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Trafiletto Romano Fenati
Romano Fenati, il gigante e il bambino
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Chi l'avrebbe mai detto aspettando di vedere le rosse sbancare la MotoGP a Misano che invece avremmo visto un pilota, Romano Fenati, vederci solo rosso, e invece di usare la sua pazzia da campione in quella manciata di attimi che decide tra una vittoria e una sconfitta, ha lasciata che scorresse fluida e incontrollata e in quella manciata di attimi ha potuto solo costruire una disfatta sportiva.


E poi scatta la gogna, da quella mediatica a quella immancabile social, grida e schiamazzi da tastiera, i più furbi attenti ad usare parole accorte, i più stupidi a pensare come al solito utilizzando il monitor come scudo, forse prossime vittime della giustizia che ormai corre anche sul web.

A noi interessa però questo confronto tra il gigante, l'impianto mediatico coadiuvato dall'enorme clava dei social, e il bambino, un pilota talentuoso, veloce, ma che nel suo è rimasto un po' bambino e che il massimo che è riuscito a dire è "non gioco più".

Non mi voglio tirare fuori dalla mischia, anche noi abbiamo partecipato in qualche modo, però con forse una prospettiva più mirata, meno vendicativa, pensando che le due giornate inflitte dalla commissione gara fossero quasi ridicole per un gesto tanto grave quanto, e forse qui la vera colpa, plateale. Perchè di episodi tanto gravi quanto pericolosi in questo campionato MotoGP ne abbiamo visti da inizio campionato, forse qualcuno anche più pericoloso, di certo qualcuno ha portato anche a infortuni, ma passati in cavalleria perchè fatti al limite di quel "bon ton" della scorrettezza che ne commisura la pena. Eh si, la pena non è commisurata alla colpa ma a quanto sia stata plateale.

Tutti scatenati, cani arrabbiati sul web ad abbaiare e a ululare, ci si è messa anche la giustizia sportiva con ampio ritardo a difendere il proprio onore sportivo, fino a quando qualche "media" ha iniziato a intuire di averla combinata grossa, perchè la squalifica a vita "di fatto" se non per sentenza, è qualcosa a cui nessuno di buon senso poteva aspirare, nemmeno Stefano Manzi. Chi potrebbe voler così male ad un pilota?

Dall'altra parte, di fronte a questo gigante maldestro, un pilota che fatica a crescere, difficile, bambino, che ammette la marachella ma non ne capisce l'entità sportiva, che pensa che basti scappare dai problemi piuttosto che affrontarli. Un modo si poteva trovare forse.

Fa sorridere la distonia totale tra associazioni sportive e l'organizzatore delle gare, colpevole con una pena troppo leggera di aver consegnato Romano in pasto ad una muta di cani arrabbiati e repressi, che hanno ripreso dignità facendo a pezzi l'animale in difficoltà.

Wolf

Ritratto di Wolf