Zio
Categoria: trafiletti

Non ricordo esattamente il giorno, ma ricordo che era luglio; l’anno il 2006 e il posto…indelebile, un semaforo appena fuori dall’autostrada, te lo ricordi? Sì... quello lì vicino alla vecchia cartiera.


Noi due in sella, al buio, reduci dal giro del massico del Monte Bianco, sfiniti, sporchi e stanchi di quella stanchezza unica e felice che solo noi motociclisti conosciamo. Sento la tua voce come se fosse ora, sovrastare i nostri due biciclindrici, Jap per te, desmo per me, <<bel giro, davvero bello, forse un po’ lunghetto>> risata, luce verde, dentro la prima, il doppio tuono a svegliare chi era andato a letto presto.  Noi due, in sella, tamarri sempre. Come quando entravi nella mia via, con mia madre, nonché tua sorella, che aveva appena finito le raccomandazioni sulla moto e su quanto fosse pericolosa, e tu che sgranavi le marche, manco fossimo all’ultima gara a Valencia…giusto per farla incazzare e farle riprendere il pippone sulla moto e sui rischi.
Fu l’ultima volta che ti vidi in sella, dopo il Monte Bianco, quel bastardo maledetto si prese la tua testa, la tua vita, i tuoi 50 anni. Ma tu gladiatore leggero come sei sempre stato hai combattuto, per 11 anni, anche se i medici te ne davano uno scarso. Fino a questo benedetto 15/12/2017.
Game over, battaglia finita, vite esaurite…non so se pregare o imprecare contro il cielo. Quante volte ci ho pensato, zio Gil, se quell’attacco che ti ha colto seduto comodo nella tua auto ti fosse venuto quel giorno sul Monte Bianco. Quante volte a chiedervi se fosse stato un bene o un male. Me lo sono chiesto talmente tante volte da consumarmi l’anima.
E di botto, anche dopo 11 anni che non salivi più in sella, mi sono ricordato quanto ti piacesse girare in moto con me; più che zio e nipote pensavano fossimo fratelli, fai te, e qualche cazzata assieme l’abbiamo fatta.
Da una vita ci sentiamo dire che la moto è pericolosa, pensa Gil, pensa all’ironia della sorte... ma no, dai lascia stare, adesso è tutto più lieve per te, in contrasto con il vuoto enorme che lasci tra noi, qui…lasciati andare, vola via leggero e spensierato come sei sempre stato. Guardaci dall’alto e ridi, sereno, delle nostre beghe di tutti i giorni.

Ciao Zio, salutami il cielo ora che lo conosci anche tu.

Fagna

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