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Son passati quasi due anni da quando questa cavalletta Giapponese è entrata nel box.
In punta di piedi, senza disturbare, frutto di un desiderio nostalgico di provare emozioni su una moto che ai tempi, siamo nella seconda metà degli anni ’80, seppur lontana dai miei gusti prettamente sportivi attirava la mia attenzione.


Forse proprio per questa lontananza è rimasta latente questa voglia che a distanza di oltre trent’anni mi ha fatto cercare una XT600, non importava quale, non conoscevo nemmeno l’esistenza dei diversi modelli che si son susseguiti nel corso degli anni.
Così alla fine mi è capitata questa 2KF (Così dicono gli esperti) con pochi chilometri e il prezzo giusto, ma soprattutto con pochi lavori da fare, cosa importante visti i miei limiti meccanici.
L’idea di usarla poco, spaventato anche dal terrorismo mediatico della messa in moto esclusivamente a pedale dichiarata da molti spaccatibia!
Per di più sempre i suddetti terroristi, alcuni autorevoli, dichiarano difficoltà di messa in moto a caldo con sudore e Madonne volanti a furia di scalciare.
Eppure la piccola “Sake”, va beh è un mio vizio dare un nome a tutte le mie moto, mi ha fatto capire che in fondo basta qualche piccola accortezza e un po’ di cura.
Una buona messa a punto, regolare bene il cavo dell’alzavalvole automatico e un po’ di conoscenza… così di fatto non mi ha mai tradito.
Mai più però avrei pensato di doverla portare nel suo ambiente naturale: il fuoristrada!
Così eccomi l’anno scorso a cimentarmi nella mia prima esperienza assoluta in fuoristrada proprio con la mia nuova amica di trent’anni.
Grazie a lei soprattutto più che alle mie capacità la riuscita dell’avventura che mi ha aperto un mondo nuovo e ha consolidato la fiducia con un mezzo meccanico che pare avere una sua anima.
Avrei voluto tradirla quest’anno a favore di qualcosa di più recente, ma la sorte ha voluto che alla fine la scelta sia finita di nuovo su di lei.
Una scelta che si è rivelata azzeccata viste le condizioni del terreno di questa edizione della HAT Pavia-Sanremo.
Nonostante gomme non specialistiche ha galleggiato sul fango, saltellato sui sassi e sguazzato nelle pozzanghere come una ragazzina incurante del fango che piano piano la ricopriva.
Un incedere tranquillo ma costante capace di dare sicurezza al preoccupato (delle proprie capacità) pilota e anche quando gli si dava un po’ di tregua ripartiva tranquilla, se non alla prima alla terza, al massimo, scalciata.
Mi ha salvato più volte con la sua agilità, leggerezza e confidenza e anche quando gli ho chiesto di portarmi velocemente a casa lungo la lunga autostrada si è impegnata a farlo con onore, solo facendomi capire che vicino ai 130 km/h anche il mio dentista se ne sarebbe accorto!
Anche questa volta 770 km insieme di cui molti sofferti in fuoristrada con il suo totale aiuto e la mia massima fiducia.
Santa Yamaha XT600 grazie anche questa volta… mi sa che adesso che ci abbiamo preso gusto non sarà nemmeno l’ultima!

Flap