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Giovedì, Gio Gen 2021

Interceptor

Capita di imbattersi in film che sono diventati “Cult”, come nel caso di questa pellicola Australiana del 1979 con un giovanissimo Mel Gibson.
Mad Max (in Italia Interceptor) è il primo della trilogia di George Miller, insieme a Interceptor-il guerriero della strada (1981) e Mad Max-Oltre la sfera del tuono (1986).
Film che dipinge, in un’improbabile Australia di un prossimo futuro, le strade infestate di bande di psicopatici motociclisti contro di cui la MFP (Main Force Patrol) poco può, finché Max (Mel Gibson) si ritrova nel centro del mirino di questi pirati della strada assetati di vendetta, che presto gli uccidono il collega, la moglie e il figlio.
Questo scatena la vendetta di Mad Max che a bordo della V8 Interceptor va alla ricerca degli elementi della banda sterminandoli.


I motociclisti del film a bordo di potenti moto giapponesi, Honda e Kawasaki principalmente, con allestimenti estetici del tempo e con carenature e cupolini, a volte futuristici, che hanno fatto la fortuna dei preparatori e artigiani di quegli anni che vestivano le “naked” negli anni ’80.
Moto che trasmettevano potenza, arroganza e cattiveria che ben s’incarnava nello stereotipo di motociclisti “brutti, sporchi e cattivi”.
Ma del resto le maxi da sempre sono state legate alla criminalità e alle esecuzioni della malavita, quindi la fata che traspare anche da questo film non fa onore, ne aiuta a far ben considerare i motociclisti.
Se a questo uniamo i “criminali” che ogni domenica scambiano la strada per piste o per ring dove sfogare le proprie frustrazioni e aggressività, il quadro è completo.
Per fortuna non tutti i motociclisti sono così, anzi molti sono quelli che possono essere d’esempio a molti altri utenti della strada.
Mad Max può dormire tranquillo………….

Flap