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Categoria: Le nostre prove

Tra demonio e santità è lo stesso basta che ci sia posto. Citazione facile, per introdurre al fatto che una Scrambler dal piglio sportivo per alcuni potrebbe rasentare la blasfemia. E la sportività non è nemmeno tanto velata: ruota anteriore da 17”, gomme “da corsa” come le Pirelli Diablo Rosso III, e quella colorazione li (adoro…lo confesso) con il rosso che è proprio lui, quello della Desmosedici GP.  

SPORTIVA…QUANTO UN MOTARD

Analizziamo bene il nome: Ducati Scrambler Urban Motard. Ecco la chiave, una moto divertente come un motard appunto, ma easy e scanzonata come sa essere una moto ideata in quel “pazzo mondo” che è la Land Of Joy. E l’ho pensato subito, salendoci in sella e volendola provare nel “teorico” terreno di caccia ideale: la città.

urban motard

Così ho cercato dei punti iconici della “mia” Milano per toccarli fugacemente in sella alla Urban Motard. Non nego un inaspettato stupore nel condurla in mezzo al traffico. Intendiamoci di Scrambler bolognesi ne ho guidata più di una, ne conosco bene la maneggevolezza, ma questa, questa mi ha particolarmente colpito. Rapida nei cambi di direzione, rapida disimpegnarsi tra le auto (ma occhio al manubrio bello largo) rapida nelle frenate, rapida nelle ripartenze, insomma rapida in tutto. Con l’aggiunta top di essere davvero facile da condurre, con la potenza giusta (73 cv) adatta a tutti, dal principiante al pilota più smaliziato.

 

Il bicilindrico da 803 cc raffreddato ad aria ha un bel carattere, ruvido quel tanto che basta ai bassissimi regimi, quanto piacevole da far girare nella sua curva ideale di utilizzo. Una erogazione supportata da una coppia di 66.2 Nm che non mette mai in difficoltà, ma che ti strappa un sorriso spontaneo e complice ogni volta che ruoti il comando del gas…che per altro è il più analogico possibile, ovvero a filo. Niente riding mode, niente controlli di trazione, solo quella sana ignoranza del polso destro con cui siamo cresciuti noi figli degli anni ’70. Qualcuno mi ha detto…eh si però sotto il diluvio, per un neofita non sarebbe stato male avere controlli elettronici e mappe varie; osservazione corretta ma dopo averla provata per più e più giorni posso affermare che il comodo del gas è talmente “dosabile” che esser emessi in difficoltà, neofiti compresi, è davvero difficile, ma bisogna usare la testa sempre. Naturalmente presente l’ABS, nella (secondo me) utilissima versione “cornering” utile nella giungla metropolitana così come nei passi di montagna. Il peso a secco è di 180 kg (spelling please c-e-n-t-o-t-t-a-n-t-a) che diventano 196 in ordine di marcia. Tale leggerezza (oltre alle quote ciclistiche) contribuisce alla maneggevolezza e a spazi di frenata davvero contenuti.

urban motard

NON SI PASSA INOSSERVATI

La colorazione, elegante e mai pacchiana, le proporzioni, le forme alcuni macro-particolari come le tabelle porta numero attirano lo sguardo dell’uomo della strada, ma i gli appassionati saranno attirati da ben altro. Motore al L classico, alettato, bello in vista incastonato in un traliccio volutamente ostentato, in netta contrapposizione con altri modelli della casa. Parafango anteriore alto, cerchi a raggi, strumentazione essenziale (ma con tutte le informazioni) sound di scarico educato ma coinvolgente.  La sella quasi piatta e unica, confortevole per due, stra-comoda per uno solo è altro elemento caratterizzante e distintivo.  Nel traffico i due cilindroni da quasi 400 cc l’uno scaldano inutile negarlo, ma le protezioni anti-calore sui condotti di scarico sono efficaci, ma non è certo aria condizionata quella che proviene da li. Bello da vedere (e non vedere per via della tabella porta numero )il mono posteriore un po’ sdraiato ma collegato direttamente al forcellone senza rimandi o leveraggi. E’ regolabile nel precarico. La forcella è una Kayaba con steli da 41 mm arricchita a livello visivo da protezioni quasi tubolari che la fanno sembrare decisamente più imponente. Interessante anche la torsione dei due condotti di scarico che arrivano nei terminali corti e sovrapposti.

 

SOLO CITTA’ QUINDI???

Ma assolutamente no. La Scrambler Urban Motard strizza l’occhio alla metropoli e all’arte di strada questo è chiaro, ma tra le curve di montana diventa una macchina da divertimento, con un piacere di guida puro, genuino e mai scontato. Sto esagerando?  Mi sono fatto un esame di coscienza prima di auto-rispondermi e la risposta è NO!. Provare per credere.  Semmai resta il quesito, di quelli essenziali per la vita, se mettere fuori il ginocchio o la “gambetta” stile motard appunto. Io preferisco gli spostamenti di corpo per stare in traiettoria, cosa che per altro la Urban Motard fa egregiamente. Inutile tirargli il collo, questa Scrambler fa il suo dannato lavoro tra i 3.000 e i 6.000 giri; danzare tra le curve diventa cosi un gioco di acceleratore, cambio, freno, senza mai troppa fatica vista la morbidezza di tutti comandi. Il monodisco anteriore da 330 mm morso da una bella pinza Brembo radiale fa sempre il suo dovere e il freno posteriore (245 mm) ci accompagna sempre con discrezione anche se usato in modalità sportiva per le tenere le veloci traiettorie in curva.  Le Pirelli Diablo Rosso III di primo equipaggiamento sono delle compagne di gioco ideali, ca va sans dire, e permetto angoli di piega e grip di riferimento. La scrambler Urban Motard si guida bene anche quando il fondo stradale si fa irregolare, come capita sempre più spesso aimè soprattutto nelle strade di prima collina. La taratura delle sospensioni è un buon compromesso tra il comfort e il buon sostegno nella guida aggressiva.

ducati urban motard

CASCO DA ENDURO O DA CORSA?

Credo che questa domanda quasi ancestrale ce la portiamo dietro da quando i francesi negli anni ’90 hanno iniziato ad introdurre il concetto di motard, allungando le forcelle alle varie moto da enduro per metterci una ruota da 17”…quindi….boh, fai un po’ te, la Ducati Scrambler Urban Motard si presta bene a fare pendant con il tuo stile preferito senza mai rischiare di essere kitsch.

urban motard

QUINDI….

Prezzo circa 11.500 euro, per una ducati quasi “vecchia scuola” con tutte le cose a posto e ordinate come piacciono ai puristi. Desmo, traliccio, poca elettronica, insomma quelle robe li che ai “ganassa” (sborone in milanese) piacciono tanto per riempirsi la bocca, ma che in realtà e più in sordina strappano soddisfazioni e sorrisi al motociclista normale che va in moto pe ril piacere di farlo e non per scriverlo su un social. L’assegno da staccare è cospicuo, il mercato naturalmente nella stessa fascia offre moto più economiche, ma forse meno ricche di storia, fascino e contenuti. Non giudico, mai, il portafoglio di nessuno. Mi spiace solo che il mio in questo momento non contenga il famoso assegno di cui sopra.

ducati scrambler

LA TECNICA IN PILLOLE.

Cilindrata: 803 cc  - Bicilindrico  – 4 tempi -  raffreddamento ad aria – Alesaggio: 88 m – Corsa: 66 mm  - 2 valvole – Alimentazione: iniezione – Potenza: 73 cv a 8.250 giri – Coppia max: 66.2 Nm a 5.750 giri – Cambio: 6 rapporti – Capacità serbatoio: 13.5 litri – Peso a secco: 180 kg – Altezza sella: 805 m m – Altezza: 106 cm – Lunghezza 210 cm – Larghezza: 86 cm – Penumatico anteriore: 120/70 ZR 17 – Penumatico posteriore: 180/55 ZR17 – Freno anteriore: monodisco da 330 mm  - Freno posteriore disco 245 mm – Foecella: Kayaba con steli rovesciati da 41 mm – Ammortizzatore posteriore: Monoammortizzatore Kayaba regolabile in precarico – Escursione anteriore: 150 mm – Escursione Posteriore: 150 mm

 

Foto di Roberto Serati

Abbigliamento del test: casco Nolan N70-2X - Giacca Clover BlackStone - Pantaloni PMJ - Anfibi TCX

 

 

 

 

 

GALLERY

 

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