Il campionato mondiale Superbike in concessione esclusiva a Nicolò Bulega, uno stato di grazia che sta azzerando la suspense tipica delle gare, chissà se il promoter medita qualche intervento come fu per Jonathan Rea?
I veri esperti della Superbike, quelli duri e puri, diranno che un articolo dove si parla solo dello strapotere di Bulega, e non di tutta la bagarre che si snoda dietro di lui durante le tre gare del week end, non è da vero intenditore, da vero esperto e amante delle gare motociclistiche, ma le chiacchiere e le arringhe non cambiano il fatto che il paladino della Ducati sta azzerando il lavoro dei bookmakers. Zero incertezza, zero inciampi, zero distrazioni, una specie di cecchino caricato a pallettoni che lì butta giù tutti… metaforicamente.

In passato, durante il dominio Kawasaki-Rea, il gestore aveva varato un regolamento per “equilibrare” le prestazioni delle moto, che in molti pensarono fosse fatto ad arte per arginare lo strapotere di Jonathan Rea, o per lo meno quello che oggi, alla luce del filotto di Bulega, sembra più una tranquilla superiorità tecnica. La paura di qualche intervento maldestro c’è sempre, uno quest’anno è già stato, fatto coinvolgendo l’unico avversario che poteva avere la compagine Ducati.
Ducati sola al comando, Honda sola in fondo alla classifica
La superiorità tecnologica Ducati in questo momento è senza spiraglio, tutti i piloti in sella ad una Panigale hanno la possibilità di andare a podio, uno sprazzo si era avuto da Miguel Oliveira e da BMW, ma il pilota portoghese si è per ora accasato in infermeria. Inutile immaginare o propiziare con una danza l’arrivo di un altro Toprak, le responsabilità di questo momento, oltre al talento di Bulega, stanno nell’inerzia di alcune case, meno impegnate ufficialmente o meno impegnate nel progetto pur mettendo tutto il peso del brand, come Honda, che non ci stancheremo mai di dire che non sta facendo il suo dovere in Superbike.
Un blasone come quello di Tokyo, con il suo peso e il bagaglio tecnico a disposizione, non può viaggiare costantemente nelle retrovie, anno dopo anno, rivoluzione del team dopo rivoluzione. Una line-up di piloti non all’altezza, una CBR accreditata di un gran motore che non riesce a scaricare a terra, la tecnologia a disposizione. Una colpa che diventa una mancanza di visione in vista del campionato MotoGP 2027, dove Ducati e Yamaha capitalizzeranno il massimo dell’esperienza con i propri piloti e con i dati che provengono da un pilota come Ragzatlioglu, o da i dati che provengono da un team che fa i migliori tempi in pista con gomme Pirelli e moto senza diavolerie a corredo.

C’è uno stallo in questa Superbike, forse risolvibile in questo momento solo all’interno dello stesso box Duacti, da Lecuona, che gara dopo gara si avvicina e dimostra di avere i numeri per vincere anche un campionato... tolto Bulega. Ma questo è affare del 2027, quando Nicolò migrerà in MotoGP.
Uno sprazzo di variazione nella Sprint Race, tutti svegli
Gare di Aragon con poco da raccontare, Gara1 e Gara2 si svolgono con il solito Bulega in fuga rincorso da Lecuona e Sam Lowes. La Superpole Race invece è stata lo specchio di quello che si vorrebbe vedere in ogni gara. Bulega parte con una gomma più conservativa e viene fagocitato dal duo aggressivo formato da Lecuona e il giovane Alberto Surra, gli scambi di posizione si susseguono, il giovane Surra sembra poter avere la meglio, ma a metà gara Nicolò inizia ad incassare il bonus della gomma, la differenza diventa incolmabile, saluta la compagnia e va a vincere.

Cosa è successo dietro? Che gli esperti ci perdonino, ma… lo racconteremo quando in Superbike torneranno le battaglie per il podio. MotoGP docet, mentre tempo fa, molto tempo fa, era la Superbike che insegnava com’erano le gare che infiammavano gli animi.
Prossimo appuntamento è per il round italiano, si corre a Misano tra due settimane.