Categoria: Dentro al bauletto

 

“era una persona dai tratti nobili, viveva in un castello in Inghilterra, aveva un elicottero e una moglie bellissima che non guardava mai nessuno negli occhi”

 


Una breve descrizione di chi l’ha conosciuto, un pilota che ha saputo lasciare molto in un mondo dalla facile dimenticanza.
Da bambino leggevo Topolino e in particolare amavo le avventure di quel simpatico Papero sfortunato, ovvia la simpatia di riflesso per quel pilota che aveva la faccia di Paperino sul casco.
Non sapevo nemmeno chi era ma quel casco e quel numero 7 sulla carena sono rimasti indelebili nella memoria.

 

Barry Scheene nasce a Londra l’11 settembre 1950 da una modesta famiglia, ma la passione per i motori del padre, meccanico, lo porta a scorazzare nel cortile di casa con una moto auto costruita da padre con motore Ducati 50cc.
In seguito le sue compagne di avventura sono una Bultaco da trial e una Derbi 75 da strada, motoleggere molto diffuse in Inghilterra allora.
Viene notato mentre è impegnato a rodare le Bultaco 350 del pilota USA Tony Woodman, che correva però in Gran Bretagna, e la Suzuki nel 1970 gli affida una 125 per disputare il mondiale.
Nel 1971 arriva secondo nel mondiale, ma nei due anni successivi accoglie poco, ma la riscossa arriva con il titolo nella classe 750 in sella alla Suzuki TR, primo pilota a vincere in questa classe e unico su moto non Yamaha.


Nel frattempo la Suzuki stava sviluppando la mitica RG500 quattro cilindri in quadrato due tempi, moto che gli è affidata nel 1974 moto che guiderà fino al 1984, solo una parentesi di tre anni in Yamaha (dal 1980 al 1982), e che gli regalerà due titoli mondiali nel 1976 e nel 1977.
Confrontandosi con i grandi del tempo, Agostini, Lucchinelli e Read tra i primi è stato anche testimone di un passaggio epocale dal dominio dei piloti europei all’arrivo degli Americani che hanno quasi monopolizzato gli anni ’80.
Proprio al “marziano” Kenny Roberts deve cedere le armi nel 1978, arriva terzo nel 1979, il passaggio alla Yamaha risulta deludente, inizia pero bene la stagione ’82, ma il gravissimo incidente di Silverstone chiude l’anno sportivo.
Arranca nel 1983, tornato in Suzuki e chiude con un sesto posto il suo ultimo mondiale.
Ma al di la dell’uomo sportivo Barry Sheene è stato un “innovatore”.
Talento indiscusso, ma anche bella vita, donne, e irrefrenabile simpatia…. Paperino.
E’ stato il primo a portare il “lusso” e la notorietà al motociclismo, una sorta di Valentino Rossi degli anni ’70, anche se con meno sfacciataggine e con qualche titolo in meno, ma dalla sua una sregolatezza nella vita e nella guida.
Nico Cereghini lo descrive cos’ in un suo articolo: “Barry il bello aveva sempre un sorriso sulle labbra e la sigaretta dentro il sorriso. Aveva gli occhi vivaci, i capelli lunghi, dita affusolate e il polso destro che stava ben aperto – gas spalancato – anche nei curvoni più veloci. La vite che teneva insieme il polso faceva male, ogni tanto, ma del resto lui ne aveva 28 nelle gambe e tante placche che trillavano allegramente quando passava sotto i metal detector in aeroporto.”.
Lui era il lusso, belle macchine, l’elicottero e donne bellissime, tante, fino all’arrivo della splendida moglie Stephanie, apparsa anche, da ragazza, sul paginone centrale di Playboy, che gli è stata accanto complice e compagna di una vita vissuta sempre all’eccesso.


Baronetto di sua Maestà ma disponibile con tutti, sapeva farsi volere bene da tutti grazie ad un’educazione e un rispetto esemplare, aveva amici sia nel mondo del “Circus” che all’esterno, Eric Clapton e George Harrison tra i molti.
Pare fosse stato tra i primi a sperimentare il “paraschiena” addirittura provando ad assemblare visiere dei caschi in modo da attutire l’urto.
Ma come il Paperino che aveva sul casco anche lui ha dovuto cedere alla sfortuna, prima con le numerose cadute, troppe, di cui due tra le più tremende.
La prima volando a quasi 300 km/h a Daytona nel 1975 procurandosi fratture in tutto il corpo, la seconda nel 1982 a Silverstone dove si frattura entrambe le gambe rischiando addirittura l’amputazione.
Dal 1987 si era trasferito con tutta la famiglia per sfuggire all’umido della terra natia deleterio per le sue provate ossa, dove rimane nel mondo delle due ruote come commentatore sportivo e partecipando a rievocazioni storiche.


Ancora la sfortuna, però, si accanisce su di lui, nel 2002 gli viene diagnosticato un tumore alla gola, per suo volere, niente chemioterapia, solo rimedi naturali.
Così a soli 53 anni ci lascia il 10 marzo 2003.
Valentino Rossi, suo grande ammiratore, che lo conosceva tramite il padre Graziano che ha corso con lui, in occasione della morte ha cambiato il suo 46 gareggiando con il suo numero 7 per onorare il ricordo di un grande Pilota.
Ci rimangono tante foto, tanti filmati, ma soprattutto quella faccia sorridente di Paperino su quel casco nero e quell’indimenticabile numero Sette.

Flap

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