Con la quarta tripletta consecutiva, la Superbike è in cerca di un antidoto al dominio Ducati, tra le case che più sorprendono, in negativo, c’è il colosso Honda.
Diciamocelo senza troppi giri di parole, chi se ne importa di parlare ancora dello strapotere Ducati, soprattutto quello in versione Bulega, al quarto round non si vede nemmeno lontano all’orizzonte una minima alternativa, quindi perché non spostare l’attenzione su altro? Un dominio e un monopolio che potrebbe durare ancora qualche anno, non qualche gara, sempre che duri questa Superbike. Se qualche speranza di spettacolo losi poteva prevedere in caso di partenza di Bulega verso la MotoGP nel 2027, il nuovo acquisto Lecuona ha dato segnali più che positivi, forse anche troppo e prematuramente, tanto che tenendo il passo di apprendimento attuale, potrebbe arrivare a rompere le uova nel paniere di Nicolò.

Quello che c’è però è poco da raccontare, vale più la pena di raccontare quello che manca in questa Superbike, e oggi mancano soprattutto gli investimenti, la visione, la convinzione di alcune grandi case, come ad esempio Honda. Non che altre case si stiano impegnando di più, ma seppur in fase remissiva, una casa come Yamaha ha mostrato con l’ex pilota di casa Honda Vierge, che basta una moto ciclisticamente equilibrata, anche se non troppo recente, per dare ad un pilota modo di mettere in mostra le proprie qualità.
Honda e HRC, un dualismo che non spaventa più
Sono diversi anni che il progetto Superbike di Honda, passato sotto la supervisione di HRC con un effort che quindi si immaginava essere decisivo, risulta invece sempre più in sofferenza. Con una moto, a differenza di Yamaha, più sviluppata dal punto di vista commerciale, la casa di Tokyo continua ad arrancare in Superbike così come in MotoGP. La differenza sostanziale la fa la sensazione che il progetto Superbike sia in stato confusionale, con scelte di piloti e sviluppo, che invece di segnare passi in avanti, sempre perdere terreno anche nei confronti di tutto lo schieramento Yamaha, ufficiale e clienti.

La Honda CBR1000RR-R sulla carta parrebbe l’unica, specialmente a livello di motore, ad avere le carte e i cavalli per mettere in crisi le Ducati Panigale, mentre invece nuota nelle retrovie senza soluzioni all’orizzonte. Tra le aggiunte è arrivato anche il supporto di un sei volte campione del mondo come Jonathan Rea in veste di collaudatore, che però nel round di Assen, dove è stato provvisoriamente promosso in griglia di partenza, non ha trovato modo di negare la mancanza di sviluppo della CBR, raccogliendo qualche punticino, e facendo comunque meglio dei due piloti rientrati in Ungheria, che hanno puntualmente fatto da chiusura alla classifica finale. Un risultato prostrante.
Mancano segnali forti da Tokyo, Jonathan Rea un jolly sprecato?
Honda è una casa che tutti vorremmo vedere lottare per le prime posizioni, la scelta dei team privati di scegliere Ducati o Yamaha come moto per investire sulla Superbike e non Honda, fa capire che manca a Tokyo la volontà di fare la differenza nelle derivate. Servono dati, serve sviluppo, serve un progetto vero, una terza moto ufficiale con Jonathan Rea come pilota fisso, sarebbe forse un passo in avanti di sostanza per sviluppare la CBR.

Per il resto in Ungheria poco si può raccontare. Bulega ha monopolizzato consi curezza la prima posizione, così come ha fatto Lecuona per la seconda posizione. Dalla terza posizione si è visto più ricambio, un grande week end per Baldassarri e Montella, ma anche per Oliveira, a podio nuovamente in Gara1, ma che a causa di una brutta caduta in Superpole Race, non ha preso il via in Gara2. Anche in questo round Ducati è riuscita a piazzare sei moto in fila, in Superpole Race.
Sicuramente il promoter interverrà nuovamente per “calmierare” le prestazioni delle Ducati, vedremo se la bagarre vista comunque oggi dalla quarta posizione in giù, potrà presto spostarsi verso posizioni più pregiate del podio.