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Domenica, Dom Gen 2021



"Il sogno di un Cinquantenne"
Vi ricordate di Marco Marengo e del suo sogno che stava preparando?
Ora il sogno è realtà e ce lo racconta con le sue parole e le sue immagini. (Flap)

 


Mi imbarco da Genova per Tangeri, la nave parte con ben 3 ore di ritardo a causa di agitazioni di un gruppo di marocchini. Il viaggio sarà molto movimentato: il mare sotto di noi è forza 7/8 e ci dicono che faremo una sosta forzata a Barcellona di oltre 10 ore per attendere un mare più consenziente.
Sulla nave faccio immediatamente amicizia con gli unici viaggiatori italiani: un motociclista di nome “Rocky” (solo più tardi comprendo il sottile collegamento del suo nick, quando mi racconterà del suo lavoro di buttafuori) e altri due appassionati fuoristradisti che viaggiano con un Land Rover  nuovo, preparato al top per l'occasione. Così, grazie alla nuova compagnia, le 66 ore trascorrono abbastanza velocemente!
Arrivo in terra marocchina piuttosto provato, ma emotivamente carico e trepidante per l'inizio di questa avventura. Passo un'intera giornata a vagabondare per Tangeri in attesa dell'arrivo della carovana.
Mentre vago per le piccole vie della casba, preso dai colori e dagli odori tipici marocchini,  mi sovviene la dimenticanza di un oggetto, la cui presenza, solitamente lontana dai miei vissuti, non era da considerarsi essenziale per il viaggio, ma la condizione di unico partecipante italiano mi fa propendere per il rimediare a questa lacuna. Mi dirigo così  verso la zona dedita alla sartoria e, da mani esperte, con pezzi di stoffa di scarto mi faccio cucire una bandiera italiana.
Il risultato, forse grazie a questa indovinata soluzione, ha acquistato per me un significato più vero: rimane sì un emblema dello Stato dove sono nato e cresciuto, ma confezionato dal Paese che mi stava ospitando e con pezzi recuperati, e tutto questo me lo ha fatto sentire più mio.
Il 27, con l'arrivo della carovana giunta nella tarda nottata, incontro e conosco i miei nuovi compagni di avventura, tra i quali Josè con il quale condividerò una parte del viaggio. Alcuni mezzi risulteranno molto performanti, altri quanto meno bizzarri.



Tappa Tanger-Marrakech km 567

Qui inizia realmente l'avventura, non vedo l'ora di salire sulla moto e macinare km. Il risveglio all'alba non promette però grandi cose: ci attende un cielo plumbeo che fa prospettare una giornata  all'insegna della pioggia. Il percorso di oggi è totalmente un trasferimento che si sviluppa su un percorso interamente su asfalto, comprensivo di tratto autostradale.
Infilati gli impermeabili alle 8.30 precise, le 9 moto (5 fanno questo tratto tranquillamente alloggiate sui carrelli) partono incolonnate alla volta di Marrakech. Il viaggio sarà allietato da un interessante diversivo creato dall'amico Gabriel, che pensa bene di controllare il livello dell'olio, ma di dimenticarne il tappo vicino alla bocchetta del distributore, ovviamente disperdendo per oltre 15 km l'olio, sprovvisto della sua adeguata chiusura.
Per fortuna al distributore avevano trovato e conservato il tappo e dopo aver aggiunto nuovamente due litri di olio, la colonna può ripartire, con il sorriso di Gabriel sulle labbra.
Il viaggio scorre con i tempi dettati dalle varie tappe obbligate, rabbocchi di carburante, fermate fisiologiche, consumazione del pasto, dove inizia uno dei gesti più frequenti che ci accompagneranno durante tutto il viaggio: il rito della “scatoletta” a turni alternati, ora tonno ora sardine, che faranno la parte del leone nei nostri approvvigionamenti.
Viaggiamo scarichi perché quasi la totalità dei nostri bagagli sono trasportati sul ducato dell'organizzazione, che a sua volta traina un grande carrello portamoto, e che quindi, per la sua conformazione, sarà praticamente sempre il mezzo più lento della carovana. Capiterà così molte volte di doverlo attendere per ore.
Giunti in tarda serata a Marrakech, scopriamo che alcuni fortunati hanno i bagagli bagnati, in quanto alcune borse sono state alloggiate all'esterno e, vista la giornata, il contenuto risulta decisamente umidiccio. Ovviamente sono risultato vincitore di tale sorteggio, ma questo è solo un dettaglio.
Sono molto stanco mentalmente, patisco terribilmente la guida notturna, la pioggia contribuisce in maniera marcata ad annebbiarmi l'interno della visiera, ma non mi faccio abbattere e dopo una buona pizza e le operazioni di salvataggio di foto e video ed il caricamento delle tracce della giornata successiva, operazione che si ripeterà  tutte le sere, attendo che Morfeo mi prenda tra le sue braccia, sperando in un risveglio meno uggioso.

Tappa  Marrakech-Fort Bou-Jerif km 496

Appena apro gli occhi lo sguardo corre veloce alla finestra, il cielo azzurro mi fa alzare sereno e fiducioso; oggi ci attende ancora una mezza giornata di trasferimento su asfalto, ma nel primo pomeriggio dovremmo incontrare il primo pezzo di fuoristrada e non vedo l'ora di affrontarlo.
L'impatto sarà molto aggressivo, la voglia, il bisogno di dare gas e di sentirsi bene sulla moto prendono il sopravvento. E così, dopo essermi ripromesso “consapevolezza”, mi lascio trasportare dall'indole e parto a testa bassa. Sorpasso molte macchine, la differenza di velocità con le quattro ruote su questo tipo di percorso è palese, un guidato leggermente sabbioso ma contorto si snoda per molti km, a mano mano prendo coscienza...
Solchiamo una splendida pista sabbiosa che corre lungo il mare per svariati km e ci gustiamo un frugale panino condiviso godendo della vista di questa meraviglia. Ma i km da percorrere sono ancora molti ed alle 18, con i miei tre compagni, scopriamo che ci attendono ancora un centinaio di km di off e quindi ancora diverse ore di guida nel buio più completo.
Arriviamo verso le 21 a Fort Bou-Jerif , dove troviamo un'interessante struttura costruita su una vecchia fortificazione della legione straniera francese. Tra le varie possibilità di sistemazione scelgo di dormire nelle tende nomadi, la soluzione più spartana.
Sono nuovamente stanco: non mi aspettavo una tale durezza, non tanto per le ore di guida, complessivamente più di 10 ore, ma per le ore notturne dove la scarsa visibilità mi disturba e mi affatica.
Le prime due giornate risulteranno le più dure, proprio perché non ero consapevole di cosa mi aspettasse. Devo fare un lavoro mentale e operare un schiftamento dal mio approccio al viaggio; lo prendo come una gara senza tempi, dove la regolarità e l'efficienza devono essere parte integrante del divertimento.
Così dopo un bel risotto cotto sul mio fornellino da campo, un pezzo di parmigiano e  qualche tocco di speck mangiati dentro la tenda, e concluse le solite operazioni informatiche, mi metto a dormire sul materasso posto sulla terra, e la notte corre veloce e serena



Tappa Fort Bou-Jerif- Smara Desert Camp km 400

La giornata inizia con una colazione all'interno del fortino, dove murales touareg fanno da cornice alla sala. La notte mi ha ritemprato e mi sento pronto a partire.
Facciamo i primi km immersi in un'atmosfera fuori dal tempo, complici i colori del sinuoso e vario terreno, illuminato dai raggi di un'alba particolarmente favorevole, dove il corpo e la mente diventano tutt'uno con il mezzo. I km scorrono veloci e di buon passo, giusto con qualche stop per immortalare immagini e momenti, e arriviamo alla Plage Blanche, dove ci attendono una 40ina di km di galoppata lungomare.
Siamo i primi ad arrivare alla spiaggia; molte macchine che qui arriveranno molto più tardi, troveranno una situazione molto meno favorevole, per via dell'alta marea che cambia considerevolmente la consistenza della sabbia.
Sono momenti incredibilmente intensi. Galoppare a 110 km/h a pochi metri dal mare, sentirne il profumo, goderne della vista e farci cullare dal grido e dal volo dei gabbiani che si alzano al nostro passaggio, non può lasciare indifferenti e la gioia è visibile in tutti noi.
Poi una serie di piste dure, che tagliano alcuni chott, laghi secchi. Sembra di correre su un terreno lastricato naturalmente da rombi irregolari. Lo sguardo si perde in un piatto innaturale e omogeneo, dove non si hanno punti di riferimento se non la traccia del tuo gps, che indica la retta via.
Percorsi i 400 km della tappa, vuoi per la brevità, vuoi per l'alta velocità media, giungiamo al wp del ritrovo intorno alle 17 dove troviamo ad attenderci il traguardo gonfiabile, che ha percorso la direttissima via asfalto.
Decido, erroneamente, come scoprirò solo dopo, di alloggiare in un infido alberghetto, risparmiandomi così il montaggio della tenda e per potermi godere una doccia tonificante...beh non allego le foto per decenza, ma anche in questo..l'Afric c'est l'Afric!
A tarda serata arrivano le ultime macchine e verso le 20 iniziano le consuete operazioni serali e la serata si conclude con  i racconti della giornata con gli altri partecipanti. Ma la carovana è stanca e presto cala sul campo un silenzio totale.

Tappa  Smara DesertCamp-Guelta Zemour DesertCamp  250km

Sveglia, colazione e partenza: la tappa più' breve di tutta la spedizione, 380 km, dove alterniamo pistoni duri e veloci a tratti di chott e incontriamo dromedari scortati dai loro giovani guardiani.
Vuoi per la brevita' della tappa, vuoi per l'alta velocita' media, arriviamo incredibilmente alle 13.
Il campo è stato montato in mezzo al nulla. La carovana fa circolo con i mezzi parcheggiati all'esterno mentre tutte le tende vengono montate rivolte verso il centro. Insomma immaginate la classica visione che abbiamo visto tante volte nei film western, quando la carovana dei cowboys per resistere all'attacco degli indiani si disponeva per la notte.. qui per fortuna nessun tipo di attacco, a parte qualche moschito particolarmente petulante.
Viste le condizioni delle mie gomme (non sono partito con la coppia nuova) e tenuto conto delle ore di luce che ho davanti, decido di intraprendere l'operazione di sostituzione con una coppia nuova di pacca. Scelta temporale azzeccata, perché' nei giorni a venire non avrei mai piu' avuto il tempo di farlo, come vedremo.
L'operazione, vista una certa mancanza di attrezzatura, è stata in parte organizzata con mezzi di fortuna, come le borse Touratech utilizzate come cavalletto. Ma verso sera avevo nuovamente il mezzo pronto con la prospettiva di non doverne piu' cambiare.
La serata speciale, visto che è l'ultimo dell'anno, è scandita dal festeggiamento dei due capodanni..  già, sia quello con orario italiano e spagnolo che quello portoghese, con il quale sono coincisi anche i rituali fuochi d'artificio. Dopo gli auguri, baci ed abbracci e qualche bicchiere di vino, la carovana si addormenta velocemente.

Tappa  Guelta Zemour Desert Camp - Dakla  470km

La giornata si apre con un cielo freddo e terso. Oggi ci aspetta un lunga ma semplice cavalcata, con il piccolo problema dell'autonomia: dobbiamo infatti percorrere più di 300 km senza incontrare alcun benzinaio.
Scopriamo ben presto che il mezzo dell'assistenza, quello preordinato per il trasporto tank, ha un serio impedimento dovuto ad una perdita dal differenziale. Temiamo il peggio, scongiurato però dall'intervento provvidenziale di Josè ed Andreis, dei veri tutto fare della meccanica, che risolvono brillantemente il problema.
Dopo aver dedicato alcuni minuti alla foto di copertina di questa edizione, partiamo su piste semplici e veloci. Mi sento pago del gusto del gas e comincio a manifestare la voglia di dedicarmi ad immortalare immagini fotografiche. I miei colleghi preferiscono non fermarsi e così intraprendo una fase piuttosto lunga di guida in solitaria.
La cosa mi affascina e mi gratifica, tendo a ridurre la velocità e la sensazione di pace e solitudine mi pervade. Mi sento in pace con me stesso ed assaporo con un gusto nuovo la guida.
Oggi ho voglia di incontrare gli altri della carovana, cosa che durante il percorso mi è mancata; scopro sempre persone accoglienti e disponibili ad offrire ed a condividere generi alimentari, soprattutto l'acqua, così importante per noi motociclisti in questo ambiente. Sensazioni positive accrescono la condivisione.
Il percorso è abbastanza semplice, intorno al 230 km le prime moto finiscono la benzina ed attendiamo il mezzo con la riserva che ci permetterà' di completare la tappa.
Arriviamo verso le 18 nella città di Dakla, una città sui generis per essere in Marocco. Si affaccia su  un golfo naturale ad uncino e per la sua particolare collocazione geografica è diventata nel tempo un famoso centro che raduna moltissimi appassionati di kyte surf, anche locali, e dunque infrange molte regole e tabù solitamente presenti in un territorio caratterizzato dall'islamismo.
L'albergo è caro ma molto accogliente e ci permette, dopo la solita pizza di rito, di confortare le nostre provate membra.

Tappa   Dakla -Bou Lanouar Desert Camp  440km

Oggi ci aspetta un discreto tragitto on road prima di arrivare alla nostra prima vera frontiera. Il paesaggio che ci attende è particolarmente interessante: un lungomare con alte falesie ci accompagna per diverse ore. Mi fermo al cartello che indica il parallelo del tropico del cancro per la foto di rito: in linea retta siamo ancora a 1400 km da Dakar.
Quando giungiamo all'ultimo avamposto del Marocco la visione è estremamente inusuale: nel nulla sorge una struttura di tipo coloniale, con un lussureggiante parco posto al suo centro, che ci offrirà refrigerio e riparo per il nostro frugale pranzo.
Arriviamo emozionati alla tanto attesa frontiera con la Mauritania. Ho letto molte volte di questo limbo di una ventina di chilometri, che divide i due stati, dove nessuno reclama la sovranità territoriale, chiamato “terra di nessuno”, ma ora che ci sono quasi arrivato mi sento pervadere da un po' di ansia.
Superata la dogana marocchina e le sue pratiche di rito ci addentriamo in questa terra con una certa circospezione. Il tratto è molto accidentato e gli fanno da cornice, in una distesa piatta, pile di gomme e  carcasse di macchine bruciate ed abbandonate, rendendolo, in maniera realisticamente sconfortante, un immaginario paesaggio post-atomico, alla Blade Runner per capirci.
Ad attenderci, dopo il percorso, ci sono le guardie mauritanesi, con la loro bandiera verde, che ci riservano un controllo veramente inatteso. Prendono le impronte digitali di entrambe le mani e le foto del viso, mi chiedo ancor oggi a che scopo, ma preferisco soprassedere.
Le ore scorrono ed il cielo tende al tramonto quando riusciamo a lasciare il posto di frontiera, scortati da due camionette di militari, che passeranno la notte circondando il nostro campo, a mio avviso più per impiegare il loro tempo che per effettiva esigenza.
Giunti al wp che individua il campo è oramai sopraggiunto il buio, montiamo le tende aiutati dai fari dei mezzi e ci prepariamo al bivacco notturno.

Tappa  Bou Lanouar Desert Camp -Nouakchott  420km

Leviamo il campo di buon'ora, la giornata appare radiosa e già piuttosto calda dal primo mattino e capiamo che, scendendo, le temperature saranno sempre più' piacevoli. Il percorso fuoristrada si sviluppa su un terreno piano e piuttosto scorrevole; unica attenzione la sabbia a tratti nelle carregge dove,  per galleggiare senza problemi, bisogna dare del sano gas.
Incrociamo diversi gruppi di dromedari e resti sparsi di mezzi, deprivati di ogni parte morbida, lasciati a morire in mezzo alla sabbia.
Giro da solo, oramai mi sono abituato. Ad un bivio scelgo di non tagliare le dune e con alcune altre macchine veniamo fermati da un gruppo di zelanti poliziotti. Questo porterà a radunare quasi tutta la colonna prima che si convincano a lasciarci passare. Quando si parte, nel budello delle dune, è come una “speciale”: la pista, sabbiosa e morbida, dopo il passaggio di diversi mezzi è completamente rotta e non è semplice trovare la giusta via, ma mi diverto oltremodo e ne esco con il sorriso sulle labbra.
Ci aspetta un lungo tratto di pista dura che costeggia la spiaggia, attraverso diversi villaggi. Alcuni di essi, benché in muratura, sono deserti e nelle ampie e spoglie stradine si possono osservare solo le tracce di una vita quotidiana.
Non mi fermo mai e ben presto mi trovo davanti alla colonna. Non vedo tracce, non ho seguito, come per altro tutte le mattine, il breafing in portoghese/spagnolo, non ho letto il roadbook cartaceo, che aprirò solo al ritorno a casa.. Ad un bivio fondamentale compio così il mio primo grande errore.
Alla biforcazione la pista da un lato punta direttamente verso il mare e dall'altro lo fiancheggia ad una distanza di circa 30 metri. Scelgo la strada che mi appare più probabile e mi trovo ad affrontare un tratto maledettamente infido di fech fech. Dopo una ventina di minuti, nei quali avanzo a fatica e con il motore che chiede perdono, decido di fermarmi ed aspettare rinforzi.
Mi chiedo come potranno passare le macchine in quell'inferno, mi immagino anche di rimanere in loco per filmare i passaggi più incredibili e sto quasi per controllare il mezzo, quando intravedo un'ombra alla mia destra. Scopro così che diversi mezzi mi avevano raggiunto e stavano tranquillamente galoppando, senza alcun problema, sulla spiaggia, come era stato chiaramente consigliato durante il briefing mattutino. Mai essere convinti di non potersi sbagliare!
Raggiunta la spiaggia mi attende un terreno compatto, di pura libidine, su cui sfreccio a pochi metri dal mare, quasi lambisco le onde. Dune sinuose segnano il confine della giusta via. Gruppi di gabbiani si alzano al mio passaggio in volo, segno che il mare è molto pescoso.
Incontriamo diversi gruppi di pescatori, pronti a ritirare le reti; molte barche sono assicurate a riva tramite lunghi cavi. Per fortuna un ragazzo mi segnala di rallentare e dopo pochi metri incontro un cavo a 50 cm da terra, invisibile in controluce, e mi sento correre un brivido nella schiena.
Chiudiamo la giornata con un tratto d'asfalto ed entriamo a Nouakchott, la capitale della Mauritania. Ho modo di toccare dal vivo un incredibile e disordinato traffico autoveicolare, mezzi a 2 e 4 ruote, dalle carrozzerie arrugginite, con innumerevoli parti mancanti, si immettono nel traffico da tutte le direzioni, senza degnare di uno sguardo chi soppragiunge. Arrivare interi davanti al nostro Auberge è un vero miracolo.
La temperatura è aumentata, il caldo si fa sentire. Scelgo la sistemazione “entry level”: mi aspetta il famoso “auberge du desert”, dove trovo, in una stanza da 8 posti, un comodo materasso appoggiato a terra, sormontato da un piccolo telo, per proteggere il corpo dai moscerini.
Faccio la doccia nel più “particolare” bagno della mia vita; nuvole di moscerini mi volteggiano intorno. Siamo in zona malarica. Prendo il medicinale, meglio non scherzarci troppo.
Mangio, tanto per cambiare, una sana pizza: non voglio rischiare di ingurgitare qualcosa che non sia   cotto ad alte temperature, una gastroenterite può portare a conseguenze devastanti, soprattutto quando si guida per ore una moto.
La notte, protetto dalla tendina, scorre serena.

 

 


Fine prima parte.... to be continued

Marco Marengo

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