
Ecco la seconda parte del sogno di Marco Marengo che a cinquantanni decide di regalarsi l'eperienza unica di andare a Dakar, ovviamente in moto.
Dopo la "Part.1" pubblicata tempo fa su questo portale ecco il proseguimento del viaggio raccontato dal protagonista.
Flap
Tappa Nouakchott – St. Luis 295 km
Un’altra calda giornata ci attende, usciamo illesi dal caotico traffico cittadino e attraversiamo una moltitudine di villaggi dove festanti e sorridenti giovani salutano il nostro passaggio.
Oggi ci attende il Park National Diawling, dichiarato patrimonio naturale dell'umanità dall'UNESCO, che ospita numerose specie animali, dai fococeri ai molti volatili. Ci perdiamo ad ammirare i giochi degli stormi degli uccelli, voli orchestrati, in perfetta sintonia, da un direttore fantasma.
L’attesa alla dogana senegalese è veramente lunga e snervante, complice una inaspettata temperatura di 33 gradi: dobbiamo spesso sostare all’ombra per trovare un po’ di refrigerio.
Variopinti venditori ambulanti esibiscono le loro merci in maniera pittoresca e simpatica.
Entriamo a St Luis, scortati dalle sirene della polizia che blocca il traffico, più per motivi di festa che di reale bisogno. E’ un concerto di musica e colore.
L’albergo con piscina cattura i nostri occhi e ci rilassa.
Tappa St. Luis – Tambacounda 512 km
St Luis è una cittadina coloniale di pescatori, sulle cui rive possiamo scorgere centinaia di stupende barche colorate e che già di primo mattino si anima di una vita estremamente vivace.
In Senegal ci attende un cambiamento radicale: le case sono meno fatiscenti ed i locali indossano indumenti dai colori forti e vivaci che mettono allegria nei nostri cuori.
Attraversiamo decine di mercati colorati in cui ambulanti esibiscono in ogni dove le loro merci e ne veniamo affascinati.
Affrontiamo un magnifico percorso, più di 150 km di sabbia soffice, dove incontreremo, per la prima volta, i baobab, giganteschi alberi secolari dal fusto maestoso, tipici della savana africana.
L’adrenalina mi invade la testa, questo sarà il più bel pezzo di offroad di tutto il viaggio.
Durante questo tratto cade un motociclista e si sloga la spalla: il suo viaggio finirà qui.
Arriverò solo in tarda serata in albergo, alle 22. Durante un controllo del mezzo scopro di avere due viti spanate tagliate all’interno del telaio, che solo con l’aiuto di due incredibili meccanici dell’organizzazione e grazie a mezzi di fortuna riusciamo a montare giusto in tempo per poter riposare due ore prima della tappa successiva. Come in una vera Dakar!
Tappa Tambacounda-Bafata’ African Camp Gambasse 270 km
Fotografo visi di bambini poveri, in cui le sofferenze e le privazioni si nascondono sempre sotto un bellissimo sorriso. Incredibile.
Nella mattinata avremo il primo intoppo di una certa importanza. Un amico motociclista ha un improvviso cedimento fisico e viene prontamente soccorso sulla pista dall’organizzazione, che gli pratica gli interventi del caso. Scopriremo solo dopo che è stato un attacco di malaria. Problema completamente risolto dopo il suo forzato rimpatrio.
Siamo alla dogana con la Guinea Bissau e non ho il visto sul passaporto, poichè mi è stato rubato pochi giorni prima della partenza e non ho avuto il tempo sufficiente per riottenerlo. Sono teso, d’accordo con il referente non consegno il documento, nella speranza di confondermi con la massa dei partecipanti.
Riesco ad entrare. Sono un clandestino. Ora passerò le successive 36 ore preoccupato, ma ci tenevo troppo ad arrivare a Silo Gambasse, dove consegneremo agli abitanti del villaggio materiale per un progetto di assistenza scolastica.
L’arrivo è quanto meno emozionante: centinaia di persone ci attendono festanti , danzando al suono di fischietti e tamburi, noi siamo sporchi di fango e sudore ma felici. Stato di gioia generale.
Tappa Bafatà African Camp Gambasse - Bissau 125 km
In mattinata si consegnano i pacchi degli aiuti, mentre io cambio la gomma posteriore , dopo un fortuito incontro con un chiodo.
Lasciamo il campo con il sorriso che ci è stato donato da centinaia di persone, che hanno continuato a ballare ed a danzare sino alla nostra partenza.
Il viaggio scorre su larghi pistoni di piste battute, che collegano decine di villaggi, dove siamo costantemente accolti da gruppi sempre più numerosi di bimbi, festanti e sorridenti, che al nostro passaggio interrompono persino le lezioni scolastiche per poterci salutare. Bellissimo.
Dormiremo nella capitale e, in una botta di vita, soggiorniamo sopra un pub-discoteca, dove possiamo sorseggiare diverse birre.
Tappa Bissau - Kaolak 300 km
Giornata tranquilla all’insegna di un trasferimento che ci porterà ad attraversare ben due stati. Quando lascio la Guinea Bissau termino il mio periodo da “clandestino” e sarà una bella liberazione. Dopo qualche problema intercorso con i doganieri, sempre risolto dall’organizzazione, entriamo in Gambia, antico prottetorato Inglese , dove, a differenza dei paesi sino ad ora attraversati, troviamo un livello di cultura superiore. Tutti, compresi i bambini, parlano un discreto inglese.
Per giungere in Senegal dobbiamo attraversare il fiume Gambia. Due traghetti fanno da spola, sono lenti e la colonna, numerosa, viene smaltita solo dopo diverse ore di snervante attesa .
Sostare all’imbrunire sulle sponde di un fiume, in una zona malarica, non è proprio del tutto consigliabile.
L’albergo che ci attende è piuttosto lussuoso, ma alle 22 ha già chiuso la cucina. Improvvisiamo così una tavolata con un vastissimo assortimento di scatolette!
Tappa Kaolak - Dakar 200 km
Siamo all’ultimo giorno, la tappa sarà una lunga passeggiata verso l’agognata spiaggia. Giunti al lago Rosa, teatro finale di decine di Parigi-Dakar, sento di aver compiuto il mio sogno, anche se in realtà devo ancora percorrere l’ultimo km prima di vedere il mare.
Sarà il tratto più impegnativo del viaggio, per l’emozione, per la sabbia particolarmente morbida, diventerà un impegno non indifferente poter posare le ruote vicino all’ acqua.
Moto, sabbia, mare, quale occasione migliore per lasciare incorniciato, nel cassetto dei ricordi, qualche indimenticabile passaggio, eseguito bordo mare.
L’arrivo è una generale emozione percepibile in molti visi, ci si scambia abbracci, fioccano pacche sulle spalle, tutta la carovana giunge e, a mano a mano, riempe disordinatamente il fronte mare, sino al momento organizzato per la foto che concluderà l’avventura.
Ritorno Dakar Tangeri 3800 km
4 giorni di guida consecutiva per compiere i 3850 km su asfalto , ma questa è un’altra storia!
Marco Marengo
IL MIO DAKAR DESERT CHALLEN PART. 1
parte 1
parte 2
parte 3
volti d'africa
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