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Sabato, Sab Nov 2020

Andrea Iannone

Lo scadalo del processo ad Andrea Iannone è ormai sotto gli occhi di tutti, se inizialmente si poteva interpretare la cosa come una normale procedura per un caso di "presunto" dopping, quello che sta accadendo in seno prima alla FIM e ora al TAS è davvero imbarazzante.


La Wada, che dovrebbe difendere la pulizia dal doping nello sport, è impegnata a difendere il suo buon nome e la sua posizione, piuttosto che tutelare sport e atleti. Il processo per il presunto doping di Iannone si trascina ormai da mesi, e se è ormai stato provato senza ombra di dubbio che la contaminazione da steroidi di Iannone è stata causuale, la Wada non molla la presa e chiede addirittura la squalifica per quattro anni, mentre l'evidenza dei fatti vedrebbe il pilota italiano libero da ogni squalifica e forse con il diritto di risarcimento avendo perso un'intera stagione, non tanto per aver aperto una doverosa procedura di indagine, ma per l'accanimento prolungato che sta assumendo questa fase processuale.

E' forse proprio qui il problema per la Wada, un dietro front esporrebbe la esporrebbe a possibili ritorsioni, o comunque a rivedere i suoi sistemi di valutazione, ammettendo che non sono adeguati a tutte le situazioni, meglio quindi la sacrificare la carriera di un pilota che il proprio orgoglio.

Dopotutto gli atleti italiani non sono nuovi a queste battaglie contro l'ege,omia di alcune organizzazioni, basti pensare alla carriera ormai rovinata di Alex Schwarzer, l'atleta italiano di marcia che sta combattendo in sede di giustizia ordinaria una lunga battaglia che, se confermato, porterebbe all'evidenza di una manipolazione volontaria dei campioni di urine ai suoi danni.

C'è da domandarsi cosa aspettino FIM e Dorna a sganciarsi da un'associazione il cui operato desta forti perplessità.

Michele Rubin (Wolf)

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