Il nuovo sistema di monitoraggio della rete autostradale entrerà in vigore da questo 2026, i presupposti sono sempre condivisibili, ma all’atto pratico cosa “punisce” il Navigard?
Bene o male a tutti i motociclisti sentir parlare di nuovi sistemi di monitoraggio delle strade vengono i brividi, abbiamo appena finito di incassare il monitoraggio del rumore degli scarichi e i limiti ad-hoc solo per le moto del Trentino Alto Adige, che spunta questo nuovo strumento al servizio delle forze di Polizia.
Cosa si nasconde dietro il Navigard?
Il Navigard è un vero e proprio ecosistema di controllo del traffico stradale che opererà sulla rete autostradale, per ora, al posto dei più semplici radar del sistema Tutor, con una serie di sensoristica interconnessa ad una rete di computer che interpreta e correla dati per formulare una diagnosi sul comportamento di migliaia di veicoli che percorrono la rete stradale. Del sistema faranno parte radar, telecamere e sensori affogati nell’asfalto, che opereranno una serie di controlli, tra i quali ovviamente velocità istantanea e velocità media, ma anche calcolo della massa dei veicoli e loro peso.

Il tutto diventa però un po’ nebuloso quando si parla di appioppare contravvenzioni per l’occupazione abusiva della corsia sbagliata, che dovrebbe essere quella libera più a destra. Se è vero che esistono veicoli stabilmente in seconda e terza corsia, anche se la prima è libera, ci sono due fattori poco misurabili. La prima sicuramente è la cattiva condizione del manto stradale della prima corsia, causato dall'utilizzo prevalente dei mezzi pesanti, che spesso induce automobilisti e motociclisti a non utilizzarla. Qui come sempre il legislatore ha pensato unicamente alle misure repressive.
La seconda riguarda la quantità di corsia a destra libera disponibile per definire che il veicolo avrebbe dovuto spostarsi. Un esempio potrebbe essere una moto che percorre a velocità codice un tratto autostradale, 130km orari, e supera un autoarticolato che procede in prima corsia a 90km orari. Una volta superato, il motociclista si rende condo che poco avanti c’è un altro autoarticolato che procede alla stessa velocità. Quanto dovrebbe essere la distanza tra i due autoarticolati per definire l’obbligo di rientro in prima corsia? Dove il legislatore definisce questa distanza? E’ opportuno e sicuro innescare ansia negli automobilisti e nei motociclisti portandoli a uno zig zag tra corsie forsennato e imprevedibile?
Tanta voglia di reprimere e poca trasparenza. Sistema nuovo ma... nulla di nuovo.
Tutte cose che si dovrebbero sapere in anticipo, chi ha “istruito” la mitica Ai del Navigard, ha dato tutta una serie di parametri ai computer che anche il consumatore della rete autostradale dovrebbe sapere, mentre ad ora pare un segreto custodito gelosamente dal druido di turno.

Indiscutibile l’utilità di monitorare più capillarmente il traffico pesante, di cattivi comportamenti alla guida come l'uso del telefono, o in generale l’alta velocità definita come la causa principale degli incidenti. Ma chi utilizza abitualmente tratti autostradali è testimone del fatto che sono gli atteggiamenti di guida pericolosa che portano agli incidenti. Sarà interessante capire se la mitica Ai sarà in grado tramite videocamere di interpretare comportamenti pericolosi: veicoli ad alta velocità che si spostano continuamente tra le corsie per sorpassare anche a destra, veicoli che procedono molto lenti sulla corsia a scorrimento più veloce, veicoli ad andatura sostenuta che si posizionano a pochi centimetri da chi precede per sollecitarne lo spostamento annullando ogni possibilità di reazione in caso di problemi, persone che utilizzano lo smartphone sia per chattare che per chiamare.
Non è solo la velocità a determinare una situazione di pericolo, ma è un atteggiamento arrogante verso l'atto di portare un mezzo di una o più tonnellate laciato a velocità elevata, in uno spazio condiviso con altre persone, a piedi o anche loro su altri mezzi. Dietro questo nome, Navigard, ci sono troppe incertezze, per qualche motivo il legislatore e chi opera con lui come braccio armato, lasciano una patina opaca, un alone di mistero, su un sistema che genericamente viene pubblicizzato al servizio della sicurezza del cittadino, come fosse un cittadino bambino. La speranza è che nei prossimi mesi si faccia chiarezza.