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Ritroso
A ritroso nel tempo
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La domenica mattina era destinata alla fuga in moto, soprattutto quando la figlia era piccola ed era bello pranzare insieme e dedicargli poi del tempo.
Piccole fughe di una manciata di chilometri, giusto qualche decina, per il gusto di guidare, una sorta di metadone per drogati di moto.


Poi i figli crescono e ci si può riappropriare di un po’ del proprio tempo, proporzionalmente a quello che nel frattempo loro cominciano a rubare per se.
Stamattina però è diverso, la sveglia è stata tardiva ed era prevista una visita ai genitori che vivono a quattro chilometri da me, in quel paese che ha visto scorrere la mia vita fino ai miei 26 anni.
Fa freddo e un’aria gelida è in contrasto col sole che scalda attraverso un cielo limpido; la logica direbbe auto, ci si mette di più a vestirsi e far partire la “vecchia” XT600 che accendere la comoda station wagon, ma…
La logica non è mai stata il mio forte e così eccomi a scalciare su quella pedalina d’avviamento per qualche minuto finché il monocilindrico non prende vita.
La strada più breve è dimenticata e si ripercorrono alcune delle strade che in gioventù rappresentavano piccoli percorsi di fuga dallo studio e dalla noia.
Purtroppo la vecchia Vittuone-Cisliano è ormai pedonale e così si deve deviare sulla impersonale provinciale lasciandola appena possibile verso il paesino di provincia da dove parte quella che noi, in paese, chiamavamo la “Palestra”, la Cisliano-Bareggio, con quelle curve, nella campagna, che ora sembrano ridicole ma che con quei 125 di allora ci facevano sognare.
Già, un po’ di chilometri in più che allungano i tempi e riportano emozioni e ricordi.
Gli stessi che poi ripartendo dalla mia primordiale abitazione di Bareggio mi riportano a casa seguendo un altro itinerario, questa volta più a nord, seguendo la direzione di Pregnana e poi Arluno.
Ancora le vecchie strade, percorse centinaia di volte, ora trasformate, in alcuni tratti modificate, ma sempre riconoscibili, impresse a fuoco nella memoria di quel motociclista che sono diventato.
Una trentina di chilometri invece che otto, pochi sicuramente ma intensi, un tuffo nel passato che ogni tanto fa bene fare.

Flap