Si è conclusa ieri sera, presso Mondadori Bookstore Crema, la “Rassegna Letteraria Motociclistica 2026”: un percorso culturale che, incontro dopo incontro, ha saputo trasformarsi in qualcosa di più di una semplice successione di presentazioni editoriali.
Un’esperienza autenticamente formativa, umana e “di senso”, capace di creare connessioni spontanee tra appassionati contemporanei del mondo biker, autori, lettori e curiosi, generando riflessioni condivise, nuove collaborazioni e inattese convergenze culturali.
La lettura interpretata come immersione narrativa
Come consuetudine nelle presentazioni letterarie che si rispettano, la serata è stata arricchita anche da momenti di lettura interpretata, capaci di accompagnare il pubblico dentro il cuore narrativo delle opere presentate. Attraverso estratti selezionati direttamente dai capitoli dei libri, i presenti hanno potuto cogliere non soltanto i contenuti delle opere, ma soprattutto il tono, il ritmo e lo stile narrativo dei diversi autori.
Le letture sono state affidate all’attore e performer Pierangelo Bertoglio, che ha proposto una personale interpretazione degli estratti scelti, da: Trafiletti. Pensieri in movimento¬ - Ancora in viaggio, da Io Parto e da Speedy. Gas a martello, mentre per Moto Club Crema 100° Anniversario, opera dalla forte componente fotografica, documentale e sequenziale, è stata proposta una suggestiva proiezione audio-video capace di restituire al pubblico un secolo di memoria motociclistica cremasca.
Motociclismo e letteratura: oltre il motore, dentro l’identità
Del resto, il motociclismo, quando attraversa la letteratura, smette di essere soltanto tecnica, motore o prestazione. Diventa linguaggio umano, memoria, viaggio, identità e ricerca interiore. Ed è proprio in questa prospettiva che l’ultimo appuntamento della rassegna ha assunto un valore quasi simbolico, richiamando in maniera naturale l’immaginario occidentale della Rolling stone.
“Like a Rolling Stone”: il simbolo del viaggio e della libertà
L’espressione “a rolling stone”, letteralmente “una roccia che rotola”, nasce dall’antico proverbio inglese “A rolling stone gathers no moss”, ma nel corso del Novecento si è progressivamente trasformata in una delle immagini più evocative della cultura occidentale contemporanea. Da metafora dell’instabilità e dell’assenza di radici, essa diviene progressivamente simbolo di libertà individuale, movimento continuo, trasformazione, viaggio e rifiuto delle convenzioni statiche.
Attraverso le radici della letteratura, ma anche sconfinando al rock-blues di Muddy Waters con la sua celebre canzone Rollin’ Stone, arrivando poi a Bob Dylan e alla sua scoppiettante e iconica Like a Rolling Stone, fino ad ispirare persino il nome della storica rock band dei The Rolling Stones, questa espressione letterale e figura simbolica entra progressivamente nell’immaginario collettivo contemporaneo occidentale; incarnando l’individuo costantemente proiettato verso il divenire, sospeso tra inquietudine, libertà e desiderio di scoperta.
Una figura profondamente affine anche alla letteratura motociclistica, nella quale la strada e il movimento diventano strumenti di introspezione, ricerca identitaria e confronto con il mondo contemporaneo. 
Il motociclista come “rolling stone” della contemporaneità
Ed è proprio in questo senso che gli autori e gli scrittori della sempre più prolifica letteratura motociclistica contemporanea possono essere interpretati, come autentiche “rolling stones”, cioè: pietre che continuano a rotolare, proseguendo con determinazione il proprio percorso umano, narrativo e culturale. E quando queste esperienze, queste visioni e queste sensibilità si incontrano e si mettono in relazione tra loro, generano inevitabilmente una sorta di “valanga culturale” con la quale ci si scontra inevitabilmente, capace di ridefinire il territorio della conoscenza, della divulgazione e della narrazione contemporanea.
La motocicletta come metafora dell’esistenza dinamica
Proprio per questo, l’espressione Like a Rolling Stone può essere letta anche in maniera più evocativa come l’immagine di qualcuno costantemente in viaggio: un individuo mosso dalla ricerca, dal cambiamento, dalla libertà e dal desiderio continuo di andare oltre.
La motocicletta, in questo senso, assume un valore simbolico che va ben oltre il semplice mezzo di trasporto: diventa espressione di un’esistenza dinamica, spontanea, aperta all’imprevisto e orientata verso nuovi orizzonti. Proprio come la “rolling stone”, il motociclista procede spesso senza conoscere pienamente la propria destinazione, mossa più dall’energia del percorso che dalla certezza dell’approdo.
Le origini della moderna letteratura motociclistica
È anche per questo che la letteratura motociclistica continua ancora oggi a mantenere una straordinaria vitalità culturale. Un genere che, nel tempo, si è evoluto fino a ritagliarsi uno spazio ben preciso nel panorama editoriale, emancipandosi progressivamente dalla semplice dimensione tecnica o manualistica legata al mezzo meccanico.
Molti studiosi e appassionati fanno risalire l’origine della moderna letteratura motociclistica a Robert Edison Fulton Jr. e al suo celebre One Man Caravan, pubblicato nel 1932: il racconto straordinario del viaggio compiuto dall’autore, appena ventitreenne, attraverso Europa, Medio Oriente e Asia in motocicletta. Un’opera pionieristica nella quale il viaggio motociclistico smette di essere semplice spostamento geografico per trasformarsi in esperienza esistenziale, culturale e narrativa.
Secondo altri studiosi del settore, il vero testo capostipite della letteratura motociclistica sarebbe invece Motorcycle Adventurer. Carl Stearns Clancy: First Motorcyclist to Ride Around the World 1912-1913 di Gregory W. Frazier, dedicato all’impresa del primo uomo ad aver compiuto il giro del mondo in motocicletta tra il 1912 e il 1913. Tuttavia, non essendo mai stato pubblicato né tradotto ufficialmente in italiano, quest’opera è rimasta sostanzialmente esterna al patrimonio letterario motociclistico del nostro Paese.
Da quelle esperienze originarie si è sviluppato nel tempo un universo narrativo estremamente ampio e articolato: racconti di viaggio, diari personali, reportage, romanzi, saggi e opere autobiografiche che hanno saputo raccontare la motocicletta non soltanto come mezzo meccanico, ma soprattutto come strumento di relazione con il mondo, ricerca identitaria, libertà individuale e osservazione della contemporaneità.
Crema e la rinascita italiana della letteratura motociclistica
Ed è interessante ricordare, e forse non abbastanza noto anche a molti cremaschi, come la rinascita moderna di questo filone letterario in Italia sia tornata con forza proprio a partire dal territorio cremasco, storicamente molto sensibile alla cultura motociclistica e alle sue declinazioni narrative.
Gran parte del merito va infatti a Giorgio Bettinelli, cremasco, autore degli straordinari viaggi in Vespa attraverso il mondo raccontati nei suoi celebri libri pubblicati a partire dagli anni Novanta. Le sue opere hanno appassionato migliaia di lettori contribuendo in maniera decisiva a rilanciare l’attenzione verso la letteratura motociclistica contemporanea, scardinando definitivamente il pregiudizio secondo cui un libro di moto dovesse limitarsi esclusivamente alla tecnica, alla manualistica o all’iconografia specialistica.
Con Bettinelli, il motociclismo entra invece pienamente nella dimensione della grande narrazione di viaggio: umana, antropologica, emotiva e culturale. E forse proprio da qui, da Crema, è ripartita una nuova idea di letteratura motociclistica capace di parlare non soltanto agli appassionati delle due ruote, ma anche a chi ricerca nel viaggio una forma di conoscenza, trasformazione e libertà.
Gli autori protagonisti dell’ultimo incontro
L’ultimo incontro della rassegna, ideata, promossa e condotta da Fabio Bianchi, ha saputo incarnare pienamente questa visione culturale del motociclismo grazie alla presenza di Flavio Carato, Miriam Orlandi, Barbara Raineri, Gianfranco Vailati e dell’illustratrice Elisabetta Boldrin, senza dimenticare la partecipazione della delegazione dello storico Moto Club Crema.
"Trafiletti - Pensieri in Movimento" - Ancora in viaggio - Illustrazione e parola: il contributo artistico di Elisabetta Boldrin
Particolarmente significativa è risultata la riflessione artistica proposta da Elisabetta Boldrin durante la presentazione di Trafiletti. Pensieri in movimento. Ancora in viaggio, opera firmata da Flavio Carato, Davide Fagnani e Michele Rubin del magazine aMotoMio.it
Le sue illustrazioni hanno mostrato quanto l’immagine possa diventare elemento narrativo autonomo, capace di amplificare il testo letterario, arricchirne il significato e accompagnare il lettore in una dimensione evocativa ulteriore, dove parola e rappresentazione visiva dialogano continuamente.
“Io Parto”: il viaggio come trasformazione personale
Accanto a questo, Miriam Orlandi ha riportato il pubblico dentro la dimensione del grande viaggio motociclistico con Io Parto, racconto di un’esperienza durata 23 mesi attraverso 22 nazioni e oltre 52.000 chilometri percorsi in moto: un’opera che, pur pubblicata oltre dieci anni fa, conserva ancora oggi una straordinaria attualità e forza ispiratrice.
“Speedy. Gas a martello”: motociclismo e nuove generazioni
Barbara Raineri, con il romanzo Speedy. Gas a martello, ha invece mostrato come la narrativa motociclistica possa parlare anche alle nuove generazioni, affrontando temi quali amicizia, crescita personale, correttezza sportiva e costruzione dei propri sogni.
“Moto Club Crema 100° Anniversario”: memoria collettiva e identità territoriale
Di grande valore storico anche l’enciclopedico volume Moto Club Crema 100° Anniversario realizzato da Gianfranco Vailati: un’opera monumentale di memoria collettiva che raccoglie fotografie, testimonianze ed eventi di un secolo di motociclismo cremasco, restituendo al territorio una parte importante della propria identità culturale.
Quando il motociclismo diventa linguaggio culturale condiviso
Nel corso della serata è emerso qualcosa di raro e difficilmente costruibile artificialmente: una vera interconnessione tra i presenti. Ogni autore, partendo dalla propria esperienza personale, completava spontaneamente il pensiero dell’altro, dando vita a un dialogo autentico, quasi organico, nel quale il motociclismo si è rivelato non più semplice passione individuale, ma linguaggio culturale condiviso.
Sono emerse riflessioni profonde, spesso trattenute o lasciate implicite per timore di “esagerare” nel definire “cultura” ciò che appartiene all’ambito motociclistico. Eppure, proprio attraverso il confronto della serata, è apparso evidente come essa (la moto) sia cultura a tutti gli effetti: cultura del viaggio, dell’incontro, della memoria, della libertà, della narrazione e della relazione umana.
La rassegna come “territorio di frontiera”
In questo senso, la rassegna ha saputo trasformarsi in un vero “territorio di frontiera”, uno spazio capace di portare “oltre”, di arricchire e mettere in relazione mondi differenti. Una dinamica che richiama anche le riflessioni antropologiche di Marc Augé sui “nonluoghi” e gli studi sociologici di Erving Goffman sui “rituali dell’interazione sociale”.
Secondo Augé, la surmodernità produce spazi di attraversamento, autostrade, aeroporti, svincoli, centri commerciali, nei quali milioni di individui si incrociano senza entrare realmente in relazione. Luoghi funzionali al movimento, ma privi di appartenenza condivisa.
Al contrario, ciò che è accaduto durante questa rassegna letteraria, ha dimostrato come persino il viaggio, la strada e il movimento possano ancora trasformarsi in autentica esperienza relazionale e culturale.
Dal passaggio individuale alla comunità culturale
Per una sera, infatti, il motociclismo ha smesso di essere un semplice “passaggio” individuale per tornare ad essere luogo antropologico: spazio di riconoscimento reciproco, memoria comune, identità, dialogo faccia a faccia e condivisione di simboli, passioni ed esperienze.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più significativo emerso dalla “Rassegna Letteraria Motociclistica 2026”: la consapevolezza che la cultura motociclistica non appartenga soltanto alla velocità o alla tecnica, ma possa diventare strumento di riflessione contemporanea sull’identità e sul bisogno umano di relazione.
Un ringraziamento alla Mondadori Bookstore Crema
Un applauso e un ringraziamento speciale alla Mondadori Bookstore Crema, in particolare alla mitica Stefania, per aver reso possibili queste occasioni di incontro e confronto, dando spazio e visibilità a questo prolifico genere letterario
E allora, cosa resta davvero di questa rassegna 2026?
Forse la risposta più semplice è anche la più autentica: non resta che entrare in libreria, procurarsi questi libri e scoprirlo personalmente, pagina dopo pagina, viaggio dopo viaggio.
FABIO BIANCHI
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