Non c’è bisogno di scomodare Plutarco a cui viene attribuita la prima menzione, che a sua volta la farebbe pronunciare a Giulio Cesare.
Basterebbe un bel altrettanto classico “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja“, insomma è evidente che i gusti sono personali e la concezione del bello è molto soggettiva.
Questa riflessione nasce dopo l’indigestione di moto vissuta al WDW 2026 dove in un mare di rosso con qualche macchia di colore ho “visto cose che voi umani” …giusto per continuare con le citazioni colte!
Facile perdere gli occhi di fronte a modelli della casa bolognese che hanno fatto la storia di questi 100 anni di Ducati, forme tonde dei primi anni, poi spigolose, poi di nuovo tonde e a di nuovo appuntite in un susseguirsi di stili che hanno fatto sognare milioni di appassionati ma che comunque non ha lasciato indifferenti gli amanti del bello.
Quel rosso dominante, ma anche quel giallo e quei grigi che hanno attraversato un secolo con qualche Tricolore a rendere ancora più preziosa una linea tipicamente italiana.
Bello perdersi nell’intramontabile linea, mondialmente riconosciuta come tra le più riuscite, della 916, e sorelle successive e minori, dove l’espressione della sportività Ducati ha toccato vette altissime sfiorando lo stato dell’arte, del resto quel “Michelangelo” delle due ruote, Massimo Tamburini, ci sapeva fare.
Un paradiso per gli occhi se non che a volte qualcosa andava ad urtare, infastidire, forse non comprendere il perché alcune tra le più belle moto potessero essere personalizzate, questo in generale non sarebbe un problema, in maniera tanto radicale quanto esteticamente discutibile.
Non sto parlando del 998S con tanto di portapacchi e borse Alu, che per quanto inguardabile seguiva la funzione turistica di portare l’Olandese proprietario in giro per il mondo, parlo di grafiche al limite del gusto di Ray Charles, modifiche estetiche e/o con colori improbabili, spesso dal gusto tipicamente teutonico, che davvero facevano esclamare: MA PERCHE’?
Non solo, in una logica di moto studiate per dare il piacere della guida, trasformazioni anche in termini di ciclistica e/o carrozzeria davvero al limite della funzionalità e della decenza…e anche qui: MA PERCHE?
Per fortuna in questo mare rosso regna ancora un po’ di buon gusto, quel “Di serie” che nel caso di molti modelli di Borgo Panigale rasenta la perfezione, quel rosso che è un segno distintivo e le varianti di colore devono essere in linea con la storia, insomma il buon gusto non è perso davvero.
Ma mentre rifletto su questo mi rendo conto che in fondo la moto è l’espressione di noi stessi, della nostra personalità ed interpretazione che gli diamo, un’estensione della nostra passione che segue una logica che gli altri potrebbero non comprendere, ma la nostra moto è la NOSTRA, e come tale deve piacere a noi e non necessariamente agli altri, come fosse il nostro scarrafone.![]()