Lo diceva in una sua canzone Checco Zalone, ma nell’epoca delle starlet da 10 secondi dei reel, condividere il successo è diventato poco più di uno slogan, un click su un pulsante.
La rappresentazione più negativa che riceviamo oggi del concetto di squadra, di gruppo che non funziona, è la nostra nazionale, che ormai per numero di edizioni non partecipate ha quasi eguagliato il numero di coppe vinte. Al bar hanno tutti una ricetta, una soluzione, una rifondazione, ma qualche genio ha avuto occasione di dire che sia mancato qualcosa di più basico in questo tracollo, quel concetto che fonde insieme spirito, visione, sacrificio, abbandono: ovvero la squadra. Diversamente non avremmo perso con "squadre" sulla carta di minor valore.
Pur essendo distante dalla passione per il calcio, penso la squadra di calcio sia uno dei migliori esempi di come si lavora insieme. Ci sono giocatori che passano la loro carriera a macinare chilometri senza essere mai sotto i riflettori, a favore di chi poi finalizza il risultato con i goal, a loro volta chiamati a dimostrare di essere di grande caratura, capaci anche loro di sacrificarsi in lunghe corse per aiutare i compagni, di menzionare i compagni che hanno costruito quel pezzo di successo con lui. 11 uomini in campo e tanti altri fuori, una squadra di calcio fa capire perché non ci possono essere 11 attaccanti e non ci possono essere 11 difensori, fa capire perché i compagni pronti a subentrare dalla panchina hanno lo stesso valore dei titolari, perché la stella che vuole brillare da sola, raccoglie poco in campo e fuori.
"Abbiamo perso" vale quanto "abbiamo vinto", è questione di coraggio!
Anche uno sport individuale come il tennis si è trasformato, con il nostro Jannik che non manca di parlare al plurale quando racconta le vittorie e di duro lavoro, come accaduto anche nelle moto e nel motociclismo moderno, dove i piloti parlando dei propri successi, di lavoro, progetti, ma anche di sconfitte, hanno imparato a condividere con la squadra, il team, la casa costruttrice con cui non hanno solo firmato un contratto, ma hanno condiviso un progetto e una visione. Siamo squadra anche noi tutti i giorni, perché la prima tra tutte le squadre è la famiglia, dove ognuno cerca il suo ruolo con naturalezza e sa quando prendere o lasciare spazio. Lo siamo nella società civile, quando invece di lamentarci di un problema, cerchiamo di collaborare per risolverlo.
Perché la squadra, il lavoro di squadra, non è solo uno slogan per i momenti bui o per quattro chiacchiere occasionali di facciata, è soprattutto un metodo di lavoro e una filosofia di vita, che necessita la condivisione di un progetto, del lavoro, dei sacrifici, ma soprattutto necessita rispetto, tanto rispetto, e l’umiltà di accettare che il successo non è un risultato personale.
E voi? Quanto siete capaci di essere “una squadra fortissimi”?