Categoria: Sport

Il finale di stagione della Superbike ha raccontato molto dello stato della massima divisione delle derivate, le celebrazioni attese erano tanto, e invece è andato in onda lo show del cattivo gusto.

In una normale atmosfera da carena contro carena fino all’ultima gara, quanto accaduto nella Sprint Race del round di Jerez, non avrebbe destato più di tanto clamore, se non tante discussioni da bar, un po’ di tifo per parte, e poi la grande festa per l’assegnazione del titolo. Ma a Jerez è andata in onda un’altra puntata di quell’agonia di intenzioni, più che di sostanza, che caratterizza sempre più la Superbike.

Nicolò Bulega che butta a terra Toprak Ragzatlioglu nella Superpole Race, il pubblico di Toprak che fischia il pilota Ducati per tutta la premiazione, le minacce di morte a Nicolò inviate alla fidanzata e al padre, tirando in ballo anche Marco Simoncelli, i gesti di stizza di Nicolò che manca ancora un po’ di quella maturità che servono a un campione per mostrare serenità e determinazione anche nei momenti negativi, i festeggiamenti snobbati dalla TV per il terzo titolo di Toprak, e se tutto questo mischiarsi di brutture e nervosismi non bastasse, aggiungiamo una Superbike che si dimentica nel round che chiude la sua carriera, del suo campione più vincente, Jonathan Rea.

Jonathan Rea, quello strano passante in giro per i box

Johnny abbandonato nel suo box, infortunato, a guardare l’ultima gara e i titoli di coda della carriera in Superbike che scorrevano senza una musica adeguata, senza un contorno adeguato. Una Superbike brutta, abbandonata e che abbandona, che non sa o non vuole festeggiare i suoi lati migliori, ha di fatto abdicato al suo impegno ad essere la serie del popolo, e forse ha anche gettato la spugna definitivamente. L'uomo dei sei titoli mondiali, l'uomo che ha fatto paura alla Superbike stessa, il cattivo ragazzo supportato dalla casa motociclista che più di tutte ha contravvenuto ai precetti della Dorna partecipano in forma super ufficiale, si è guadagnato poco più che un filmato sul sito della Superbike.

Gli organizzatori si sarebbero dovuti chiedere "cosa si aspetta il pubblico per questo ultimo round di Superbike?". Quello della tribuna o davanti alla TV? Niente meno che una grande festa, di quelle che organizzano in america per i campioni che escono di scena, o come quella che tributa la MotoGP quando un campione titolato appende il casco al chiodo, un giusto saluto a chi ha scritto la storia. Una grande festa, la tripletta di Bulega, il terzo titolo di Toprak che andrà in MotoGP e l’uscita di scena di Jonathan Rea, tutto contornato da fuochi artificiali, filmati potenti dei momenti di incredibili carriere, di quelli che fanno innamorare e commuovere, un’intervista davanti alla tribuna finalmente gremita di Jerez, una festa degna di questi grandi campioni.

La tripletta di Bulega, il titolo di Ragzatlioglu, tutto in tono minore

Quello che è accaduto in pista è poi di poco conto, la tripletta di Bulega suggella una grande stagione, ma non sufficiente per mettere le mani sul primo titolo mondiale. Verrà forse il momento di mettere in bacheca quel titolo, prima che scorrano i titoli di coda della Superbike stessa, o per lo meno di questa Superbike. A chiusura di Gara2 c’è l’abbraccio di Nicolò a Toprak e qualche parola per scusarsi, una piccola stella là, nel cielo buio.

La Superbike abbassa le sue serrande, il 2026 sarà forse l'ultimo di un'era, il popolo che ha vissuto le grandi passioni di questa serie attende finalmente un cambio di passo, sfruttando personaggi che possono ancora dare spettacolo, in sella come nei paddock, ma soprattutto attende qualcuno che forse cinicamente prenda il prodotto Superbike e decida che è ora di venderlo alla gente come un grande prodotto. Questa Jerez è stata la peggior chiusura di stagione della Superbike, per gli episodi antisportivi, e per la mancanza di rispetto verso chi la per la Superbike è statoun simbolo.

 

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