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Fotografie
Vecchie fotografie
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Una vecchia foto, in bianco e nero, un po’ ingiallita dal tempo. Uno scatto dei primi anni ’50 che ritrae mio padre in sella alla sua moto.
Una Rumi 125 che in non ho mai visto, del resto non ho mai visto mio padre in moto e la sua “Epoca” di motociclista si è interrotta con la nascita del primogenito, il sottoscritto, che faceva scegliere l’auto alla moto.


Erano tempi in cui non ci si poteva permettere il lusso di avere più di un mezzo in famiglia.
Tempi lontani che arrivano dai ricordi narrati e dalle fotografie che spuntano ogni tanto dai cassetti a testimoniare un passato.
Si va a scavare in momenti famigliari, di vita, un po’ la nostra storia personale attraverso quelle immagini sempre meglio definite, sempre più chiare e poi finalmente a colori.
Fotografie da prendere in mano o in album da sfogliare con cura, spesso accompagnati da una infinità di negativi per eventuali e improbabili ristampe.
Foto selezionate tra le 12-24-36 pose di un rullino dove spesso la metà veniva buttata perché; non a fuoco, tagliata o semplicemente sbagliata.
Una selezione postuma che non permetteva replica e spesso lasciava solo nella nostra memoria il paesaggio che non siamo riusciti a catturare con la macchina fotografica.
La suspense di ritirare la busta con le stampe dal fotografo per sapere l’esito degli scatti fatti magari qualche settimana prima, la gioia e la delusione mischiate in una manciata di cartoncini di carta.
Foto che si facevano al risparmio dosando gli scatti tra i pochi, e costosi, a disposizione, selezionando soggetti e paesaggi sperando nel risultato sperato.
Ora è tutto più facile, tutto semplice e quasi gratuito. Basta scattate con una fotocamera, ormai quasi sempre con un telefonino, e le foto sono lì, immediatamente disponibili, abbiamo subito il risultato e la possibilità di replica.
Abbiamo una infinità di possibilità di scatti a disposizione che archiviamo in memorie sempre più capienti.
E poi “selfie” alla ricerca del momento ideale che viene dimenticato immediatamente al autoscatto successivo.
Centinaia, migliaia, milioni di fotografie che riempiono GB di memorie digitali, che difficilmente torneranno alla luce e che spesso fatichiamo a rintracciare quando ne abbiamo bisogno.
La quantità ha superato l’essenza, la qualità è altissima ormai ma il gusto della memoria si è andato spegnendo.
Qualcuno sfoglia ancora gli album con le fotografie, pochi tornano indietro a “Sfogliare” su un monitor.
Sarà per l’abuso che ha portato a una quantità che ci ha fatto perdere la qualità emotiva delle fotografie, parlo delle foto personali ovviamente, sarà che è facile perdersi nel mare di file, ma il viaggio a ritroso nel passato è sempre più raro nell’era digitale.
Immagini che girano sul web, sui social, viaggiano da un computer all’altro alla velocità del pensiero, lo stesso pensiero che probabilmente verrà dimenticato in qualche Hard disk.
Poi riusciamo a commuoverci di fronte a una vecchia foto, in bianco e nero, ingiallita.

Flap

N.B.
Scene di vita vissuta da chi ha visto il passaggio dal rullino al digitale, senza essere un fotografo, riconoscendo il pregio a questo modo moderno di fotografare di aver permesso a molti la possibilità di foto decenti in maniera facile e immediata.
Forse un appiattimento, un livellamento dei risultati, però anche questo è progresso.
Rimane comunque immutata la differenza tra scattare foto e fare “Fotografia”, per i fotografi “Veri” cambia il mezzo, gli strumenti, ma l’arte si vede.