Ormai chiamo così il mio posto di lavoro, una piscina, un contenitore pieno d'acqua dove esseri nuotanti passano del tempo cercando in attività fisica la salute psico fisica.
Un lavoro che mi piace anche se, come spesso accade nel terziario, ci si scontra con la realtà del lavorare quando gli altri si divertono.
Automatico quindi il maggior impegno nei mesi estivi e le turnazioni nei Weekend. Lavoro necessario per vivere e per mantenere la passione per le due ruote e nello stesso complice di togliere tempo alla passione stessa.
Nonostante qualche decennio dove il callo ha reso più facile la sopportazione di questa condizione, rimane forte l’invidia per chi sente rombare sul viale adiacente che porta verso il Ticino e più in là il lago…
Ti scopri a cercare di indovinare dal rumore la moto che sta parcheggiando nel piazzale e alla fine chi entra con il casco in mano è costretto a sopportare qualche chiacchiera da un vecchio motociclista in astinenza.
Anche se in fondo, contro ogni logica di mercato, non capisce perché un moto dotato dovrebbe andare in piscina invece che scorrazzare in lungo e in largo.
Allora t’inventi eventi e serate a tema per far coincidere la tua passione con il lavoro e costringi i soci a sopportare i tuoi capricci.
L’unica consolazione è venire al lavoro in moto, quei tredici chilometri che si distendono verso il panorama delle montagne Valdostane e danno la tentazione di proseguire anziché parcheggiare di fianco all’”acquario”.
Lei che li attende dopo la lunga giornata solo la chiusura per quel breve tragitto in direzione opposta da percorrere mentre le nostre ombre si allungano.
Flap