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Domenica, Dom Gen 2021



Test  - Vespa 125 Primavera
Un test atipico, una sorta di “ritorno al futuro” dove il modello è ormai fuori produzione da tempo ma ancora molto diffuso, circolante e soprattutto richiesto.


La prima operazione da fare è riempire il serbatoio, ma non basta andare dal benzinaio, ormai i distributori di miscela sono scomparsi da tempo, quindi tanica da riempire con benzina, preferibilmente V-power, nostalgico misurino per dosare al 2% l’olio, preferibilmente sintetico e di buona qualità, versare e agitare bene.



La seconda operazione è l’avviamento, scordatevi il magico pulsante e anche la chiave, si torna ad antichi rituali, quindi; si apre il rubinetto della benzina, si tira “l’aria”, si procede a una spinta sulla leva di avviamento e si toglie l’aria quando il motore prende vita.
A questo punto si deve scaldare il motore con piccoli colpetti di acceleratore finché il motore è “caldo”.

Possiamo partire, ma attenzione, qua è tutto uguale, ma tutto diverso.
La leva a manubrio destra comanda il freno anteriore, e la sinistra, la frizione, il freno posteriore si attiva con il piede destro, ma scordatevi di cercare il cambio con il piede sinistro……il cambio è al manubrio come si usava sugli scooter e sui ciclomotori degli anni gloriosi.
Quindi frizione tirata, rotazione in su del polso sinistro e s’ingrana la prima, si parte verso sensazioni antiche.

Ruotando la manopola sinistra nel senso opposto s’ingranano le marce superiori, operazione che non risulta immediata, ma che una volta presa la mano diventa sempre più semplice, anche se i cavi di rinvio non regalano una velocità e precisione degna di nota.
Il motore è comunque brillante e non è difficile partire allegri con la ruota anteriore sollevata, complice il peso tutto dietro.
Proprio la distribuzione dei pesi dona alla Vespa una sveltezza e un’agilità incredibile, che unita al peso e alle dimensioni ridotte, del resto ha le stesse misure e forme della Vespa 50 da cui deriva.



L’agilità si paga in precisione di guida, dove il telaio e le sospensioni, soprattutto anteriori, fanno quello che possono insieme alle piccole ruote da 10”.
Il motore seppur “appeso” a destra non sbilancia il mezzo e permette sempre una buona ripresa anche grazie all’ottima spaziatura delle 4 marce disponibili, vibra un po’, ma del resto è un monocilindrico con molti anni di progettazione sulle spalle.
Le ruote piccole e le sospensioni consigliano attenzione alle buche e imperfezioni stradali, dove poco possono le biellette dell’atipica geometria anteriore.

La stessa sospensione anteriore rende approssimativa la frenata con il freno anteriore che concede un semplice rallentamento, per arresti decenti l’unica è pestare con vigore sulla leva a pedale sperando di non esibirsi in coreografiche derapate.
Detto così sembra di essere su un mezzo inguidabile, ma se vi calate in quegli anni, se valutate le prestazioni, ma soprattutto vi calate in un piacevole andamento lento, ma non troppo, si scoprono le qualità che hanno fatto grande la Vespa.

Come già detto le dimensioni sono ridotte, ma la Primavera, come tutte le Vespa, ha un piccolo vano porta oggetti ricavato nel fianco sinistro e un porta attrezzi sotto la sella.
Sella che ha nel suo interno molto spazio dove mettere eventualmente una tuta antipioggia o altri utili oggetti.
La strumentazione è limitata al solo tachimetro con contachilometri, il blocchetto comandi elettrici è sul lato destro e comprende il devioluci, il clacson e il tasto di spegnimento, per le frecce dovete affidarvi all’antica tecnica del braccio in fuori.



Il sistema antifurto è affidato a un semplice bloccasterzo, essendo questo modello privo di chiave di accensione, pertanto o vi attrezzate con fantasiosi sistemi di chiusura o tenetela bene a vista.
Le prestazioni sono buone, come non si chiede l’età a una Donna, non si può chiedere quanti cavalli ha e quanto fa, a una Vespa di 35 anni, ma di sicuro da il meglio tra i 60 e gli 80 km/h di tachimetro regalando sensazioni d’altri tempi.



Dimenticatevi ogni riferimento scooteristico o motociclistico attuale, ci si deve immergere completamente in ritmi ed emozioni del passato, guardandole con sorridente nostalgia per chi le ha provate, o scoprendole, gustandole, per chi non ha fatto parte di quei bei tempi andati.
C’è chi con la Vespa è andato a Capo Nord, ci ha attraversato l’Asia e tante altre imprese, ma la Primavera è stata per la maggior parte un sogno per i sedicenni e un mezzo di trasporto per molti.
Semplice, facile, “pulita” e affidabile, come deve essere uno Scooter, sarà per questo che questo settore è sempre in crescita?
Vi assicuro che durante il test la Primavera ha strappato ancora oggi molti sguardi segno che è un’icona degli anni ’70 che non smette di piacere.

Caratteristiche tecniche

Motore: Monocilindrico a due tempi, due travasi - Ammissione rotante - Avviamento a pedale - Cilindrata di 121,1 cc - alesaggio di 55mm, corsa di 51mm - Raffreddamento ad aria forzata - Rapporto di compressione 7,5:1. – Potenza 6 CV
Accensione: a puntine a 6V/50W - Anticipo 25°±1 prima del PMS - Candela con grado termico 240 della scala Bosch - Distanza tra gli elettrodi della candela 0,6 mm.
Alimentazione: con miscela al 2% di olio - carburatore Dell'Orto SHBC 19/19 - diametro del diffusore 19 mm - Getto del massimo 74 - Getto del minimo 42 - Getto dello starter 60 - Polverizzatore 175 - Vite del minimo aperta di mezzo giro o 3/4 di giro.
Trasmissione: Trasmissione primaria a ingranaggi, secondaria diretta - cambio manuale a quattro marce. Olio cambio SAE 30 o SAE 10W40.
Corpo del motociclo: Carrozzeria portante - Freni a tamburo - Ruote 3,00-10".
Dimensioni e peso: Lunghezza di 1,66 m - Larghezza di 67 cm - Altezza di 1,01 m - Passo di 1,18 m - Peso a vuoto 78 kg.
Velocità massima dichiarata: 100 km/h.  

Modello in prova Vespa 125 Primavera III serie del 1977

Abbigliamento prova: Casco Project – Giacca Tucano Urbano – Guanti Spidi – Paraschiena Dainese – Lagotto Tucano Urbano

Flap

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