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SALTO IN SELLA...(E IL PRANZO...)
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Che poi alla fine io sono il primo ad avere il blocco psicologico della “toccata e fuga”; ma si perché, penso, che senso ha vestirsi, prepararsi, tirare fuori la moto per fare meno di 200 km o comunque un bel girone?


Ma in tutto questo non calcolo mai il “Ma” appunto, ovvero quel pensiero che come un tarlo crick-crick ti rosica un po' i pensieri; quel bisogno che definirei quasi viscerale di concederti un momento in sella, proprio li mezzo della settima lavorativa. Bada bene all'uso delle parole...un “momento” in sella. Quanto lungo può essere un momento? Vi posso dire quanto può essere breve, diciamo il tempo di una assolata pausa pranzo primaverile. Poco, pochissimo o niente se confrontato all'abitudine di percorrere centinai di km anche in una sola giornata. Eppure quando la tua anima lo richiede, non devi resistergli, devi saltare in sella anche se quanto vuol dire saltare il pranzo. Attenzione non sto dicendo che il digiuno fa bene, sto solo sostenendo che un rapida fuga in moto sia meglio. Se però abiti in posti “poco motociclistici” in così poco tempo devi anche inventare, scovare, riscoprire strade perdute, magari piccole, magari lente ma così lontano dal lampeggiare rabbioso di quelli che vanno di fretta, così lontano dai ripetitori telefonici tanto da zittire anche il telefono, magari solo con il rumore della brezza sovrastata solo dal pulsare del tuo motore.
Ecco oggi è andata così, campagne rigogliose, profumi di glicine, colori della terra, aria sulla faccia, in sella ad un'arzilla 21enne, anche se solo per poco più di un ora, anche se solo per 60 km....anche se adesso mi brontola la pancia.

Fagna