Categoria: Dentro al bauletto



“Una vita di corsa”

Domenico Pettinari, classe 1946 è un meccanico, non uno qualunque, non quello dei tagliandi e basta, è un Meccanico di quelli che sanno preparare moto da gara, un preparatore che ha messo le mani curandoli amorevolmente i motori più belli del mondo.


Una vita divisa tra l’officina di famiglia, grazie evidentemente a una paziente moglie che ha saputo regalargli anche due figli con cui condivide la passione, e le piste di tutto il mondo.

L’avventura agonistica di Domenico Pettinari inizia alla fine degli anni ’60 con l’avvento delle gare per derivate di serie.
Prepara le Trident di Vanni Blegi e Renato Galtrucco che all’esordio nella 500 km di Monza del 1970 sfiorano la vittoria con un secondo posto, ma l’anno successivo lo stesso team vince prepotentemente la gara Monzese.



Grazie a questo risultato Domenico viene ingaggiato, insieme al fratello Pinuccio, da Bepi Koelliker, importatore Jaguar per l’Italia, per gestire, oltre l’officina dedicata alle Triumph di cui diventerà importatore, anche il reparto corse dedicato alle sportivissime tre cilindri Inglesi.
La disponibilità economica di Koelliker permette ai Pettinari di allestire un Reparto corse vincente, dotato addirittura di banco prova, uno dei pochissimi presenti all’epoca in Italia.



A Blegi e Galtrucco, ovviamente confermati, nel 1973 si aggiungono il compianto Walter Villa, Giovanni Provenzano, Antonio Rovelli e Gianpiero Zubani.
Quattro stagioni ricche di successi e che vede il Team impegnato anche al Bol d’Or con la mitica Slippery Sam, si chiude alla fine del 1975, con la fine dell’e importazioni Triumph in Italia, contemporaneamente alla fine delle importazioni Triumph in Italia.
Il 1978 porta Domenico dai “Giapponesi” sarà, infatti, meccanico di Gianfranco Bonera per tutta la stagione iridata della 500 e della 750 nella squadra della Yamoto allora importatore Yamaha.
Non solo da moto Inglesi a Giapponesi, ma anche dai 4 ai 2 tempi.



L’avventura nel motomondiale dura due intensissimi anni ed anche in questo caso è ricca di soddisfazioni, soprattutto nella 750, dove la TZ di Bonera è fra le più veloci del gruppo, immediatamente alle spalle delle OW31 ufficiali riservate a pochi eletti (Baker, Roberts, Cecotto, Sarron e Pons).
Esordio mondiale che vede Bonera terminare il campionato al quarto posto, dietro a Cecotto, Roberts e Sarron ma davanti agli altri due ufficiali Pons e Baker.
Merito del pilota, ma anche del suo meccanico-preparatore capace di copiare molte delle soluzioni viste sulle moto ufficiali, come la dei carburatori Mikuni standard in Power Jet.
Finita la stagione 1979, la FMI abolisce la classe 750 Gianfranco Bonera si ritira insieme alla Squadra corse Yamoto.
Domenico non può stare senza corse e così si butta Motocross.

E’ il 1980 e insieme con lui ci sono un tale Carlo Pernat e un John Witteveen a cercare di portare gloria al Reparto Corse Gilera.
Si occupa delle moto di Gaston Rahier.
Una parentesi difficile per il pessimo carattere del pilota Belga e dell’atmosfera poco piacevole che si respirava ad Arcore.
Smessa la parentesi fatta di fango e tassello torna a occuparsi di motori da pista nell’’82 Sibimotor, per cui lavora, assieme alla Honda Italia fanno correre Guido Paci e Maurizio Massimiani con le Honda RS 500.



Un’avventura purtroppo tragicamente conclusa alla 200 Miglia di Imola di quello stesso anno con la scomparsa di Paci.
Tornerà alle gare nel 1985 quando Vanni Blegi gli chiede di preparargli la Suzuki GSX-R 750 Limited Edition con cui intende disputare l’italiano F1.
Blegi poi acquista la Bimota YB4 con cui Virginio Ferrari si è aggiudicato il mondiale F1 nel 1987 e la affida alle sapienti mani dei Pettinari per la stagione 1988.  
La moto si rivela troppo impegnativa facendo ritornare a scegliere le conosciute Triumph Trident, che alla fine degli anni Ottanta stanno vivendo una seconda giovinezza nelle gare riservate alle moto d’epoca.



Nel 1989 arrivano Carlo Talamo e il suo Team Numero Tre, così Domenico va in Inghilterra a procurarsi un telaio Rob North Replica con cui assembla la prima di una lunga serie di Trident “Buca delle lettere” per piloti del calibro di Vanni Blegi, Gianfranco Bonera e Giovanni Provenzano.
Una vita passata tra i motori più belli e veloci del mondo che continua anche occupandosi delle moto da corsa dei clienti, sono passate tra le sue mani MBA da Gran Premio, la Paton 8 valvole usata da Ferrari nel mondiale 500 del 1976, la Yamaha OW31 750 Campione del mondo 1978 di Johnny Cecotto, la Cardani 500 e molte altre splendide creature.  
Anche occupandosi insieme ai figli Enrico e Carlo delle Daytona 675, preparate per la pista, che montano il kit Trofeo.



Una vita di corsa che continua ancora in giro per circuiti di moto d’epoca, a fare musica con le MV 3 cilindri e con la mitica 6 cilindri insieme all’inseparabile Lucio Castelli, ex meccanico squadra corse MV Agusta ai tempi del grande Giacomo Agostini.

Una vita di corsa con qualche sosta ai box per fare il nonno.

Flap

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