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Lunedì, Lun Apr 2020

Patagonia

La stanza è buia, tra le tende solo un piccolo raggio di luce che si intrufola nella camera d’albergo con al centro il grande letto.


Dal marciapiede proviene della musica; dei ragazzi parlano e rumorosamente fanno cadere una bottiglia di vetro a terra che rotola sul marciapiede. Sto dormendo, ma all’improvviso il mio sonno viene interrotto da un primo cupo suono di sirena, per poi seguirne un altro questa volta più lungo per poi ripetersene un terzo, concludendosi con un quarto lunghissimo che segna la fine di questa nottata trascorsa a Montevideo. Guardo l’orologio e sono le 4:30 del mattino, troppo presto per alzarsi, troppo presto per leggere un libro, forse riesco a prendere sonno, ma nel frattempo la mia mente mi riporta al viaggio appena terminato iniziato 11 gg fa e a quelle sirene che mi riconducono al porto di Ushuaia , dove grandi navi da crociera attraccano per permettere ai turisti la visita della città, una città insolita con un lungomare curato e pulito, ma che ospita in Avenida San Martin molti negozi di accessori da sci e da escursioni montane.

Strada

Una città viva a qualunque ora del giorno e della notte con i suoi numerosi ristoranti e pub e gli innumerevoli hotel e casinò. Una città considerata da molti come l’ultimo approdo alla fin del mundo. Quando l’abbiamo raggiunta ci siamo spinti fino alla Bahia Lapataia, all’interno del parco naturale della TIERRA DEL FUEGO, attraverso boschi fitti, tra ruscelli e laghi su una lunga pista sterrata, sotto una fitta pioggia che a tratti lasciava spazio al sole timido e tiepido accompagnato dall’ arcobaleno che in cielo faceva compagnia ai grandi rapaci che planavano sospesi dalle forti termiche. La RUTA 3 percorsa per giorni ferma la sua corsa davanti ad un grande cartello che attesta “aquì finaliza la carretera màs sureña del mundo” e nell’ufficio postale del parco, ci viene timbrano il passaporto che attesta l’arrivo in questo luogo unico. Io e Alice percorriamo il piccolo sentiero che prosegue nel bosco, ma piove così tanto che siamo costretti a proteggerci sotto una grande tettoia dove trovano riparo altri turisti.

Pista da purvenir

Ero spinto dal desiderio di raggiungere Ushuaia per vedere il punto in cui si incontrano i dei due grandi oceani e così raggiunto il porto ci siamo aggregarsi ad una delle tante escursioni sul Canal Beagle, un lungo braccio di mare che unisce l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico separando la Terra del Fuoco dalla terraferma. Alice prende i biglietti e attendiamo il nostro turno per salire sulla piccola imbarcazione. Dietro di noi molti turisti orientali che ordinatamente in fila attendono il loro turno. Saliamo rapidamente sulla piccola barca che ci trasporta ondeggiando e navigando vicino alle isolette e agli scogli sparsi nel canale. In mare nuotano serene vicino alla barca, otarie e cormorani, anche se la colonia di cormorani più numerosa staziona attorno al grande faro bianco e rosso sull’isola “L’éclaireurs”. Raggiunta l’isola Bridges passeggeremo a lungo tra i licheni e gli arbusti per ammirare le coste. Uno spettacolo unico, ma questa è solo una parte delle bellezze di questa terra.
Ho letto molto sulla Terra del fuoco, e ogni volta che la immaginavo pensavo ad un luogo immacolato, rimasto come ai tempi della sua creazione, dove la bellezza dei colori e delle forme rapisce gli sguardi riempiendo gli occhi del viaggiatore. Immaginavo una terra mai vista, capace di travolgermi e di rapirmi, un luogo incredibile dove l’uomo si confronta con la natura selvaggia ed aspra tra boschi di conifere in un clima fresco, mite e piacevole. Una terra popolata da una abbondante fauna dove sulla terra ferma vivono volpi, caprioli, castori, in cielo innumerevoli uccelli e rapaci tra cui il Pajaro Carpintero un picchio dalla testa rossa, e in mare leoni marini, pinguini e molto altro ancora. Ogni mia attesa è stata ampiamente soddisfatta.

otarie

Una riflessione che spesso ho ripreso in queste lunghe tratte in sella alla moto era legata all’habitat dei pinguini che li avevo sempre immaginati in luoghi isolati, tra i ghiacci, attanagliati dal freddo intenso e avvolti dal vento travolgente che proviene dall’oceano e invece sono li, vicino a me, li vivo, li osservo, ci gioco quasi li tocco e loro mi osservano, alcuni si scavano il nido a terra, altri cercano refrigerio in mare perché fa molto caldo e tutti respirano a fatica con il becco aperto. In questo viaggio li ho incontrati spesso lungo le coste della Patagonia ma in particolare ho potuto osservarli da vicino a Punta Tombo e nel Parque di Pinguini Ray vicino a Porvenir.
Punta Tombo; che ridere. Quante volte per via della mia poca memoria ho chiesto ad Alice di ricordarmi il nome Punta Tombo. Santa donna. Una località raggiunta seguendo una lunga pista tra i bassi arbusti della tipica pampa argentina, in compagnia di struzzi, pernici e guanachi e conosciuta grazie all’associazione “PIGAFETTA 500”, con la quale è stata organizzata una visita al museo dove con un sottofondo di stridere di pinguini è stato possibile osservare alcune rappresentazioni in scala della flora e fauna che vive in questo luogo, consultando documenti del passato che testimoniano il passaggio del nostro compaesano Pigafetta che in questi mari vide per la prima volta i pinguini.

Pinguini

Ma perché è importante oggi il Pigafetta?
Nel lontano 20 Settembre 1519 partirono da Siviglia 5 caravelle spagnole al cui comando c’era un portoghese di nome Magellano. Su quelle caravelle c’era un nostro compaesano vicentino di nome Antonio Pigafetta che attratto dalle sete di avventura e conoscenza si era aggregato a questa flotta.
Antonio Pigafetta fu uno dei 18 uomini superstiti che compirono il primo giro del mondo via mare. Per me quest’uomo è diventato un esempio di forza, coraggio, caparbietà. Un uomo che poteva starsene tranquillo a casa perché proveniente da una famiglia nobile, ma che è voluto partire perché spinto dalla voglia di sapere. La sua sete di sapere lo ha fatto diventare uno dei più grandi esploratori oltre ad essere un grande comunicatore pur non conoscendo le lingue dei paesi che attraversava.
In tutti noi viaggiatori c’è una piccola parte dello spirito del PIGAFETTA e leggere il suo libro è utile per riflettere sulle motivazioni che ci spingono a partire comprendendo le origini del VIAGGIO.   

Vi lascio alcune righe che riprendono uno scritto originale del Pigafetta, quando giunto a Punta Tombo vide per la prima volta i pinguini:

“ Poi seguendo el medesimo cammino verso el polo Antartico, accosto da terra, venissemo a dare in due isole piene di occati e lupi marini. Veramente non se poría narrare il gran numero de questi occati. In una ora cargassimo le cinque navi. Questi occati sono negri e hanno tutte le penne ad uno modo, così nel corpo come nelle ali: non volano e vivono de pesce. Erano tanto grassi che non bisognava pelarli ma scorticarli. Hanno lo becco como uno corvo.“

Pigafedda

Ovviamente è stato d’obbligo recarci a San Julian per visitare la riproduzione della caravella VICTORIA, unica caravella rientrata in Spagna con i pochi superstiti di questo avventuroso viaggio. Saint Julian ha una forte impronta del PIGAFETTA perché in questo luogo le caravelle rimasero ferme per 5 mesi a svernare permettendo alla flotta di interagire con le persone del posto. Qui fu celebrata la prima Santa messa e battezzato il primo patagone con il nome di “Giovanni”.

Caravella
 
Nel nostro piano di viaggio rientreranno altri due appuntamenti legati al PIGAFETTA che sono Punta Arenas e Trelew dove incontreremo la comunità italiana per scambiarci dei doni.

Patagonia

In questo viaggio solcheremo molte strade e molte piste, ma dove trascorreremo più tempo sarà sulla RUTA 3 e sulla RUTA 40 che pur viaggiando parallelamente tra loro ad una distanza di circa 300 km hanno caratteristiche molto diverse.  
La RUTA 3 è una lunga striscia di asfalto solcata da numerosi grandi camion che carichi all’inverosimile intarsiano questa striscia nera creando dei solchi profondi decine di centimetri molto pericolosi per i motociclisti. Ad ogni 250 – 300 km c’è una stazione di servizio, ma non sempre sono provviste di benzina e non tutte ricevono la carta di credito. Lungo la strada per tenere sotto controllo i transiti esistono dei punti di controllo della polizia dove vengono eseguite delle verifiche sui carichi dei mezzi e sul trasporto di frutta e verdura che verso sud è vietato. Non si può parlare di RUTA 3 e non parlare di VENTO, CARCASSE DI AUTO ABBANDONATE e GUANACHI.
Il vento lungo questa strada è una costante. Proveniente dalle lontane ande si proietta sulla RUTA 3 costringendo chi la transita a continui zig-zag, su un manto stradale pericoloso a velocità elevate. Se mentre prima di Comodoro il manto stradale e il vento sono tutto sommato clementi, a sud non c’è dubbio che bisogna prestare massima attenzione ad ogni km. Le numerose piccole capanne rosse e bandierine testimoniano gli incidenti mortali, che questa strada ha causato. Le carcasse di auto sono la testimonianza delle pericolosità di questa strada e della difficoltà di recuperare le auto in panne. Non bisogna trascurare la presenza dei guanachi. Si tratta di un animale molto affascinante, ma pericoloso. Un benzinaio mi spiega esattamente il motivo della sua pericolosità. Il Guanaco è un animale che vive allo stato brado, ma che si impaurisce al passaggio dei mezzi fuggendo non sempre nella direzione più logica. Il guanaco è convinto della usa abilità nel saltare, che però non gli permette di saltare un motociclista e tanto meno un camion. Esiste una regola per chi percorre questa strada: quando si incontrano delle mandrie di guanachi al pascolo, è buona regola avvertire chi incontri lampeggiando. Questa regola viene osservata da tutti e anche noi ci adegueremo.

Road

La RUTA 40 è la più lunga delle strade dell’Argentina e una delle strade più lunghe al mondo. Parte a nord da La Quiaca e finisce a sud a Punta Loyola correndo parallelamente lungo la cordigliera delle Ande. Sale e scende attraverso fiumi e parchi naturali stupendo chi la percorre della bellezza sterile di questa terra. E’ una strada che stimola la mente per la bellezza del paesaggio che la circonda riportando il viaggiatore ad un contatto unico con la natura. Qui non conta il mezzo con cui la percorri, ma conta come la percorri. Ora che l’ho percorsa in tutta la sua lunghezza posso assicurarvi che la parte patagone è sicuramente la più bella. L’unico consiglio che mi sento di dare ai viaggiatori è di prestare massima attenzione nel tratto tra Tres Lagos e Gobernador Gregores dove è presente molta ghiaia smossa percorribile anche da moto pesanti come la nostra.

Patagonia

Percorrere a sud la RUTA 40 significa raggiugere El Calafate per visitare il Perito Moreno, una formazione di ghiaccio che si estende per 250 km quadrati e per 30 km di lunghezza contenente la terza riserva di acqua dolce del mondo. Alto più di 60 metri è in continuo movimento perché tra la roccia e il ghiaccio c’è una sorta di cuscino d’acqua che permette al ghiacciaio un movimento di circa 2 metri al giorno. Il 10 Marzo del 2016 il ponte di ghiaccio, un arco frontale dalla straordinaria bellezza è caduto, ma questo è riconducibile secondo gli esperti al movimento del ghiaccio e non al riscaldamento globale. Sta di fatto che non avrei mai pensato di osservare questa meraviglia ad una temperatura di quasi 20 gradi.
Per raggiungere il Perito Moreno dopo El Calafate occorre percorrere una lunga strada dritta che conduce in prossimità del parco dove vi accoglierà un paesaggio da fiaba in una valle stretta circondata da alte vette innevate che brillano al sorgere del sole. Superato l’accesso al parco, dopo alcune curve tra la vegetazione fitta compare sua maestà PERITO MORENO. Spesso lungo la strada ci fermeremo ad osservarlo da lontano per cogliere ogni sua angolazione, osservandolo e non comprendendone le dimensioni fino a quando non giungeremo al parcheggio alla fine della strada, dove percorrendo delle passerelle di legno è possibile osservare questa opera della natura nell’azzurro intenso del suo ghiaccio. Nel raggiungere i vari punti di osservazione mi rapisce il cuore il suo boato intenso, duro e intervallato che indica la rottura dei ghiacci sotto i crudeli raggi di sole. Blocchi enormi si disgregano cadendo in acqua rumorosamente creando onde che si infrangono contro dei piccoli iceberg. Questo suono mi trasmette un lamento che ritengo non sia colto dal più dei turisti che fotografano e osservano rumorosamente questa opera gelida e maestosa della natura. Anche se forse serve a poco, avrei ritenuto più utile accedere a questo luogo con dei mezzi elettrici per cercare di stimolare la coscienza dei visitatori. Oltre alle passerelle esiste la possibilità di osservare il ghiacciaio dalle acque del lago andino in tutta la sua maestosità su una delle tante barche dei vari tour organizzati.

Perito Moreno

Quando penso al freddo penso ai pinguini, alle foche, ai leoni marini e quindi i miei ricordi ritornano alla penisola di Valdes, un parco naturale dalla bellezza straordinaria e incontaminata, celebre per le numerose colonie di cetacei che un tempo venivano in queste tiepide acque calme a procreare crescendo per i primi mesi i piccoli prima di dirigersi verso sud. Raggiunto l’accesso al parco della penisola di Valdes dopo aver acquistato il biglietto chiediamo al punto informazioni qualche chiarimento in modo d’avere un quadro generale di questa grande penisola. Raggiungiamo Puerto Piramides l’unico centro abitato della penisola. Nato in antichità per l’estrazione e il trasporto del sale dalle saline del posto, ospita poche strutture turistiche e varie agenzie che organizzano escursioni in barca per il whale whatching. Visitiamo la costa che inizialmente si estende su una grande spiaggia, ampia e ben tenuta trasformandosi verso est in una costa rocciosa lunga qualche centinaio di metri che viene infranta solo da una collina oltre la quale si fa largo un’altra lingua di sabbia ancora più grande della prima. In spiaggia vicino al paese c’è una festa con un’assordante musica disco e una moltitudine di giovani che ballano sulla sabbia. Hanno trascorso la notte in auto o in piccoli pullman trasformati in camper saldando dei pannelli in lamiera sui finestrini. Tutti sono felici e fanno festa e complice la musica alta è comprensibile che non avvistiamo alcun essere marino per svariati km. Decidiamo di spingerci verso est prendendo la pista n° 3 che inizialmente è sterrata per poi divenire ghiaiosa. A tratti la ghiaia si accumula pericolosamente e quindi procediamo a 80 km/h facendo attenzione alle variazioni del suolo. Proseguendo lungo la pista la presenza della sabbia si fa sempre più costante costringendoci a ridurre notevolmente la velocità. Il tuolle ondule si moltiplica e la moto viene sollecitata a tal punto che ad un tratto si accende la spia che indica il malfunzionamento dell’ABS. Nel raggiungere Caleta Valdes incrociamo armadilli, nandù e guanachi e una volta approdati alla caletta troviamo sparsi sulla costa leoni marini, elefanti marini e pinguini. Nella passeggiata per raggiungere la costa, attraversa il sentiero uno scorpione che si ferma davanti a noi con la sua coda dritta quasi a voler evidenziare il suo pungiglione in una dimostrazione di forza. Non sarà l’unico avvistamento della giornata. In questo periodo non è possibile avvistare i grandi cetacei. Il periodo giusto va da Agosto a inizio Dicembre, anche se i locali ci dicono che sempre meno cetacei fanno sosta attorno a queste acque.
Vorremmo proseguire verso Punta Norte, ma una guida del posto ci consiglia di non proseguire perché la presenza di sabbia sarà costante lungo tutta la pista. La guida ci racconta che qualche giorno prima avevano dovuto soccorrere un motociclista infortunato proprio lungo il tratto di pista che avevamo percorso al mattino. Decidiamo con rammarico di rientrare a Puerto Madryn.

Puerto Martin

Ormai è giorno, e penso alla moto consegnata ieri all’officina che me la custodirà fino a Luglio. La mia moto mi mancherà molto perché, pur segnando sul cruscotto oltre 225.000 km, mi sa regalare delle grandi emozioni sapendo dimostrare tutta la sua forza e il suo valore. Spesso in questi ultimi viaggi è stata osservata dai passanti, molti dei quali si sono accostati per osservarla o per farle una moto. Sta diventando una vera protagonista. Intanto sorrido. Si, sorrido ricordando una scena avvenuta a Punta Arenas dal gommista, un uomo sulla cinquantina dal fisico atletico. Quando tocca il mio turno per sostituire il pneumatico posteriore, propongo al gommista di avvicinare la moto al ponte mobile, magari togliendo le valigie, ma lui mi risponde in modo seccato che si arrangia. Lo osservo mentre toglie il cavalletto della moto e noto subito una prima smorfia. Spostando la moto quasi inciampa e si blocca ovviamente davanti al ponte mobile perché sarebbe impossibile spingerla oltre. Mi ripropongo di dargli una mano, ma niente vuole fare da sè. Al terzo tentativo con il fiatone e il viso paonazzo il gommista rivolge il suo sguardo verso di me e seccato mi fa cenno di dargli una mano. Ritornando sulla sedia in cui ero seduto incrocio lo sguardo di Alice e subito sorridiamo silenziosamente, non vorremmo che il gommista si irritasse.

Gommista

In questo viaggio lungo la strada abbiamo incontrato molti motociclisti con i quali ci siamo sempre intrattenuto scambiando i nostri profili social. Motociclisti brasiliani, colombiani, tedeschi, svizzeri, austriaci, francesi, statunitensi (mamma quanto parlano) e canadesi. In Sud America ci ha sorpreso la massiccia presenza di tedeschi con i loro super accessoriati UNIMOG camperizzati, tanto che ad un certo punto mi ero quasi convinto che ci fosse un raduno di UNIMOG. Ne avremmo contati una ventina. Ad una coppia che avevamo incontrato in 3 occasioni lungo il viaggio, abbiamo chiesto di poter vedere da vicino l’interno di questo bisonte della strada. Ogni cosa ordinata al suo posto, con sicurezze di tutti i tipi compreso il satellitare, un’indipendenza strabiliante dando la possibilità di rimanere senza acqua, elettricità e gasolio per giorni e con la possibilità di uscire dal mezzo da ogni lato attraverso pannelli robusti e removibili. La coppia ci precisa di non aver mai usufruito delle vere potenzialità del mezzo, il quale era di proprietà dei loro genitori, fermo in sud America da anni per viaggiare in lungo e in largo in questo continente così vasto.

Patagonia

E’ giorno ed è arrivato il momento di alzarsi. Ora basta guardare indietro è ora di progettare il prossimo viaggio che ci spingerà a solcare i confini dell’Equador e della Colombia.

BUONA STRADA.   

Mirco Targon

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