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Aprilia RS660
Categoria: trafiletti

Qualcuno penserà che soffro di doppia personalità ma non è vero, più che altro di personalità multipla… o meglio plurifrazionata.

La mia generazione è nata con il 600, e in particolare con il mito del 600 sportivo. Era la cilindrata “abbordabile”, quella che non spaventava ma poteva avere tutto quello che serviva per farsi la classica “uscita da sparo”. Certo, a livello del codice della strada non suona molto bene, ma i 600 quattro cilindri giapponesi hanno cambiato un po’ il modo di andare in moto in quegli anni, dove per scalare i passi di montagna, la Cisa, la Futa, il Passo dello Stelvio, sembrava indispensabile darci sotto con una supersport da sparo, per poi scoprire che chi aveva comprato un F650GS monocilindrica ti arrivava su a culo, ma bello rilassato.

Potenza della passione, che non sente ragioni e si innamora di quello che sembra più bello. La differenza stava tutta in quella carena lucida, colorata, e nei semimanubri. Scomodi, stancabraccia, ma imprescindibili. Poi quando era ora di metterle in pista le addobbavamo un po’ come un improbabile maggiolino tutto gas. La mia prima è stata una Suzuki GSX-F600, dagli amici soprannominata "culo di gallina", ci ho macinato davvero tanti chilometri.

Suzuki GSX-F600

Oggi le case una dopo l’altra mettono fuori listino le loro 600. Ultima fra tutte Yamaha, che dichiara venderà la sua mitica R6 solo in versione pronto pista. Via Honda, via Suzuki, resiste solo Kawasaki e MV Agusta con la splendida F3 675. Il perché è abbastanza chiaro, la 600 sono andate in una direzione, e i moticilisti nell’altra. Proprio l’R6 probabilmente è stata il simbolo della costante estremizzazione delle 600, sempre più vicine alle moto da pista, sempre più lontane dalle moto stradali. Per strada sulle 600 ci portavamo anche le zainette, abbracciate, abbarbicate, ma tutto sommato avevano il loro posto. Quanto ci piaceva quell’abbraccio.

Oggi su una moto sportiva sembrano quasi “inopportune”, sedute sul niente, appese come un bauletto su una Panigale. Il sellino posteriore, il trapuntino, è optional.

Le 600 sono morte ed è ora di voltare pagina.

Voltando pagina posso dirivi senza ombra di dubbio che le 600 sono finalmente tornate. Ho scritto qualcosa di diverso fin’ora?

Aprilia RS660, Honda CBR650R, Ninja 650, le seicento hanno ripreso la via della strada, le case hanno iniziato nuovamente a studiare una moto sportiva adatta per la strada e a qualche “sparino”. Per il lavoro, per una serata, da posteggiare davanti al locale trendy, con lo zainetto in spalla per una domenica su e giù dai passi o al lago, le 600 sono tornate. Belle, taglienti, seducenti. Quattro cilindri, bicilindriche e magari anche tre cilindri, le “seicento” sono tornate, e con loro anche il divertimento e il gusto di sentirsi un po’ racer tutti i giorni.

 

 
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