fbpx
Questo sito utilizza i cookie che ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi acconsenti all'uso dei cookie.
Lunedì, Lun Nov 2020

Joan Mir e Suzuki campioni del mondo

La MotoGP consegna il titolo 2020 alla Suzuki di Joan Mir con una gara di anticipo, il giovane maiorchino indossa il numero uno nel giorno in cui Franco Morbidelli mette in scena una delle gare più belle.


Davvero difficile scegliere la copertina di questo articolo, da una parte il trionfo di un giovane pilota inatteso e di una casa altrettanto inattesa, la Suzuki, e dall’altra un pilota dal carisma tutto particolare che domina la gara e da prova di tutto il suo talento in un ultimo giro da grande campione. E’ sicuramente un anno tutto anomalo, il covid che ha costretto la Dorna a reinventare il campionato, i circuiti vuoti senza tifosi, e l’assenza di sua maestà Marc Marquez. Un vuoto che se prometteva inizialmente un campione, magari francese, da seguire mentre gara dopo gara scalava la classifica e il cuore degli appassionati, ci siamo trovati una specie di guazzabuglio, un cosiddetto brodo primordiale, dove alla fine è spuntato questo Joan Mir. Credo che per molte stagioni ci ricorderemo un campionato dove si sono alternati così tanti vincitori, ma soprattutto dove il pilota che vince una gara, la gara successiva fatica a rientrare anche nei primi dieci. Joan è stato continuo, per capirne il livello rispetto agli altri basterebbe ricordare che avrebbe potuto portare a casa il titolo anche senza vincere una gara, ma ha potuto comunque mettere quel sigillo ritenuto da alcuni essenziale.

Joan Mir

Suzuki porta a casa il titolo nel centesimo anno dalla fondazione, festa più grande in Giappone non potevano aspettarsela. La casa giapponese ha costruito mattone dopo mattone la vittoria mondiale, approfittando di ogni piccola opportunità per crescere e per fare punti, mettendo insieme una moto equilibrata e un team di grande spessore.

Il Morbido, se questo è un pilota morbido benvenuti nell’arena, il “secondo” pilota del team Yamaha Petronas ci è andato giù duro questo week end, prima casella alla partenza e poi un dominio durato fino all’ultimo giro, dove con le unghie e con i denti ha azzannato la terza vittoria. Scanzonato, divertente, compassato, la velocità a Franky sembra emergere naturale come solo un grande talento può fare, difficile adesso prevedere cosa decideranno a Iwata, con due moto ufficiali già nel box ufficiale, un Valentino Rossi da tenere d’acconto ancora per un anno, e il primo pilota Yamaha in classifica che viaggia ancora con la versione “base” della M1. Forse è bene che facciano una colletta tra i dirigenti Yamaha, qualche soldo in più deve scappar fuori. Ripenseranno al fatto che Suzuki con metà investimenti ha portato a casa il titolo, ma si sa… chi sbaglia paga.

Franco Morbidelli


LA GARA, TUTTA L'EMOZIONE IN UN GIRO

Gara che non ha offerto grandi spunti fino all’ultimo giro. Gli occhi sono rimasti incollati sulle posizioni dei piloti, osservato speciale Joan Mir e chi lo seguiva in classifica, e i distacchi in campionato che man mano cambiavano, con quella soglia di 26 che in realtà non è mai stata scalfita. Tre piloti là davanti per tutta la gara, Morbidelli, Miller e Pol Espargarò un po’ distanziato. Unica emozione qualche caduta illustre, quella di Quartararo, quella di Nakagami per la terza piazza e quella di Zarco che non aveva disputato un brutto week end. Tutto si è consumato nell’ultimo giro, quanto Miller ha rotto gli indugi e ha cercato il primo successo stagionale. Due sorpassi da parte del ducatista, tutti e due rintuzzati da parte del Morbido con incroci perfetti, millimetrici, e poi una guida pulita senza sbavature che non ha lasciato spiragli a Jack Miller.

Le vere sconfitte di questo campionato sono sicuramente le Yamaha. Dal finale della scorsa stagione dove Quartararo ha iniziato a mettersi in luce e la M1 sembrava aver risolto i suoi problemi, ai problemi di questa stagione, tra le prestazioni difficili del giovane francese, ai problemi di motore, passando per le sanzioni dell’MSMA, fino al dubbio forse in questo finale di stagione che il pilota giusto è rimasto nel team Petronas, o forse un pilota sbagliato è rimasto nel team ufficiale. Il verdetto però lo dà la classifica mondiale, prima la Suzuki, e prima delle sconfitte proprio Yamaha. Nell’anno in cui Ducati è apparsa in grande difficoltà e il grande nemico Marc Marquez è rimasto fuori campionato, non essere stati in grado di afferrare l’occasione equivale a una sonora sconfitta.

Joan Mir festeggia

Non si può dire di meno di Ducati, e anche di Andrea Dovizioso, dopo tutto se i pianeti fossero stati allineati con la corona in testa ci sarebbe stato proprio il Dovi, o forse quel Valentino Rossi che ormai sarà rassegnato a non vedere la doppia cifra nel numero di titoli,  e che nell’anno dell’occasione più limpida ha incontrato la sua peggiore stagione, anche in fatto di sfortuna, unico pilota che ha preso il Covid.

Un campionato anomalo, un campionato sfortunato, un campionato pazzo, un campionato ubriaco, ma che è riuscito a farci divertire. Abbiamo visto le moto clienti delle grandi case andare meglio di quelle ufficiali, tranne Suzuki che non ne ha. Sarebbe stato più bello se fosse finito al fotofinish, ma lo mettiamo in soffitta così com’è. Qualcuno ripeterà per anni che questo titolo viene dall’assenza di Marquez, ma un titolo è un titolo, e questo di Mir e della Suzuki sono veri e genuini come le lacrime di Brivio.

Ultima gara settimana prossima, in Portogallo, dove Quartararo e Morbidelli proveranno a sfidarsi per il pilota più vincente di questa stagione.

Risultati e classifiche