Categoria: Sport

I comunicati che si susseguono dai massimi campionati della corse su 2 ruote, lasciano più perplessi di quelli dei vari governi italiani. Si passa dal surreale all'inverosimile, con un attonito pubblico, pagante in una maniera o nell'altra, che assiste alla trasformazione continua di campionati che una volta servivano a competere, in qualcosa in cui la competizione è sempre più sfuggente, in cui lo spettacolo segue quasi un copione.


Alcuni giornalisti motogipisti si presentano su schermi e giornali impassibili, portando alta la bandiera dell'azienda che possiede i 2 massimi campionati, e sventolando presunte ragioni di ragionevolezza nelle decisioni prese sui regolamenti dei prossimi anni. Però qualcosa non convince.

Analizziamo per gradi i due versanti e capiamo cosa c'è di strano, cosa c'è in questo nuovo film dal copione zoppicante.



Correva l'anno 2011

La MotoGP in forte crisi di presenze, nel 2011 mise in atto una misura estrema nei confronti delle case, ree di alzare sempre di più i costi dei loro prototipi, o peggio colpevoli di abbandonare il campionato perchè diventato troppo costoso e poco proficuo in termini di ritorno pubblicitario. Per non parlare delle adultere che migravano o impegnavano capitali in Superbike (Kawasaki, Aprilia, BMW...). L'opulenta corte della MotoGP non poteva essere snobbata. Vennero introdotte le CRT, moto che dovevano avere motori derivate dalla serie ma con telaio "artigianale". La battaglia fu aspra con la Infront Motorsport, che possedeva la Superbike e che rivendicava il diritto unico di far correre a livello mondiale moto in qualche modo derivate dalla serie. Confermati i suoi diritti dalla FMI, la stessa non ravvisò anomalie nella gestione Dorna. Come dice un noto giornalista "ma questa... è un'altra storia".

Le moto ovviamente, nonostante qualche tentativo blando, scendevano in pista come comparse, come riempi griglia, ed erano quindi una terza categoria, dopo le moto ufficiali e dopo le moto clienti.



Ti piace vincere facile? Il caso Crutchlow.

Oggi il vero problema della MotoGP, la mancanza di spettacolarità e la noia che circonda spesso le gare (non ci facciamo confondere dal fenomeno Marquez), è dovuta al fatto che la seconda categoria, le moto clienti, non sono in grado di reggere il paragone con i team e le moto ufficiali delle case, che come nel caso del team Tech3, tengono alla larga la possibilità di avere altri competitor in pista e in casa. Così le moto che possono lottare per il podio diventano 6, le ufficiali delle 3 case, 2 oggi visto la forte crisi di Ducati, con una griglia che potrebbe essere di sole 6 moto, visto che in fondo agli spettatori interessa chi sale sul podio. Un fatto su tutti, il caso di Cal Crutchlow costretto su una M1 2012.



Il caso dello scambio delle cartelle cliniche

Da qui comunque partono le anomalie dei nuovi regolamenti. La cura per il difetto più grande della attuale MotoGP è stato dato alla Superbike. E' stato imposto che le case ufficiali di quest'ultima debbano stabilire un prezzo (calmierato) per la loro moto factory e venderla completa a chiunque ne faccia richiesta. L'unica cura di cui veramente ha bisogno la MotoGP e che darebbe la possibilità di avere in griglia 12 moto in lizza per il podio.

In MotoGP invece si è deciso di cancellare la categoria CRT per imporre ai team l'acquisto delle proposte delle solite 3 case iscritte, vale a dire le moto di "produzione" di Honda e Ducati, o i motori di Yamaha da installare su telai artigianali. Moto che potranno avere livelli più vicini alle moto clienti rispetto alle CRT, ma comunque faranno sempre lo stesso mestiere: le comparse.

Centralina unica? Motori e carburante contingentati? E poi magari le factory le facciamo correre con le ruote delle biciclette da corsa? Direi che la rivoluzione necessaria è molto, molto lontana. Sembrano più cure palliative.

Intanto sull'altro versante si prepara un cambio che lascia tutti ancora più attoniti. L'eccellenza raggiunta nella Superbike, che nei comparti ragionevoli spinge la tecnologia al massimo come elettronica, ciclistica, gomme e motore, tralasciando costose ma inutili tecnologie per la produzione come freni in carbonio e valvole pneumatiche, non viene vista di buon occhio.
L'intento è diminuire il valore tecnico e limitare i costi, aumentando in griglia di piccoli team privati al posto di quelli dei costruttori.
Ma perchè i grandi sponsor dovrebbero essere interessati ad un campionato al ribasso?



Un mondo perfetto o Jurassic Park?

L'operazione cominciata con l'acquisto della Superbike sembra volgere al termine. I gusti degli appassionati non sono interessanti, la priorità è evidentemente quella di creare una strutturazione che veicoli (costringa???) costruttori e flussi monetari ad andare nel campionato "giusto", regolando finalmente a tavolino una competizione che stava divenendo scomoda. La sfacciataggine e l'impertinenza del campionato delle derivate di serie che ambiva a dare spettacolo ed eccellenza era ed è intollerabile e incompatibile con gli interessi della nobile serie. Si va verso la restaurazione.



Figli di un dio minore

I segnali vengono da 2 case in special modo che più di tutte soffriranno il tentativo di "veicolare" la loro attività sportiva. BMW ha annunciato il disimpegno dal campionato Superbike all'alba dell'annuncio dei nuovi regolamenti che intendono dismettere le Superbike a favore delle Evo nel giro di 2 anni. Povere le moto, povero il campionato, poveri i portafogli che non potranno pagare buoni piloti.
Ad Aprilia va peggio. Uomini e mezzi impegnati nel campionato Superbike e in MotoGP, costretti probabilmente a mollare il campionato che in termini commerciali rende di più, la Superbike, in virtù della sproporzione tra costi di struttura e investimenti possibili sulle EVO.
Manca Kawasaki all'appello, altra casa che si è molto impegnata nel campionato Superbike, ma sarebbe curioso capire come si sono svolte le commissioni tra Dorna e MSMA formata dai team della Superbike, e se le voci di queste case case non presenti in MotoGP abbiano avuto lo stesso peso delle altre.



Concludendo

Le valutazioni possono essere arbitrarie, personali e dettate dalla passione, l'abbassamento dei costi in Superbike può avvantaggiare l'ingresso di altre marche, non delle case visto che l'intento è di favorirne l'uscita. Di certo i regolamenti MotoGP 2014 non porteranno a nulla, e se qualcuno avesse l'impressione che un campionato con tanti iscritti sia una vittoria, va ricordato che delle sagome di cartone costano meno e hanno lo stesso effetto.

A voi le considerazioni.

 

Wolf

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