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Il Passeggero
Categoria: trafiletti

Sembra banale ma salire in moto ed occupare la porzione della sella dedicata al passeggero è una scelta che può prendere diverse sfumature.


In qualche caso si sale in sella per passione delle due ruote e se non ci si sente pronti alla guida la scelta è quella di “accontentarsi” di fare il passeggero.

Altre volte diventa una necessità di spostamento dove stare alle spalle del motociclista è il modo più veloce per raggiungere una meta, molto spesso il posto di lavoro, oppure quel passaggio è l’alternativa a un trasferimento a piedi o con affollati mezzi, insomma una questione di sopravvivenza.

Qualcuno lo fa per amore per seguire, in certi casi assecondare, il compagno nella passione, si condivide la sella con convinzione per consolidare un legame in cui condividere un viaggio, una gita un panorama, insomma un modo di stare insieme

Qualunque sia la motivazione la scelta è legata sicuramente a una assoluta fiducia nel pilota che nell’accettare in sella dovrebbe essere cosciente della responsabilità delle sue azioni alla guida.
Una fiducia cieca, impotente dove si può solo assecondare il più possibile la guida o perlomeno essere il più neutri possibile, ci sono comunque diversi stili di stare in sella.

Un mondo fatto di panorami visti con un casco davanti di accelerazioni e frenate, di sobbalzi, eppure un modo di interpretare la moto dove le suddette motivazioni sono la molla che lo rendono un piacere.

Un piacere fatto ci comunione di eventi, di contatti e comunicazione non verbale che diventano più intensi con l’aumentare della sintonia dei due occupanti, oppure un incubo per entrambi.
Mettetevi nei panni del pilota che si trova un passeggero che non segue il movimento della moto, anzi magari sposta il peso dalla parte opposta, magari sta seduto lontano sulla sella creando quello spazio che significa turbolenza, che sembra un sacco di patate spostandosi continuamente in sella e sbattere contro il guidatore con sonore “cascate”.

Anche le condizioni del passeggero non sempre sono felici, magari nel sopportare la guida aggressiva del Pilotone della domenica con pieghe estreme e staccate assassine, magari seguite da impennate con il solo gusto di stupire chi siede alle spalle, appollaiati su un trespolo impossibile.

Un sacco di situazioni con innumerevoli variabili che entrambe le parti possono confermare e arricchire con la loro personale esperienza che come unica soluzione hanno il guidare la moto da soli.

Certo ma vuoi mettere quando la tua lei (o lui) ti abbraccia come a dire “mi fido di te”, puoi rinunciare a quell’inevitabile contatto dei corpi che comunicano? Poi quei panorami, quei posti e quei tramonti visti insieme mentre scorrono nella corsa, insomma quella condivisione che rende sempre più piacevole la compagnia rispetto alla solitudine.

Un mondo difficile quello del passeggero, e un atto di responsabilità di chi guida, ma che può essere anch’esso un modo intenso di vivere la passione della moto.

Voi da che parte state?

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