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Lunedì, Lun Set 2020

Michael Rinaldi

Un week end dedicato a Rinaldi, il giovane italiano ha rischiato di essere il re di questo round della Superbike a Teruel, ha incantato, ha emozionato, ha stregato questa Panigale. Ma Rea vince sempre.


La foto di copertina è dedicata a lui, al giovane Michael Ruben Rinaldi, il paladino Ducati nel weekend di Teruel, un exploit che non ci si aspettava anche se i miglioramenti erano sotto gli occhi di tutti. La giovane promessa che Aruba ha messo sotto la sua ala un paio d’anni fa è sbocciato all’improvviso, incantando per l’eleganza con cui porta a spasso sulla pista la sua Ducati Panigale V4R. Tre gare sul circuito di Aragon battagliando con i primi, una vittoria, un terzo posto, e un secondo posto che ha tolto di bocca il gusto del capolavoro. Difficile pensare ad un ritorno nelle posizioni di rincalzo, ma per il giovane italiano il percorso è solo all’inizio, se sul circuito di Aragon ha avuto i dati incamerati nel week end precedente, se l’intuizione di montare in Gara1 la Pirelli SCX ha pagato, se il motorone della Panigale gioisce sul lungo rettilineo di Aragon, sarà solo nel prossimo round della Superbike che Rinaldi dovrà provare che il suo momento è arrivato.

Rea e Redding a Teruel


LA SELLA CHE TRABALLA

In gioco c’è molto, c’è quella sella ufficiale che oggi è occupata da Chaz Davies che quest’anno finalmente sembra aver trovato il bandolo della matassa del V4, ma ad un livello che non sarà sufficiente se Rinaldi confermerà il suo stato di forma. Non è uno scherzo per Ducati e per il team Aruba mettere da parte uno come Davies, una bandiera Ducati per la Superbike, il re dell’ultima bicilindrica che solo lui sapeva strapazzare in maniera appassionata e vincente. Anche in questa gara ha dovuto rincorrere, recuperare posizioni, riqualificarsi in griglia, ma i risultati non sono stati della stessa portata visto la caduta in Gara2.

Di certo la sella in pericolo non è quella di Scott Redding, dopo la caduta di Gara1 l’inglese era distrutto, sa benissimo che contro uno come Johnny Rea un errore è roba grossa, non un semplice inciampo. Rea non cade, qualche volta inciampa come in Gara2, ma è come un orologio, tutti i suoi ingranaggi sono sempre perfettamente oliati e puntati verso la vittoria. Scott però ha saputo rialzarsi, ha saputo metterci grinta, ha saputo andare corpo a corpo con Rea, che ora sa che Redding di timori reverenziali o paure di restituirgli una carenata non ne ha. Il su e giù nei risultati, come in Gara2 dove ha faticato a tenere il passo dei primi due, resta il grosso problema, uno stillicidio di punti che lo sta allontanando sempre di più dal titolo. Niente di definitivo visto le tre gare a round, ma contro il robot verde potrebbe esserci poca speranza.

Rea dal canto suo ha rischiato di lasciare il Teruel senza nemmeno una vittoria. In Gara2 le ha provate davvero tutte contro Rinaldi, e i due errori nei giri finali avevano dato l’impressione che quella sua perfezione mentale non fosse sufficiente. La Kawasaki pur non soffrendo molto in scia alla Panigale e forte della sua maggior maneggevolezza è tanta roba nelle sue mani, ma Ruben è stato davvero incredibile. Tre soli giri e Johnny avrebbe mostrato l’incertezza della sua condizione di vincitore seriale, ma allo stesso tempo di ferreo genio della classifica, lasciando Aragon con un punteggio migliore rispetto a quello con cui era arrivato. C’è qualcuno che può battere questo pilota? E se l’anno prossimo anche Kawasaki si dovesse presentare con un nuovo motore dopato?

Chaz Davies

LE GARE

Gara1 che è partita con un assolo di Rinaldi, sono bastate poche curve al nostro pilota per mettersi davanti a mostri sacri del calibro di Rea e Redding, con una motina clienti poi. Ma giro dopo giro incredibilmente il margine è andato a diventare una voragine, la lotta tra Rea e Rediing ha infiammato gli animi fino a metà gara quando l’inglese della Ducati è caduto. Il fiato è rimasto comunque sospeso fino alla bandiera a scacchi, in tanti si domandavano se l’emozione e l’inesperienza di Ruben potevano diventare un problema. Che emozione a quel passaggio sul traguardo, anche per il team Go Eleven. Intanto partendo dalle retrovie Davies ha affrontato la solita scalata fino ad issarsi sul terzo gradino.

Superpole Race che invece è partita all’insegna del corpo a corpo tra Rea e Redding, che a tutti i costi doveva dimostrare che nulla lo aveva scalfito, anzi la vendetta andava consumata calda. Irruento, maschio, nervoso, il pilota inglese ha visto esporsi anche il cartello “respira” dal suo box tanto sembrava furibondo. Rea lo ha inseguito da vicino per 8 giri, ma poi ha dovuto mollare e cedere qualche punto all’avversario. Dietro Rinaldi chiudeva di nuovo sul podio, e Davies come nello scorso round si portava avanti sulla griglia di partenza.

Gara2 come poteva essere dopo tanta adrenalina? Incredibile! Partita con il solito corpo a corpo tra Rea e Redding, è stato un testa a testa per cinque giri fino a quando dopo una scaramuccia tra i due, Rinaldi ha dato lo strappo fulminandoli entrambi. Redding ha accusato il colpo, mentre Rea ha dato vita ad uno degli assedi più lunghi e duri visti in Superbike. I tentativi di sorpasso si sono susseguiti in ogni posto disponibile, il giovane e inesperto Rinaldi avrebbe dovuto cedere, sbagliare, ma invece è stato una roccia, resistendo da veterano consumato, come fosse un Jonathan! Solo a quattro giri dalla fine, la maestria di Rea ha fatto la differenza, un colpo di reni in uno dei punti più favorevoli alla Kawasaki e poi tre giri in apnea del campione del mondo che hanno dato una piccola delusione a Ducati e ducatisti, ma per questa volta può bastare anche il secondo gradino del podio.

Rinaldi e Rea a Teruel


QUALCUNO FA IL PASSO DEL GAMBERO

Chiudiamo con le considerazioni. Replica la sua ottima condizione di crescita Honda, che si conferma la terza moto dopo Kawasaki e Ducati, rubando il posto di fatto a Yamaha. Le cadute di Bautista non aiutano a capirne fino in fondo il valore, si ripete forse quanto visto lo scorso anno con lo spagnolo, ma intanto la nuova CBR nelle mani di HRC, è già una solida realtà, serve solo osservarla su un circuito diverso per capire se non è solo merito del super motore Honda.

Brutto week end invece per BMW, che dopo aver confermato Sykes deve fare i conti con i problemi della S1000RR, se la coppia di piloti inglesi non brilla, Van der Mark rischia di ritrovarsi su una moto che lo relegherà in posizioni difficili. Troveranno il bandolo della matassa? Non canta vittoria nemmeno Ragzatlioglu, eletto paladino di questa Yamaha si ritrova però a rincorrere troppo spesso il compagno. Parte a razzo, insidia i primi per qualche giro, ma poi cede. Rimpiangerà la vecchia Kawasaki clienti? Altro pilota in grande difficoltà è Marco Melandri, le sue promesse di far bene sono rimaste nei box, il team Barni come quello Go Eleven sono piccoli team clienti, ma c’erano forse più aspettative dal box Barni, che però con Melandri sta mettendo in fila una serie di prestazioni davvero incolori, molto lontane da quello che si sarebbe voluto vedere.

Tanti interrogativi aperti, un campionato tirato con tanti valori in pista, ma il prossimo week end sarà il turno della MotoGP a Misano, toccherà anche qui a qualcuno confermare lo stato di grazia visto nell’ultimo GP, parliamo delle KTM e delle sue supermoto. Niente Marquez, tutto ancora aperto.

Michele Rubin (Wolf)

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