Categoria: Le nostre prove



“Imola Cafè”
La serie “Piccola” delle Guzzi degli anni ’70/’80 sono diventate ultimamente di interesse di vari appassionati e preparatori.


Vuoi per il relativo costo iniziale del mezzo, vuoi per l’ampia possibilità di intervento che questo telaio permette ma soprattutto per quello storico motore a V di 90° trasversale che mantiene, anche nelle basse cubature, una personalità unica e riconosciuta in tutto il mondo.
Nico Dragoni non è la prima volta che mette mano a una V35 e anche noi di aMotoMio.it siamo affezionati a questa piccola di Mandello che ci ha dato soddisfazioni.
Anche questa realizzazione dell’artista di Cusago segue la linea guida di alleggerire, togliere il superfluo e mantenere le caratteristiche che permettono l’utilizzo della moto su strada, quindi modifiche sì ma rispettando quote ciclistiche e misure da carta di circolazione.



La V35 Imola di partenza è irriconoscibile, il telaio ha preso un colore marrone cioccolato che rimane a vista in contrasto con il bianco latte del serbatoio e in pendance con la sella biposto in pelle con “Panettone” appena accennato.
La batteria e l’impianto elettrico spariscono in uno scatolato in acciaio sotto la sella che rimane libera con la curva del telaio occupata solo dalla pompa freno posteriore originale.



Freno posteriore svincolato dalla frenata integrale che lascia il posto a quella tradizionale con doppio disco anteriore comandato dalla pompa al manubrio di serie.
I tubi in treccia regalano un’efficacia ritrovata all’impianto Brembo storico di questa Guzzi.
I semimanubri spiovono e terminano con due specchi bar-end mentre la strumentazione è ridotta a un bel tachimetro Smiths su una piastra in alluminio con a sinistra tre piccole spie di servizio e a destra il pulsante per avviare in bicilindrico di Mandello.



La chiave di accensione è stata spostata sotto la sella a sinistra mentre l’”aria” è sotto la piastra di sterzo.
Il motore monta in realtà termica e carburatori del V65 che respira attraverso filtri d’aspirazione a cono, motore mantenuto in colore alluminio che rende luminosa l’unità insieme alle cromate marmitte a doppio cono, megaphone (a cui è stato aggiunto il dbkiller).
Faro anteriore rotondo, classico da Cafè racer, di derivazione BMW e frecce cromate “bullit” completano con un minimalista fanalino posteriore l’impianto luci di questa moto.



Parafango posteriore tagliato con targa molto inclinata non promette molta protezione, ma esteticamente è d’effetto, poi comunque all’anteriore non c’è proprio.
La moto è piccola, ma conosco la taglia, la sella è comoda, anche se le pedane le avrei preferite arretrate, vista la mia statura.
Un minimo di sconcerto per la posizione dei comandi per l’avviamento ma del resto sulla mia ho fatto di peggio quindi inutile stupirsi.
Il motore di maggior cubatura dona prestazioni che permettono di ben destreggiarsi nel passeggio senza rimpiangere cavalli in più.
La ciclistica di trentanni fa si sente e bisogna calarsi in quella realtà per apprezzarne le qualità che sono comunque adeguate all’indole di questa Cafè Racer che permette di essere usata anche tutti i giorni senza problemi….il proprietario ci è andato fino in Puglia.



Se vi siete tuffati nel passato allora la frenata è convincente e migliorata e le ruote di serie donano comunque una sensazione di sicurezza.
Non chiedetegli troppo, probabilmente non riuscirebbe a stare al vostro passo ma se la rispettate e rispettate quello che può offrire il divertimento e il piacere è garantito.
Belle le manopole old style in gomma, davvero intrigante lo strumento Smiths sotto al naso, un po’ meno i piccoli led che sembrano un po’ poveri.
Gli specchi, perfetti nell’estetica, sotto al manubrio non sono il massimo per la visibilità, però non interferiscono con il serbatoio nelle manovre da fermo.
Il cambio segna il tempo passato e va usato con decisione ma la frizione a secco stacca al modo giusto dando quella spinta che sposta il corpo e l’anima con il lento pulsare del motore.



Bella? Brutta? Non sta a me dirlo, sicuramente una Special che ritengo debba seguire il gusto del proprietario e guardando negli occhi chi mi ha concesso la prova ritengo che Nico Dragoni abbia centrato l’obbiettivo.

Materiale utilizzato per il test: Casco Caberg FreeRide – Giacca Montecatena – Jeans Promojeans – Gianti Jollisport – Stivali Stylmartin – calze SIXS

Flap

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