Harley-Davidson sposta, con la Pan America 1250 ST, la bussola verso la strada, e con la ruota anteriore da 17” presenta, forse, la sua moto più agile e svelta.
Indubbiamente fin dalla prima uscita la Pan America è stata un elemento di rottura, sia per quanto riguarda la filosofia delle casa di Milwaukee proponendo una maxi-enduro tanto lontana dalla sua storia, sia dal punto di vista stilistico con una linea decisamente personale e, indipendentemente dai gusti, assolutamente inusuale.
A distanza di quattro anni Harley-Davidson rimette mano alla sua creatura, la rende più stradale, o meglio puramente stradale con sospensioni ribassate, gommatura stradale abbondante su cerchi in lega con ruota anteriore da 17” e un cambio più rapido.
Insomma una vera cacciatrice di curve che lascia la terra alla concorrenza e va a sfidare le concorrenti più sportive.
LA TECNICA
La base rimane quella conosciuta della Pan America con il motore Motore Revolution Max 1250 raffreddato a liquido, capace di 150 Cv a 9000 giri/min, integrato nel telaio come elemento portante. Motore che concorre a ridurre il peso e nel contempo migliorare anche la rigidità per una guida precisa dove anche le sospensioni ribassate, che fanno scendere il baricentro, composte da una forcella SHOWA Balance Free da 47 mm e il monoammortizzatore SHOWA Balance Free, con precarico regolabile elettronicamente e compressione ed estensione regolabili manualmente regalano prestazioni su strada ottimali. 
Sportivo anche il reparto freni con doppie pinze Brembo anteriori monoblocco a quattro pistoncini con attacco radiale e dischi da 320 mm, accoppiati al posteriore da una pinza Brembo a pistoncino singolo disco da 280 mm. Al sistema frenante oltre all’obbligatorio ABS, cornering, si affianca anche il sistema di frenata elettronica combinata che applica elettronicamente lo sforzo di frenata a entrambe le ruote quando si agisce sulla leva del freno anteriore e, su alcuni modelli, il pedale del freno posteriore.
Frizione a cavo ben modulabile che diventa quasi superflua dopo aver ingranato la prima potendo contare su un cambio elettroassistito sia in salita sia in scalata. Trasmissione finale a catena.
Esagerata la componente elettronica che si può gestire tramite i comandi al manubrio e visualizzare sull’ampio TFT a colori: Traction control, Vehicle Hold Control, antipattinamento in rilascio, anti wheeling, ecc… 
Strumentazione ricca e completa che può interfacciarsi ai device personali tramite Bluetooth.
Un totale di cinque mappe motore tra quella di base (Rain – Road – Sport) e le due personalizzabili dal pilota.
Zona confort con manopole riscaldate, cruise control, controllo pressione degli pneumatici, ecc.
In tanta modernità un tocco di richiamo alla storia con il bloccasterzo con chiave sulla piastra delle sterzo.
L’ESTETICA
La Pan America non passa inosservata, impossibile, non è una moto facile, non per tutti, o piace o non piace, non esiste via di mezzo.
La ST è molto simile alla sorella con la ruota da 19”, dove troviamo però una sella più scavata e più bassa (82,5 cm), un parabrezza fumè, più piccolo e sportivo, un parafango anteriore più avvolgente. Inevitabilmente la linea è caricata in avanti pronta ad aggredire l’asfalto.
La vista posteriore è snella dominata dal portapacchi a filo della sella, che promette comodità sia a pilota sia passeggero, sotto cui spunta il fanalino posteriore a Led e le due frecce posteriori rotonde molto aderenti alla coda.
Il lato destro è dominato dal motore e dai collettori di scarico che confluiscono nel lungo e nero terminale che punta verso l’alto.
Il lato sinistro nette in mostra il forcellone e il telaio a traliccio che regge il posteriore mentre tra i cilindri spuntano le bobine come tradizione Harley-Davidson.
La linea laterale è caratterizzata dal lungo serbatoio da 21,2 lt. E dalla semicarena che si protende in avanti ad abbracciare il faro anteriore e inglobare la strumentazione.
Dietro la ruota anteriore il radiatore dell’impianto di raffreddamento e sotto l’alloggiamento per la batteria.
La vista anteriore è quella meno consueta nel panorama motociclistico con la sua forma rettangolare dove è inserito il faro anteriore a Led. Sulla ST non troviamo più la luce superiore di posizione lasciando più elegante la vista.
Sotto la semicarena spuntano le frecce anteriori rotonde, gemelle delle posteriori, anch’esse aderenti. 
Una vista che ci ricorda vagamente le Mante marine o se vogliamo una caricatura da cartone animato, ai più vecchi ricorda anche le lucidatrici degli anni ’60, ma indipendentemente dalla fantasia personale la linea è sicuramente unica e di rottura con ogni altra cosa vista in precedenza.
A fare il verso alla vista anteriore ci sono anche gli specchietti, di taglio anch’esso rettangolare, che bene si integrano nella linea oltre che essere assolutamente efficienti.
IN SELLA
La posizione in sella riprende quella delle maxi-enduro, ma vuoi per il lungo serbatoio, e per la ruota anteriore che carica in avanti ci si trova con una postura più sportiva con una triangolazione sella-pedane-manubrio comunque tipicamente turistica.
La ruota da 17” e la gommatura sportiva Michelin cambiano radialmente il comportamento dinamico della Pan America.
Questa grossa bicilindrica da 246 kg di peso in ordine di marcia sorprende subito per la sveltezza dello sterzo e la velocità nello scendere in piega.
All’inizio la posizione e la sveltezza dello sterzo sorprendono e creano un imbarazzo iniziale, ma bastano pochi chilometri per prendere confidenza e percepire la sicurezza di una tenuta sincera e di totale controllo.
Raggiunge velocemente la piega e la mantiene mantiene con coerenza e precisione anche quando la velocità aumenta così come la ottima direzionalità anche nelle velocità autostradali.
I 150 cavalli sono ben gestibili e tra le mappe disponibili abbiamo apprezzato maggiormente la Road che permette di divertirsi abbondantemente, mentre la Rain la useremmo solo in caso di scarsa aderenza. La Sport è dedicata ai momenti dove il polso destro prude; la risposta del gas diventa più pronta ed aggressiva, ma aumenta anche l’on-off rendendola fastidiosa in città o a basse velocità. Non ci siamo avventurati nei settaggi personali che sicuramente permettono di cucirsi addosso l’erogazione secondo il proprio gusto.
Motore con erogazione personale e un cambio che nel modello in prova che ha meno di 1000 km in salita risultava un po’ duro, mente in scalata, anche senza frizione sfruttando l’aiuto elettronico, si è rivelato veloce e preciso.
Un’Harley che è sicuramente la più sportiva da guidare con prestazioni che la mettono a confronto con le pari livello, divertente e nello stesso tempo capace di diventare una ottima compagna di lunghi viaggi anche in coppia.
In questo caso però si nota la mancanza del cavalletto centrale. 
Una eventuale scelta fuori dal coro per chi vuole distinguersi o chi ama guidare americano.
Disponibile nella colorazione base nera dove le grafiche si differenziano solo per il colore del serbatoio e carena.
Oltre al Vivid Black di questa prova dove il profilo rosso e l’elegante logo HD in grigio la rendono elegantemente sportiva, il nostro preferito, è disponibile anche in un più anonimo Billiard Gray e un appariscente Brilliant Red.
Prezzi a partire da € 20500,00 che la collocano nella fascia alta dei prodotti premium.
Foto di Roberto Serati
Abbiamo Usato: Casco Caberg Levo X – Giacca Clover Rainjet-3 WP – Pantaloni Clover Airjet-6 – Guanti Clover GTS-3 – Stivali Stylmartin Miles – Intimo Sixs
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