La globetrotter nata a Mandello del Lario equipaggiata col nuovo motore della V100 conferma che se per altri basta un grosso motore e ingombri importanti, per fare una Moto Guzzi serve anche stile, qualità ciclistiche importanti e un grosso... ego!
Il marchio conta! Qualcuno vi dirà che una moto vale l’altra, che un marchio è uguale all’altro, ma poi dentro dentro, un sogno ce l’ha anche quel qualcuno. Soprattutto per noi italici, che di una maglia, di una regione, di un piatto di cucina, di qualsiasi cosa riusciamo a fare una pseudo religione, e nonostante ci sia da fronteggiare i barbari che bussano alle frontiere, riusciamo a far baruffa anche tra di noi. Baruffa buona s’intende. Il blasone dell’aquila è di quelli che ti fanno sentire attaccato ad una lunga strada, una strada che parte dalle rive del lago di Como e arriva ai giorni nostri, su un serbatoio, ma anche su una giacca di pelle, su un casco, su una t-shirt o su una tazza. Moto Guzzi è di quei marchi che ti si appiccica alla pelle.

Stelvio delle mie brame, sei tu la più bella del reame? Beh se non proprio la più bella, almeno da podio finale delle globetrotter, per lo stile, il design, le colorazioni, la dotazione e poi quel motore che da solo è già elemento di design, di stile, di anima, l’ostentazione esatta di quello che è per tutti noi una moto, un motore con qualcosa attorno. Il suo lancio è stato preceduto da qualche foto rubata, ma il suo arrivo è stata la conferma di maturità del marchio di Mandello del Lario. Arrivata dopo la V85TT, di cui si potrebbe dire “buona la prima”, la Stelvio è nata intorno al nuovo cuore Moto Guzzi, quel bicilindrico a V di 90 trasversale, completamente riprogettato in questa versione denominata “Compact Block” da 1042cc, riconoscibile agli amanti del marchio per quelle teste ruotate di 90 gradi. 115 i cavalli con una coppia massima dichiarata di 105 Nm a 6750 giri, con omologazione Euro5+. La voce dello scarico splendida, con quel giusto timbro rauco per non sembrare maleducata, ma capace di strappare un sorrisetto di compiaciuta soddisfazione.
C'è qualcosa di unico in una Moto Guzzi... e sta proprio al centro della moto.
E in effetti il nuovo motore che equipaggia anche la V100 è il vero punto di equilibrio. In un’epoca in cui il bombardone attira ancora molti viaggiatori, ma dove le mezze cilindrate intorno agli 800cc proliferano, il 1000 bicilindrico torna ad essere un punto focale, con una moto che mantiene pesi bilanciati, un buon tiro a tutti i regimi, e una sensazione che la spinta non manca mai, come su questa Stelvio che ci ha fatto provare un motore pastoso, con una schiena uniforme che prende verve soprattutto dai 3500 giri, che allunga bene uscendo da qualsiasi tornante e che ronza bene ai regimi conservativi da viaggio.
Non solo motore per la Stelvio, elettronica moderna e ben studiata, ben 5 le selezioni del riding mode, che unito al cambio quick-shifter in salita e scalata di marcia, all’ABS cornering e al controllo di trazione, rendono la Stelvio un sodalizio perfetto tra la bellezza di quel motore, che da solo vale metà della bellezza di questa moto, e un’efficacia in ogni condizione con cui trovare il giusto equilibrio in ogni condizione. Personalmente ce la siamo goduta in modalità Sport, dove abbiamo potuto saggiare tutta la schiena del V2 di Mandello e le sue doti ciclistiche.

Su questo genere di moto si parte quasi sempre parlando di confort, postura, protezioni, dotazioni, ma la Moto Guzzi Stelvio parte da un dna ciclistico che arriva da Noale. Le sinergie tra i due marchi sono ben percepibili, se già la V85TT mostrava una reattività e una neutralità di comportamento nelle curve e nei cambi di direzione, questa Stelvio nonostante il maggior peso della sorellina (246Kg in ordine di marcia), riesce a mantenere caratteristiche ciclistiche non comune a questo tipo di moto. Se una certa marca bavarese è diventata famosa per la guidabilità delle sue moto di grossa cubatura, con Stelvio si fa un altro passo in avanti. La neutralità totale del cardano Moto Guzzi, passato con questo motore sul lato sinistro della moto, unito ad un equilibrio ciclistico che strizza l’occhio alla sportività, non faranno dannare quei motociclisti che nel box hanno anche qualche lama da strada ben affilata.
Una guida appagante, si entra in curva con i freni in mano o si spegne l'elettronica per mettersi in piedi sulle pedane.
Abbiamo la ruota da 19 pollici all’anteriore, cerchi a raggi tubeless per i raffinati del settore, forcella da 46mm all’anteriore con sospensioni regolabili in precarico e in estensione, così come il mono al posteriore, freni Brembo ad attacco radiale all’anteriore. Il tutto con una gomma da 120 mm all’anteriore e una da 170 al posteriore, misura extra per questo tipo di moto, che in effetti ci ha regalato un miglior confort di viaggio e un miglior appoggio nei curvoni, apprezzato vista la sua destinazione principalmente per i lunghi viaggi stradali piuttosto che per l’off-road. Come già detto tutto l’insieme del comparto ciclistico ed elettronico alla fine fanno la differenza. La moto sui tornanti ha un comportamento preciso, neutro, invitando ad una guida sportiva. Le sospensioni sono comode ma ben sostenute in fase di ingresso, appoggio e uscita di curva.

Estetica e confort motlo curati, triangolazione tra pedane, sella a 830mm da terra e manubrio che accomodano con naturalezza un pilota come chi vi scrive intorno al metro e ottanta, il parabrezza con regolazione elettrica, il ponte di comando intuitivo con strumentazione con un display lcd da 5 pollici dalla lettura immediata, le informazioni nella schermata principale sono quelle che servono. Sul display si possono impostare e modificare le mappe, come accade anche sull’elettronica Aprilia. Presente anche una mappa destinata all’off-road, dove è possibile disinserire il controllo di trazione e ABS anche sulla ruota anteriore.
Diversi gli stilemi che rendono riconoscibile la Stelvio, che cerca di distinguersi dal gruppo, i fianchetti laterali sono quelli nati con la V7, mentre nel gruppo ottico spicca il DRL a forma di aquila.

Le sensazioni di guida, ma soprattutto le sensazioni qualitative della Stelvio sono risultate molto positive, ci è piaciuta e non poteva essere diversamente, stiamo parlando di una moto di fascia premium in tutti i comparti, compresa ciclistica, elettronica e sistemi radar PFF presenti sulla moto. Rispetto alla sorellina V85TT, anche lei passata per gli esperti di ciclistica di Noale, il maggior peso si fa sentire, è un po' meno affilata nei cambi di direzione, ma risulta comunque neutra. Si fa sentire la maggior schiena del motore, che da sempre l'impressione di quel tiro robusto da musclecar, merito forse anche della mappatura, che abbiamo mantenuto in Sport. Cambio e frizioni sono precisi e leggeri, molto bene l'uso del quick-shift, che fa un bel lavoro per evitare l'uso della frizione. Ha sicuramente un pedegree da viaggiatrice più marcato della sorellina, in sella, in viaggio, sul ponte di comando, c'è la sensazione che il viaggio sarà comodo, divertente, dinamico e... anche allegro di andatura. Protezione abbondante, le pance sporgenti del serbatoio, il cupolino regolabile e i paramani sono da viaggio a tutto confort.
Il tutto pur partendo da un prezzo che non è poi così alto per una moto con questo DNA, non un semplice agglomerato di meccanica e sistemi elettronici, ma un progetto motociclistico di alto valore.
Tre le versioni disponibili con diverse colorazioni, compresa la Tributo per il Passo dello Stelvio. Prezzi a partire da 16.499€, tanti gli accessori e... uno stile unico.