Categoria: La moto in rosa

08 - LA MIA MOTO

E cominciò tutto in un tardo pomeriggio d’estate quando, per l’ennesima volta, mia madre mi mandò a sgridare mio fratello che…con quei rumori, prima o poi, i vicini ci avrebbero fatto fuori!
 Lo trovai ad armeggiare con un congegno micidiale che di moto aveva solo una lontana parvenza. Sollevò appena lo sguardo e mi sorrise, come nulla fosse mi disse: “Fatti un giro”.
Io, a me?” Ma che ne so io di queste cose, pensai,… a parte una vita a passargli bulloni, maglie, catene e grassi speciali. Eppure mi tentava.
 Ci provai.  A strattoni, sfiorando miracolosamente la recinzione, tracciai una traiettoria assurda fino a quando si spense in un singulto. Corsa finita. Manovra errata. Ma in fondo mi era piaciuto. E, conoscendomi un po’, sentivo che c’era un’emozione che quel giro mi aveva regalato. Avrei potuto riprovarci.
 Ma la moto?Quelle di casa, manco a pensarci. Non me le avrebbero date mai. E poi, chi avrebbe creduto all’interesse per una moto guardando una che di indole e di aspetto era tutt’altro che maschile, anzi…


Avevo una sola carta da giocare.
 Troppo orgogliosa e forse anche un po’ timorosa dei commenti per ricorrere ad un’autoscuola, soprattutto se avessi fallito, mi balenò in mente l’idea che cercavo. Un prestito, ebbene sì, me la sarei solo fatta prestare. Ovviamente tacendone il mio personale utilizzo e con la promessa di ridarla indietro presto. Era fatta, ma ora chi ci saliva su?Se non riuscivo nemmeno a spostarla. Fasciata di gomma piuma e incerottata, così l’ avevo conciata, era un mostro…mi faceva ancora più paura, ma dovevo pur provarci!
E cominciai a dondolarmi avanti e indietro. Ma come mi era venuto in mente?Non riuscivo manco a metterla dritta. E mi piaceva da matti. E allora dovevo provarci. E così iniziai a barcollare ma andando dritta. Dio che sensazione! Presa dalla riuscita non mi accorsi che dovevo girare. Manco il tempo di realizzarlo che stavo a testa in giù nel fosso con la moto offesa e su di me. Non un lamento, un solo pensiero. Fortuna che non mi ero rotta l’unghia. Pazzesco pensai, stavo per rompermi l’osso del collo ed ero ancora concentrata sulle mie sciocche vanità da femmina.
Lei era li, senza un graffio, che mi guardava sprezzante e altera, quasi a sfidarmi e a ricordarmi che stavo fallendo.
Dio solo sa quanto lavorai per rimetterla in piedi e dopo una settimana di partenze sbagliate, gambe ammaccate , braccia doloranti, e lacrime che scendevano a ricordarmi quanto fosse pesante e quanto fossi incapace a curvarla, riuscivo quanto meno a tenerla. Ero pronta, o meglio ci avrei provato. Ne presi una tutta mia.
Non scorderò mai le facce di quel nugolo di ragazzi davanti al bar sul passo di montagna. Erano lì appostati, increduli e sornioni quando tolsi il casco e sciolsi i capelli.

Incuriositi perché una così la si invita per ballare o al massimo come zavorra se non ha troppa paura o è troppo noiosa  per accettare il giro, aspettarono la mia messa in sella guardandosi tra loro e con le facce di quelli che pensano: “Vediamo che combina la biondina”…,e invece …si son dovuti ricredere. Partii salutandoli con un chiaro :”Ciao ragazzi, ci si vede”…mentre dentro di me pensavo che Dio non poteva avermi riservato la colossale e peggio figura della mia vita proprio per quel momento…fortuna che se l’era risparmiato per un’altra volta e dunque,  da allora guido la moto. Eccome se la guido. Spesso meglio di qualcuno di loro, equipaggiato e bardato fino ai capelli ma che impiega tre ore a piazzare il cavalletto.
Ragazze, la moto è non mollare. Anche quando le braccia non ti reggono e le gambe sono davvero troppo corte. Anche quando i capelli devi legarli e non ti riconosci. Anche quando non puoi indossare quelle scarpe che ti stanno da favola e i moscerini si attaccano come brillantini al lucidalabbra.
La moto è l’aria pungente che ti attraversa la pelle, la pioggia che ti lava i pensieri e l’anima, il sole che ti scalda il cuore e le tempie, il profumo della tua montagna, i paesaggi a perdifiato fino all’orizzonte.
La moto è amicizia e lealtà. Non esiste sensazione più bella quando ci si saluta incrociandosi nelle traiettorie, mani a mezz’aria e lampeggi. Non li hai mai visti ma dentro li conosci da una vita.


La moto è quando hai voglia di sfogarti, quando vuoi ritrovare te stessa. La moto è la tua parte selvaggia, è la tua risorsa.
E quando stanca scendo, ordino il mio caffè e mi fermo a guardarla, penso di aver trovato davvero una buona amica. Sì, perché la moto è donna e con lei, è un modo in più per sentirsi donna.La moto è per me una delle mie migliori amiche, quella che ti porta in giro e che ti rimette in sella sempre e comunque. La moto è forza, passione, presenza e lealtà. E’ come ognuna di noi. E’ una lei, sono io. E’ donna.

Anita di Prinzio

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