Categoria: La moto in rosa

16 - DESPERATE MOTORBIKERS

Le donne, i cavalier, l’armi e gli amori..eh no: le selle, i cilindri e i pistoni io canto!
Eh si, perché questa è una storia di moto, ma non la tipica epopea sulle gesta dei centauri, bensì la cronistoria delle avventure delle donne in moto.
Perché le donne di oggi, non si limitano a guardare Sex and the City, ma fanno anche quello che fanno gli uomini: buttano la spazzatura, schiacciano con le ciabatte gli scarafaggi e coltivano la passione per la moto.
Ma, come direbbe Piero Angela, partiamo dalle origini.
In origine la donna guarda le motociclette da lontano: da piccole scrutano i fratelli che arrancano fino a scuola col Ciao, spargendo libri e diari ad ogni sobbalzo, chiedendosi quando piove “ma chi glielo fa fare?”.
A 15 anni prendono una cotta per il primo sbarbatello con la Ninja e lo minacciano di mollarlo perché, ogni volta che vengono riaccompagnate a casa in moto, tolgono i moscerini dal lucidalabbra.
Ma è all’età della maturità che incontrano quello giusto: non il tipo giusto, ma il motociclo giusto!
Eh si perché come ogni donna ha un tipo di scarpa che le va più comoda di altre, così ogni creatura femminile ha una moto che le calza a pennello.
Ci sono quelle, ad esempio, che si sentono a loro agio solo in groppa a scomodissime naked, altre che salgono in sella solo ad antiquate moto Guzzi, altre infine, come me, che scelgono un ibrido: lo scooterone, potente elefante gentile.
Non importa però il tipo di mezzo impiegato, ogni centaura è sopporta ogni sorta di scomodità per soddisfare il suo amore per le due ruote…e non parliamo della semplice permanente rovinata!
Le sette fatiche di Ercole, che l’altra metà del cielo sopporta con sorriso e noncuranza, vanno dal polpaccio ustionato dalla marmitta alla lombo sciatalgia da “spiffero” tra il paraschiena e la giacca.
Ci sono donne che reggono perfino a mo’ di Atlante zaini pesantissimi, perché il proprio centauro non mette il bauletto adducendo la scusa che “se no la mia 748 non è più aerodinamica”.
Alla fine la donna, seguendo l’evoluzione della specie teorizzata da Darwin, subisce una mutazione genetica: si mette lei alla guida della moto, lasciando a casa fidanzati pantofolai e amiche da sdraio.
Ed eccole sfrecciare nel vento, agili come gazzelle ma precise come ghepardi, sorpassando i più boriosi frequentatori di piste, nelle metropoli e tra le dune del deserto.
Inutile fare paragoni: uomini e donne vengono da pianeti diversi e guidano le moto in modo diverso, ma una cosa li accomuna: l’emozione che li coglie alla vista di una bella piega.
E allora giù la visiera e…allaciate i vostri reggipetti!

Silvia Borghi

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