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Lunedì, Lun Nov 2020

Il giorno perfetto

Il sole sale lentamente colorando l’autunno delle sue sfumature migliori, colori che vanno dal giallo fino alle infinite tonalità del marrone, il benefico effetto dei caldi raggi rende piacevole la temperatura facendola diventare perfetta per un giro in moto.


Lei è pronta da tempo nel box, in attesa trepidante dell’arrivo del weekend per poter scaricare la sua forza sul nastro d’asfalto, gomme gonfie e serbatoio pieno.
Chiudo la giacca in pelle, compagna di tante scorribande e allaccio con cura il casco; la serranda del box chiude ogni possibile ripensamento, è ora di andare.
Lentamente scorrono i primi chilometri per far sì che motore e gomme raggiungano la giusta temperatura, la scusa buona per riprendere confidenza con un mezzo che troppo spesso trascuriamo per colpa del meteo e per colpa del tempo che non abbiamo mai.
Oggi invece il tempo c’è, ne abbiamo quanto ne vogliamo, così lasciamo che le marce si ingranino veloci, ma senza fretta, seguendo la corsa delle emozioni.
La strada e conosciuta, la percorriamo da anni nelle fughe veloci, eppure ogni volta ci sorprende con qualche scorcio nuovo che la velocità, magari, non ci aveva permesso di apprezzare.
Oggi guidiamo attenti ad un asfalto che può essere freddo o sporco di terra e/o foglie, ci concentriamo sulle traiettorie e sul piacere della guida, cerchiamo la linea giusta, quella ideale; proviamo a mettere in pratica le nozioni che i corsi di guida ci hanno dato e che dovremmo sempre più spesso mettere in pratica.
L’aria scorre sul casco leggera silenziosa lasciando solo il suono dello scarico a testimoniare il nostro procedere.
Tutto perfetto: il sole, la moto, la strada il meteo e il tempo che finalmente abbiamo ma che purtroppo è un tempo obbligato.
Quel sole lo vediamo attraverso la finestra che il Covid19 e i suoi DPCM ha frapposto tra il sogno di guidare e la realtà del dover stare in casa.
Un’attesa che non fa che accrescere la voglia di guidare, non ci resta che aspettare il tempo migliore.

Foto di apertura di Roberto Serati