“Orange Juice”
Le Special impazzano e la base BMW ormai è un classico, dopo i Boxer prende piede la moda del quattro cilindri a “sogliola” ovvero quel motore buttato giù di fianco che doveva sostituire la storia del bicilindrico contrapposto.
Io sono sensibile alle Special, mi intrigano, mi piace cercare di capire il perché delle scelte di chi le costruisce o di chi le commissiona, un viaggio nel personale attraverso le due ruote.
Eccomi alle prese con una BMW K100RS 8 valvole del 1989 di cui è stato mantenuto il motore e la ciclistica, il serbatoio è quello di serie, ma il resto è fantasia.
Due mesi di lavoro ospiti di CD Garage che ha messo a disposizione a Massimilano Camattari lo spazio e attrezzature per arrivare a questo risultato.
La scelta cromatica che fa molto “Generale Lee” colpisce, ma non è pacchiana, colorata fa da contrasto al nero opaco di motore cerchi, sella e plastiche.
Due tabelle porta numero, con gli stessi colori, completano l’opera recando un numero 07 che ritroviamo impresso anche sul radiatore.
La grafica di parafango anteriore, serbatoio e tabelle portanumero in alluminio, è stata realizzata dalla carrozzeria Ripamonticar che ha creato un arancio perlato a 5 strati con tre strati di trasparente per dare corposità al colore, loro anche la verniciatura di foderi, pedane e cerchi.
La sella, biposto, è lunga, bassa e poco imbottita, sembra sparire sulla linea del telaietto, finisce con un portatarga minimalista come il piccolo faro e le micro frecce della lightech fornite da Motologic come gli specchietti retrattili.
Davanti un piccolo faro con cornice a led da luce alla strada, si impugna un largo manubrio da cross con leve e comandi originali, mentre la strumentazione multifunzione digitale lcd Asura minimalista da le informazioni complete, anche se poco visibili.
Due soffietti sulle forcelle, gomme tassellate e un ammortizzatore posteriore color oro per un look post atomico.
Lo scarico artigianale realizzato da Massimiliano Camattari, di Motoquik, da voce a questo quattro cilindri, un rumore forte, pieno ma non così fastidioso come l’aspetto promette.
La posizione in sella è allungata in avanti sul manubrio largo che da confidenza nello spostare la pesate bavarese.
Le sospensioni sono morbide, quasi enduristiche, ottime per il passeggio, il motore……spinge, non per i cavalli, ma per la coppia che in ogni marcia da impulso verso l’avanti, la rapportatura su 5 marce rende giustizia all’elasticità tipica di questo propulsore.
La frenata è la solita della serie K consistente anteriormente, sovrabbondante al posteriore che tende al bloccaggio abbassando il retrotreno complice il sistema di trasmissione a cardano.
Stabile sul dritto, mi ricordo la mia K100RS 16v del ’91, nonostante le gomme tassellate, ma come ricordavo dura da far curvare.
Molto meglio con il largo manubrio di questa moto, ma l’interasse è quello e più di tanto non si può fare, niente di assolutamente improponibile ma questa K si dimostra meno maneggevole di quello che esteticamente sembrerebbe.
Però il complesso è divertente, basta non esagerare, le sospensioni non son tarate per correre, e la moto non è stata pensata per questo.
Io avrei tenuto il cavalletto centrale per evitare che il tipico versamento di olio nella testata produca l’effetto Diesel alla partenza, ma questi sono dettagli secondari.
Mi piace la chiave d’accensione spostata a sinistra sotto il serbatoio, mi piace il Led della riserva annegato nel tappo del canotto di sterzo e anche gli specchietti ripiegabili stile fuoristrada.
Il piccolo faro anteriore è splendido, ma la sella proprio non mi piace, l’effetto asse da stiro non mi convince, ma è una Special e deve piacere al proprietario quindi apprezzo la realizzazione con buone finiture e un risultato che sicuramente non passa inosservato anche senza le trombe del Generale Lee.
Abbigliamento utilizzato: Casco Shark - Giubbotto e pantaloni Promojeans - Guanti OJ - Paraschiena Zandonà - Scarpe TCX - Intimo Sixs
Flap
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