Un Tassello alla volta
Categoria: trafiletti

E così sono lì, in piedi sulle pedane, a far scorrere la moto in quella discesa con sassi smossi che ha sempre rappresentato per me il terrore.


Non che ora mi preoccupi meno, però alla fine, dai e dai, a furia di sentimelo dire ho cominciato a capire che un po’ di velocità, ma non troppa, aiuta anche in quel frangente.
Le salite mi hanno sempre preoccupato meno, basta dare gas e non mollare guardando il più avanti possibile per trovare la via migliore dove passare, o almeno io faccio così, magari è giusto, magari no, ma per adesso ha funzionato.

E’ evidente che se inizi in tarda età, direi molto inoltrata, a fare del fuoristrada, partendo da solo asfalto per quarant’anni, ci metti un po’ di più a capire le dinamiche di guida che sono tremendamente differenti; se ci aggiungi una, ovviamente, minore agilità, quella persa proporzionalmente con lo scorrere della vita, e per ultimo uno spirito di sopravvivenza tarato al massimo livello…leggasi cagasotto…non ti puoi aspettare di essere un fenomeno.

I corsi servono indubbiamente, ma poi bisogna metterli in pratica, allenarsi, altro punto dolente.
Eppure sono qui, mentre la discesa finisce ma non la traccia, mancano ancora tanti chilometri alla fine, le ruote mordono la terra e i pensieri continuano a pulsare come il monocilindrico che cavalco.

Arriva quel tornante in discesa, stretto e rovinato dalle crepe che l’acqua ha creato, quella salita con solchi da evitare, da tagliare trasversalmente, insomma tutte situazioni dove cercare di sopravvivere cercando di mettere in pratica le varie nozioni teoriche che abbiamo assorbito ma che in realtà son meno facili da mettere in pratica.
Sposta il peso, spingi sulle pedane, arretra il sedere, stringi con le gambe il serbatoio, ecc. così ci provi, a volte funziona e ti gasi come un topo nel formaggio a volte meno e la gamba lunga ti salva; qualche volta ti inventi qualcosa alla faccia del manuale e te ne freghi dell’estetica del gesto atletico, purché si resti in piedi.

Insomma mi rendo conto che da quella lontana, mica tanto alla fine, prima volta ora mi sento più sicuro, vado anche più veloce (tutto relativo), ma rimango cosciente dei mie limiti che son quelli su cui devo lavorare semplicemente per divertirmi di più.

Di sicuro ho capito che il fuoristrada fatto con intelligenza, la moto giusta per le proprie capacità e le gomme adatte al percorso non è impossibile, basta andarci per gradi, senza esagerare, un tassello dopo l’altro.

Flap firma

 

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