmente fa del bene anche al campione del mondo MotoGP 2024. Chi non si è visto invece è stato Pecco Baganaia, in difficoltà in qualifica come durante la gara, mai abbastanza consistente per risalire la china, ma in buona compagnia insieme a diversi compagni di squadra. Più che essere l’anno della verità, sarà al massimo l’anno del divorzio, ma il due volte campione del mondo è bene che trovi il modo di costruire un feeling con la GP26, un segno di maturità necessaria per completare le sue doti e sperare in una nuova campagna per il titolo.
Ora piloti e squadre avranno un po’ di tempo per meditare sui dati raccolti, e presentarsi sul nuovo circuito brasiliano tra tre settimane per il quale… non ci sono dati. Miracoli analogici delle due ruote!