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Il Capitano, così scherzosamente sono stato definito da tutto il motogruppo viaggiante nel recente viaggio in Nuova Zelanda; proprio io che non ho ne meriti militari né tanto meno di Marina. 


Il Capitano, ovvero il tour leader, colui che "sta davanti", ma anche colui che traccia gli itinerari, compie scelte, pianifica la giornata successiva impegnandosi perché tutto vada per il meglio. E se da un lato tale qualifica (più goliardica che altro) gratifica e non poco, dall'altro, posso tranquillamente assicurare che carica di responsabilità non da poco. Dall'altra parte del mondo, cercando di far scoprire le cose più belle, le perle più nascoste di un paese che non è il tuo, ma che paradossalmente, per certi versi, conosci meglio del tuo. Dall'altra parte del mondo a stare davanti, sempre, anche in quei rari momenti che vorresti stare nelle retrovie a pisolare appollaiato al tuo manubrio...invece no…sempre lì, a cercare di pennellare le curve nella maniera più perfetta possibile, a rispettare i limiti e codici, a segnalare con gesti più o meno inventati qualche schifezza sulla strada...a scegliere per tutti, incontrovertibilmente, quando è il momento di fare benzina, in posti dove, tra una stazione di rifornimento e l'altra possono esserci anche più di 100 km.
Il Capitano, colui che ha tutti gli occhi addosso, scettici, nel momento in cui infila una strada secondaria, priva di qualsiasi segnalazione, stretta, magari sterrata ma che magicamente si apre su una piccola baia sconosciuta ai più. Il Capitano, io, che tronfio di questo titolo mi gongolo nel vedere lo sguardo dei miei compagni di viaggio riempirsi di stupore e gioia. Il Capitano, quello che in un angolo, a festa finita, certo che tutto è andato per il meglio, ha nascosto l'emozione irruente dietro le lenti scure di un paio di occhiali da sole.
Grande onore essere stato per 12 giorni il Capitano, in Nuova Zelanda.

Fagna